
Il Digital Networks Act, la riforma con cui Bruxelles vuole riscrivere le regole delle telecomunicazioni europee, รจ entrato nella fase in cui si decidono le cose. Il 21 ottobre il relatore del Parlamento europeo, il polacco Michaล Kobosko di Renew, presidente della commissione Industria (ITRE), ha pubblicato la sua bozza di relazione sul testo proposto dalla Commissione a gennaio. Dentro ci sono due numeri che gli operatori leggeranno in modo opposto: licenze di spettro a tempo indeterminato o, se a scadenza, di almeno 50 anni, e un tetto ai prezzi del roaming all’ingrosso che scende a 65 centesimi al gigabyte subito e a 40 centesimi entro il 2031. Nei giorni successivi sono arrivate le prime reazioni, e raccontano una spaccatura che Key4biz ha riassunto con efficacia: ai grandi gestori la bozza piace sullo spettro, molto meno sul roaming.
Cinquant’anni di frequenze
Sulla durata delle licenze Kobosko va oltre la Commissione. Il testo di gennaio prevedeva diritti d’uso di durata illimitata come principio e un minimo di 40 anni per lo spettro armonizzato della banda larga mobile; la bozza del relatore porta quel minimo a 50 anni e conferma l’opzione del rinnovo indefinito, con l’indicazione di privilegiare gli impegni di copertura e di dispiegamento rispetto agli incassi iniziali delle aste. ร esattamente la linea che gli operatori italiani stanno chiedendo per il rinnovo del 2029, come abbiamo raccontato con il fronte comune di Asstel, Cellnex, Fastweb + Vodafone e WindTre e con le parole di Urso e Labriola al Forum Asstel, dove proprio gli emendamenti di Kobosko erano stati citati dal palco il giorno dopo la loro pubblicazione.
Connect Europe, l’associazione che riunisce i grandi gruppi di rete del continente, ha diffuso il 22 ottobre una valutazione iniziale che su questo punto non ha riserve: licenze indefinite e un minimo di 50 anni ยซdarebbero agli operatori maggiore certezza per investire nel 5G e nel futuro 6Gยป. Apprezzati anche i passi verso regole piรน chiare sulla gestione del traffico e sui servizi innovativi, e soprattutto l’obbligo per i grandi generatori di traffico di sedersi al tavolo per negoziare l’interconnessione: la versione addomesticata del ยซfair shareยป su cui le telco insistono da anni.
Il roaming che scende sotto l’euro
Il capitolo che ha fatto saltare la mosca al naso รจ quello del roaming all’ingrosso, cioรจ del prezzo che un operatore paga a quello straniero quando un suo cliente usa la rete in un altro Paese dell’Unione. Oggi quel prezzo รจ fissato dal regolamento del 2022 con una discesa programmata: 1,10 euro al gigabyte nel 2026 e 1 euro dal 2027 fino al 2032. Kobosko propone di ripartire da 65 centesimi e di arrivare a 40 nel 2031, e in piรน di togliere la possibilitร di negare o limitare l’accesso all’ingrosso per il solo fatto che si tratti di ยซroaming permanenteยป, cioรจ di un cliente che usa stabilmente una SIM straniera nel proprio Paese. Le salvaguardie contro gli abusi restano, ma il motivo in sรฉ non basterebbe piรน.
La logica รจ dichiarata: con tetti piรน bassi gli operatori piccoli e i virtuali possono vendere servizi oltre confine senza farsi schiacciare dai prezzi dei quattro grandi gruppi, Deutsche Telekom, Vodafone, Orange e Telefรณnica, e il mercato unico delle telecomunicazioni comincia a somigliare a un mercato. Connect Europe la vede al contrario. Le modifiche, scrive l’associazione, ยซrischiano di minare gli incentivi a investire nella futura copertura, capacitร e resilienza della reteยป, e potrebbero favorire ยซl’arbitraggio regolatorioยป e creare ยซrischi di frode, sicurezza e applicazione delle norme, potenzialmente a vantaggio di operatori extraeuropei privi di investimenti comparabili nelle reti UEยป. La chiusa รจ un avvertimento politico: ยซL’Europa deve tutelare la sostenibilitร del Roam Like at Home per i cittadini europeiยป. Tradotto: se ci tagliate i ricavi all’ingrosso, il roaming gratuito al dettaglio costa a noi.
