«Purtroppo siamo bloccati da certi oligarchi per mantenere la loro presa monopolistica sul popolo indiano. Potete indovinare chi sono… È un crimine contro il popolo dell’India!». Elon Musk l’ha scritto su X mercoledì 7 ottobre, senza fare nomi, e il giorno dopo il ministero delle Comunicazioni di Nuova Delhi ha risposto con un comunicato che, senza nominare lui, definisce quelle accuse «infondate e malposte». In mezzo c’è il mercato mobile più grande del mondo dopo la Cina, un’attesa regolatoria che per Starlink dura da quattro anni e due operatori, Reliance Jio e Bharti Airtel, che sono allo stesso tempo i concorrenti e i distributori del servizio satellitare di SpaceX. La vicenda, ricostruita da Mobile World Live e da The Hindu, dice molto su come l’India intende gestire il satellite: a modo suo, e con i tempi suoi.

La risposta del ministero, parola per parola
Il comunicato del ministero, riportato da The Hindu, parte dal quadro normativo: «Il Governo ha messo in piedi un quadro di autorizzazione equo e non discriminatorio per tutti i servizi di telecomunicazione, compresi i servizi di comunicazione satellitare». In base a quel quadro, prosegue, sono state concesse licenze di telecomunicazione a tre servizi GMPCS, la sigla che in India identifica le comunicazioni mobili personali globali via satellite, basati su costellazioni in orbita non geostazionaria. Ogni licenziatario, secondo i termini della licenza, deve dimostrare il rispetto delle condizioni di sicurezza che tutelano i servizi, gli utenti e i loro dati. «Le valutazioni di sicurezza, come parte di questo processo, sono attualmente in corso per tutti e tre i licenziatari. Quando il processo sarà completato per un’entità licenziata, questa potrà passare al passo successivo, cioè chiedere l’assegnazione dello spettro. Al momento, tutte e tre le entità sono sostanzialmente allo stesso stadio regolatorio».
È una risposta tecnica a un’accusa politica, e la sua forza sta proprio nel non entrare nel merito dei nomi. Mobile World Live ricorda che il settore indiano è dominato da Jio di Mukesh Ambani e da Airtel di Sunil Mittal, che entrambi, insieme a Starlink, hanno ottenuto le approvazioni iniziali per i servizi satellitari e che tutti aspettano l’assegnazione dello spettro e i via libera finali. La storia recente è nota ai nostri lettori: a settembre il governo ha fissato al 5 per cento dei ricavi il canone per lo spettro satellitare, assegnato per via amministrativa e non all’asta, chiudendo una partita che Musk e Ambani avevano combattuto per mesi su fronti opposti, prima che sia Jio sia Airtel firmassero accordi per distribuire Starlink nel paese.
Vale la pena fermarsi su cosa significhi «stesso stadio». La licenza GMPCS è il permesso di operare, non il permesso di trasmettere: senza l’assegnazione delle frequenze nessuno dei tre può accendere un terminale per un cliente indiano. E l’assegnazione, per come il ministero descrive la sequenza, arriva solo dopo le verifiche di sicurezza, che coprono i dati degli utenti e i requisiti che il governo ha fissato per tutti. Il risultato è che, al netto delle polemiche, il calendario del satellite in India lo detta un ufficio che valuta la sicurezza nazionale, non un regolatore delle telecomunicazioni, e non ha date pubbliche.
Quattro anni, due sequestri e un interruttore
Perché allora l’attesa è così lunga? Mobile World Live ricorda che il percorso di approvazione di Starlink in India si trascina da quattro anni, con i requisiti di sicurezza e l’accesso allo spettro come nodi principali, e che il cammino è stato segnato anche da episodi imbarazzanti: secondo i media locali, alla fine del 2024 le autorità hanno recuperato apparati Starlink illegali in due operazioni distinte, un sequestro di droga nelle isole Andamane e Nicobare e una perquisizione dell’esercito nel Manipur, nel nord-est del paese. Questa settimana Musk ha contestato che quegli apparati fossero collegati a un servizio Starlink attivo in India, scrivendo su X che i fasci dei satelliti erano «spenti sopra l’India» e «mai stati accesi in primo luogo».
Il paradosso, dal punto di vista di chi guarda le reti, è che i tre soggetti in attesa non sono tutti uguali. Starlink ha la costellazione già in orbita e ha appena ottenuto dalla FCC il via libera per altri 15.000 satelliti; Jio, come raccontavamo a settembre, punta a una costellazione propria con un primo volo nel 2027 e nel frattempo si appoggia a partner. «Allo stesso stadio regolatorio» descrive la scrivania del ministero, non il cielo. Per chi ha già i satelliti, ogni mese di attesa è capacità che non si vende; per chi deve ancora costruirli, è tempo guadagnato.
Il commento della redazione
Non abbiamo elementi per dire se l’accusa di Musk sia fondata, e non li ha dati nemmeno lui: un tweet senza nomi contro un comunicato senza nomi è un pareggio che non chiarisce nulla. Quello che possiamo osservare è il metodo. L’India ha scelto di trattare il satellite come un servizio di telecomunicazione pieno, con licenza, verifiche di sicurezza nazionale e canone sui ricavi, e di non concedere corsie preferenziali a nessuno, nemmeno a chi arriva con la costellazione più grande del mondo. È l’opposto dell’approccio americano che abbiamo raccontato ieri, dove il regolatore apre le porte e scrive nei suoi ordini che vuole più concorrenza. Nessuno dei due modelli è neutrale: il primo protegge chi è già dentro, il secondo chi ha più satelliti.
Per gli operatori mobili la lezione è la stessa che si legge nel caso del Bangladesh: nel Sud Asia il satellite entra solo tenuto per mano da un operatore locale, e i governi lo dicono apertamente. Musk può chiamarli oligarchi; i regolatori li chiamano licenziatari. La differenza, per i prossimi anni, la farà chi finirà per primo le verifiche di sicurezza, e su quello il ministero ha detto una cosa sola: tutti e tre insieme, per ora.
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