
Il mercato delle torri non dorme mai, e questa settimana lo dimostra da due lati dell’Atlantico. Mentre negli Stati Uniti le tower company si ritrovano in mano le radio abbandonate da Dish, in Canada il più grande operatore del Paese decide di mettere a reddito i suoi tralicci. BCE, la capogruppo di Bell Canada, ha firmato un accordo definitivo per cedere il 49,9% di una società di nuova costituzione che raccoglierà tutta la sua infrastruttura passiva senza fili. L’acquirente è La Caisse, il fondo pensione del Québec, e il prezzo è di 2,45 miliardi di dollari canadesi, circa 1,75 miliardi di dollari americani. L’operazione valuta la nuova società 4,91 miliardi e, secondo il comunicato, «fa emergere un valore significativo» che stava nascosto nei conti di Bell.
Cinquemila siti e un solo inquilino, per ora
La società si chiama provvisoriamente TowerCo, avrà sede a Montréal e nascerà come la più grande tower company dedicata del Canada, con oltre 5.000 siti in tutto il Paese. Il meccanismo è quello ormai classico delle scorporazioni infrastrutturali: Bell trasferisce i tralicci alla nuova società e poi ne affitta la capacità con contratti di lungo periodo, restando l’inquilino principale. L’operatore conserva il 50,1% del capitale, quindi il controllo, e consoliderà i risultati di TowerCo nel proprio bilancio. Soprattutto, Bell tiene per sé tutto ciò che fa funzionare la rete: lo spettro, gli apparati attivi, cioè radio e antenne, e i terreni di proprietà. Alla nuova società va il ferro, non il segnale.
TowerCo nascerà senza debito finanziario e, come scrive BNN Bloomberg, sarà aperta a tutti gli operatori. È qui che si gioca la logica industriale dell’accordo: una società che vive di affitti ha interesse a mettere più reti possibili sullo stesso traliccio, mentre un operatore verticale tende a tenerselo per sé. Emmanuel Jaclot, responsabile infrastrutture di La Caisse, lo dice quasi con le parole di un manuale: «Una torre di telecomunicazioni può portare più di una rete. Rendendo questa infrastruttura disponibile a diversi fornitori di servizi possiamo rafforzare la copertura e migliorare l’efficienza complessiva del sistema». Il piano di crescita dichiarato passa da tre leve: nuovi siti, densificazione dei siti esistenti e colocazione di terzi. La chiusura è attesa nel primo trimestre del 2027, dopo le autorizzazioni regolatorie.
Il debito, l’AI e la seconda volta di La Caisse
Dal lato di Bell il movente è scritto nel comunicato: la monetizzazione parziale delle infrastrutture passive «è coerente con la strategia di allocazione del capitale» presentata all’Investor Day 2025, a partire dall’impegno a portare il rapporto tra debito netto ed EBITDA a 3,5 volte entro la fine del 2027, con la «flessibilità di finanziare le aree chiave di crescita, incluse le soluzioni basate sull’AI». L’amministratore delegato Mirko Bibic ripete il mantra che accompagna il gruppo dall’inizio del 2025: rafforzare il bilancio, investire nella crescita, restituire rendimento agli azionisti. Non tutti ci leggono una cura dimagrante per il debito. L’analista di Scotiabank Maher Yaghi, citato da BNN Bloomberg, si aspetta che BCE «ricicli tutto il capitale di questa vendita in nuove opportunità di crescita» invece di ridurre gli interessi, e definisce l’operazione «negativa per la cassa nel breve periodo», finché gli investimenti nell’intelligenza artificiale e nei data center non compenseranno gli affitti che Bell comincerà a pagare.
Per La Caisse non è la prima volta, e nemmeno la prima volta in Canada. L’anno scorso TELUS, il concorrente diretto di Bell, aveva scorporato i propri tralicci in una società chiamata Terrion e ne aveva venduto allo stesso fondo la stessa quota, il 49,9%, per 1,26 miliardi di dollari canadesi, con lo stesso obiettivo dichiarato di ridurre il debito. Con Bell, il fondo pensionistico dei quebecchesi diventa così socio di minoranza delle due principali reti di torri del Paese. Nel frattempo Rogers, il terzo grande operatore, ha scelto una strada diversa: un investimento da 7 miliardi di dollari canadesi di un consorzio guidato da Blackstone in una società che detiene parte della sua rete di backhaul, lasciando fuori i tralicci. In tre anni i tre operatori nazionali hanno aperto il capitale della loro infrastruttura passiva a investitori finanziari, ciascuno a modo suo.
Il traliccio vale più dell’operatore
Il numero che spiega tutto è il multiplo. Un portafoglio di 5.000 siti valutato 4,91 miliardi di dollari canadesi significa quasi un milione a traliccio, e il fatto che un fondo pensione accetti di pagarlo dice quanto gli investitori considerino il ferro un bene da rendita, con affitti indicizzati e un inquilino di qualità, mentre il titolo dell’operatore che quei tralicci li ha costruiti viene scambiato a multipli ben più bassi. È lo stesso ragionamento che ha portato Cellnex, American Tower e Crown Castle a comprare mezza Europa e mezza America negli ultimi quindici anni, e che spinge le tower company britanniche a tifare per le fusioni tra operatori, perché ogni rete in più sullo stesso traliccio è margine puro.
La differenza canadese è che gli operatori non vendono tutto: tengono il 50,1% e il controllo, e mettono sul mercato solo la metà che serve a fare cassa. È un compromesso che evita la dipendenza totale da un padrone di casa esterno, il rischio che la vicenda delle radio abbandonate da Dish ha appena ricordato a tutti: quando la rete finisce in bancarotta, è la tower company a decidere che cosa fare degli apparati rimasti sui suoi pali.
Il commento della redazione
La scelta del partner dice quasi più dell’operazione in sé. Bell non ha venduto a una tower company internazionale, che avrebbe portato competenza ma anche un’agenda propria, bensì al fondo pensione della sua stessa provincia, che ha già la stessa quota nei tralicci del concorrente. In un Paese con tre operatori nazionali e un territorio enorme da coprire, avere lo stesso socio di minoranza nelle due principali reti di torri è il modo più discreto per arrivare a ciò che il comunicato chiama efficienza del sistema e che in pratica si chiama condivisione: tralicci aperti a tutti, meno doppioni, meno siti da costruire da zero.
Resta la domanda che l’analista di Scotiabank pone senza giri di parole: è una riduzione del debito o un cambio di scommessa? Vendere metà dei tralicci per finanziare data center e intelligenza artificiale significa trasformare un asset che rende affitti certi in uno che rende, forse, tra qualche anno. Bell ha deciso che il ferro vale più come moneta che come proprietà. Gli affitti che pagherà per i prossimi decenni diranno se aveva ragione.
Fonti: comunicato BCE del 27 ottobre 2026; BNN Bloomberg e The Canadian Press; Mobile World Live; comunicato TELUS su Terrion (2025); PSP Investments sull’operazione Rogers.
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