L’altra sponda: ยซlicenze lunghe solo con l’accessoยป
Dall’altra parte del tavolo siedono i virtuali e gli operatori alternativi, che sulle licenze lunghe la pensano all’opposto. Giร il 21 gennaio, il giorno stesso della proposta della Commissione, MVNO Europe aveva avvertito che diritti d’uso illimitati e un minimo di 40 anni ยซbloccano in modo significativo le dotazioni di spettro nel tempoยป e ยซindeboliranno la pressione concorrenziale nei mercati mobiliยป. Il 7 ottobre tredici associazioni e aziende di MVNO, operatori in fibra e utility municipali hanno firmato una dichiarazione congiunta che chiede un diritto europeo all’accesso all’ingrosso non discriminatorio alle reti mobili e di legare qualunque estensione delle licenze a obblighi di accesso esigibili. ยซLicenze lunghe senza salvaguardie sull’accesso cristallizzerebbero gli oligopoli per decenniยป, รจ la sintesi. Il cinquantennio di Kobosko, visto da lรฌ, รจ un regalo ai titolari di rete.
Ed รจ lo stesso argomento che in Italia ha usato l’Antitrust quando ha frenato sul rinnovo totale fino al 2037, parlando di un mercato che si ยซcristallizzaยป: ne abbiamo scritto a inizio ottobre. La partita europea e quella nazionale si parlano, e non a caso Labriola ha chiesto dal palco di Asstel se il ministro sapesse della bozza di Bruxelles.
Il resto della lista
Connect Europe elenca anche altre riserve. Le regole di accesso alla rete fissa restano, a suo dire, ancorate al vecchio schema del ยซsignificativo potere di mercatoยป invece di aprirsi a un regime piรน simmetrico; lo spegnimento del rame perde la scadenza unica europea, ma resta obbligatorio, mentre l’associazione lo vorrebbe ยซguidato dalla domandaยป e dalle condizioni locali; le riserve di spettro paneuropee, cioรจ la possibilitร di assegnazioni a livello UE di porzioni delle nuove bande armonizzate, ยซrischiano di ridurre lo spettro disponibile per le assegnazioni nazionaliยป. ร lo stesso elenco di preoccupazioni che diciassette amministratori delegati avevano messo nero su bianco a settembre, aggiornato alla bozza parlamentare. La strada รจ ancora lunga: dopo la relazione del relatore arrivano gli emendamenti dei gruppi, il voto in commissione, la plenaria e il negoziato con il Consiglio, dove gli Stati membri hanno giร ribadito che lo spettro resta competenza nazionale.
Il commento della redazione
La bozza Kobosko ha il pregio di mettere sullo stesso tavolo due cose che di solito si discutono separate: quanto durano le frequenze e quanto costa usare la rete degli altri. Ed รจ un abbinamento che ha una sua coerenza. Se si regalano agli operatori cinquant’anni di certezza sullo spettro, il bene piรน scarso del settore, รจ ragionevole chiedere in cambio che quella rete sia accessibile a prezzi bassi a chi non ha frequenze. Il roaming all’ingrosso a 40 centesimi รจ una forma di questo scambio, e lo รจ anche la richiesta dei virtuali di legare le licenze lunghe a obblighi di accesso. Quello che non regge รจ prendere solo la metร che conviene: le telco vogliono i 50 anni senza i 40 centesimi, i virtuali i 40 centesimi senza i 50 anni. Il Parlamento, con tutta probabilitร , finirร per cucire un compromesso a metร strada; sarร interessante vedere se, nel frattempo, il governo italiano sceglierร per il 2029 una strada compatibile con quella che Bruxelles sta disegnando, o se si troverร a rinnovare le frequenze con regole che il DNA renderร vecchie pochi mesi dopo.
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