
A settembre, in coda a una trimestrale, Simba aveva ammesso di aver usato frequenze «al di fuori delle limitazioni» e aveva parlato di «una combinazione di problemi hardware e software». Un mese dopo il regolatore di Singapore racconta una storia diversa: non un incidente, ma una scelta. Lunedì 26 ottobre Tuas, la società quotata in Australia che controlla l’operatore, ha depositato alla Borsa australiana un documento in cui rivela che l’Infocomm Media Development Authority, l’IMDA, le ha notificato un avviso formale, uno show cause notice, con sei accuse. Due riguardano l’uso non autorizzato dello spettro, e per entrambe il regolatore sostiene che fosse «intenzionale e approvato dal senior management». In fondo alla lista delle sanzioni possibili c’è la cancellazione della licenza. Lo raccontano Gigi Onag su Light Reading e Channel NewsAsia; Simba ha tempo fino al 16 novembre per rispondere.
Le sei accuse
Il documento di Tuas, per la prima volta, mette i numeri sulla vicenda che a maggio aveva fatto saltare l’acquisizione di M1. Secondo l’IMDA, Simba ha attivato la condivisione dinamica dello spettro, il DSS, su circa 133 siti, per periodi intermittenti nel 2022 e nel 2023, usando la banda dei 2.100 MHz sia per il 4G sia per il 5G, mentre l’autorizzazione copriva solo il 5G. La seconda accusa riguarda la banda 2.340-2.360 MHz, usata su circa 92 siti, sempre a intermittenza, tra il 2023 e il 2026, senza alcuna autorizzazione. È questa la banda dei 2.300 MHz di cui il company secretary Tony Moffatt aveva parlato nella call di settembre, quando la vicenda era stata ammessa per la prima volta. Per il regolatore, in entrambi i casi l’uso era voluto e autorizzato dai vertici.
Le altre quattro accuse allargano il quadro dalla tecnica alla condotta. Simba avrebbe installato apparati di accesso radio 5G indoor in due sedi nel 2023 prima di ricevere l’autorizzazione, arrivata solo il 14 novembre di quell’anno. Non avrebbe rispettato per intero un ordine di produzione di documenti, e secondo l’IMDA la mancata consegna è stata «deliberata e intenzionale». Infine il regolatore segnala «carenze nella cultura di governance e conformità» dell’azienda, da correggere con obblighi regolatori aggiuntivi. In un mercato con quattro operatori di rete e un regolatore che assegna le frequenze per bande e per tecnologia, è un elenco pesante.
Cosa rischia Simba
Lo show cause notice non è una sanzione, è l’ultimo passo prima di una sanzione: elenca le accuse e le misure che l’autorità potrebbe adottare, e dà all’operatore un termine per difendersi. Le misure, riportate da Channel NewsAsia, vanno da una multa fino a 1 milione di dollari di Singapore o al 10 per cento del fatturato annuo della parte di attività interessata, la cifra più alta tra le due, alla sospensione o cancellazione dei diritti sullo spettro, fino alla sospensione, alla cancellazione o alla riduzione della durata della licenza di telecomunicazioni, oltre a nuovi obblighi di governance. Tuas precisa che l’IMDA «non ha ancora deciso» se intervenire e in che forma. «Simba intende rispondere», dice il filing, e per il resto la società non commenterà «finché la questione resta all’esame del regolatore e nessuna conclusione è stata raggiunta o confermata».
Ai clienti, intanto, l’operatore ha scritto sui social lo stesso giorno: servizi, piani e saldi del portafoglio «non cambiano», riporta AsiaOne, e «l’impegno di Simba per Singapore non è cambiato». Agli azionisti, invece, la vicenda è costata cara da tempo: secondo The Motley Fool Australia, nei dodici mesi il titolo Tuas ha perso il 73 per cento, contro il 3 per cento dell’indice ASX 200.
Da un’acquisizione saltata a una licenza in bilico
Vale la pena rimettere in fila la cronologia, perché il caso Simba è nato come una storia di consolidamento ed è diventato una storia di compliance. Ad agosto 2025 Keppel, che controlla M1, aveva accettato di vendere il ramo telecomunicazioni a Simba per 1,43 miliardi di dollari di Singapore, 1,11 miliardi di dollari americani: due dei quattro operatori di rete del Paese in uno. Il 18 maggio l’IMDA ha sospeso l’esame dell’operazione perché aveva scoperto un possibile uso non autorizzato dello spettro, e l’accordo è scaduto senza via libera pochi giorni dopo. Keppel, ricorda Light Reading, oggi tratta con StarHub, lo stesso StarHub che a ottobre ha comprato il mobile di MyRepublic, in un mercato dove i prezzi sono scesi al punto da spingere tutti a cercare scala.
Il 23 settembre, nella call sui conti, era arrivata l’ammissione a mezza bocca. Il 26 ottobre, con il filing, è arrivata la versione del regolatore: non problemi hardware e software, ma decisioni approvate dal management, e su due bande, non una. Simba, nata nel 2016 come TPG Singapore dopo un’asta dell’IMDA e ribattezzata nel 2022, è l’operatore che ha portato a Singapore i prezzi aggressivi; ora deve spiegare al regolatore perché ha usato, tra il 2022 e il 2026, frequenze che non aveva.
Il commento della redazione
Il dettaglio tecnico del DSS merita una riga, perché racconta il movente. La condivisione dinamica dello spettro serve proprio a questo: usare una banda assegnata al 5G anche per i clienti 4G, quando il 5G è ancora poco usato e la banda altrimenti resta mezza vuota. Per un operatore giovane, con pochi clienti 5G e una rete 4G da far respirare, è una tentazione ovvia. Il problema è che a Singapore l’autorizzazione dice anche con quale tecnologia si può accendere una banda, e l’IMDA, a quanto pare, non considera il DSS una sfumatura. Lo stesso vale per i 2.340-2.360 MHz: venti megahertz accesi a intermittenza su una novantina di siti tra il 2023 e il 2026 non sono un errore di configurazione, e il regolatore lo scrive. Quello che colpisce, però, è la proporzione tra il vantaggio ottenuto e il prezzo pagato: qualche megahertz in più su un centinaio di siti è costato un’acquisizione da 1,4 miliardi, tre quarti del valore in Borsa e, adesso, una licenza da difendere entro il 16 novembre. La revoca della licenza resta l’ipotesi estrema, e l’IMDA stessa dice di non aver deciso nulla. Ma il messaggio agli altri tre operatori di Singapore è già arrivato.
Fonti: Light Reading (Gigi Onag), 26 ottobre 2026; Channel NewsAsia, 26 ottobre 2026; filing Tuas alla ASX, 26 ottobre 2026; AsiaOne, 26 ottobre 2026; The Motley Fool Australia, 26 ottobre 2026.
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