Per anni, in Australia, la risposta alla domanda «e se durante un incendio la mia rete va giù?» è stata la stessa: potete chiamare il Triple Zero, il numero di emergenza, da qualunque rete ancora in piedi, e basta. Dal 1° ottobre c’è un pezzo in più. Telstra, Optus e TPG, i tre operatori di rete del Paese, hanno attivato il Temporary Disaster Roaming, il roaming temporaneo in caso di disastro: se la vostra rete è fuori uso per un incendio, un’alluvione o un ciclone, e un concorrente in zona è ancora acceso, il telefono si aggancia da solo alla rete dell’altro per chiamate, SMS e un filo di dati. È una novità vera, arrivata «in tempo per la stagione dei disastri», come dice Telstra. Ed è anche, come fa notare l’associazione dei consumatori, una novità con parecchi asterischi.

Come funziona, e cosa si vede sul telefono
La descrizione più chiara è quella pubblicata da Telstra sul suo blog aziendale. Quando il TDR viene acceso in un’area colpita, il telefono di un cliente la cui rete è caduta può connettersi alla rete di un altro operatore partecipante, senza toccare nulla nelle impostazioni: sullo schermo compare «Disaster Roaming» oppure il nome della rete ospite, «Optus» o «Telstra». Da lì si possono fare e ricevere chiamate, anche verso i numeri fissi, mandare e ricevere SMS e usare un po’ di dati per le cose essenziali, cioè messaggi su WhatsApp, meteo, app con le allerte e gli ordini di evacuazione. I dati, avverte l’operatore, possono essere limitati «a un livello di base» per non sovraccaricare la rete che ospita, e il servizio può essere ridotto o spento se le condizioni peggiorano. Non si paga nulla in più: il cliente resta cliente del suo operatore e viene fatturato come sempre.
Il TDR è una cosa diversa dal Triple Zero, e Telstra ci tiene a dirlo: la possibilità di chiamare il numero di emergenza da qualunque rete, il cosiddetto camp-on, esiste già ed è incorporata nei telefoni. Ed è diversa anche dalla messaggistica satellitare, che serve quando non c’è nessuna rete mobile, mentre il roaming d’emergenza serve quando la vostra manca ma quella di un altro c’è. Serve un telefono che supporti il roaming VoLTE, che per Telstra vuol dire i modelli lanciati dal 2022 in poi; restano fuori gli allarmi medici, i terminali di pagamento e gli altri oggetti connessi che non sono smartphone.
Gli asterischi: tre aree, quindici siti, ventiquattro ore
I limiti stanno nel foglio di domande e risposte dell’Australian Telecommunications Alliance, l’associazione di settore, citato da iTnews: il TDR può essere attivo al massimo in tre aree di disastro contemporaneamente, ciascuna con non più di quindici siti mobili, e le aree devono distare almeno 400 chilometri l’una dall’altra. Le attivazioni durano di norma circa 24 ore, prorogabili se il disastro continua. Sono escluse le aree metropolitane, perché il servizio è pensato per le zone regionali e rurali, dove c’è copertura sovrapposta di più operatori oppure dove c’è solo Telstra, nel qual caso i clienti Optus e TPG possono appoggiarsi alla sua rete.
Soprattutto, decidono gli operatori: il TDR si accende solo «quando può essere fatto in sicurezza», quando la rete ospite ha capacità sufficiente per reggere il traffico in più senza compromettere l’accesso al Triple Zero, e non si accende quando un blackout prolungato ha spento tutte le reti della zona. Questo è il punto che pesa di più, perché, come ricorda la stessa Telstra citando una revisione dell’ACMA sugli incendi del Black Summer, quasi il 90 per cento delle interruzioni di rete in quell’emergenza venne dalla perdita dell’alimentazione elettrica, non dai danni ai tralicci. È per questo che l’operatore racconta di aver portato le batterie di riserva di centinaia di siti regionali da tre fino a dodici ore di autonomia: senza corrente, nessun roaming aiuta.
«La sicurezza pubblica non può reggersi su accordi volontari»
L’ACCAN, l’organizzazione dei consumatori delle telecomunicazioni, non boccia la novità ma ne contesta la natura. «Qualunque accordo che aiuti le persone a restare connesse in un disastro è meglio di niente», ha detto l’amministratrice delegata Carol Bennett, «ma siamo preoccupati che questo modello si affidi pesantemente alla discrezionalità degli operatori, e questo non darà fiducia a molte persone». E poi: «La sicurezza pubblica non può reggersi su accordi volontari che gli operatori possono accendere e spegnere». La richiesta è un obbligo di legge, come minimo per il roaming temporaneo in caso di disastro, e meglio ancora per il roaming nazionale permanente, da inserire nel disegno di legge sull’obbligo universale di copertura mobile all’aperto, lo UOMO bill, che torna in Parlamento questo mese. I tentativi precedenti di aggiungere quell’obbligo al testo, ricorda iTnews, erano stati respinti come non necessari. Bennett ha anche messo il dito su un paradosso, riportato da Finder: i visitatori stranieri in Australia già oggi fanno roaming automaticamente su tutte e tre le reti, gli australiani no.
Il commento della redazione
La notizia va letta insieme a quello che è successo nelle ultime settimane. Ad agosto l’ACCC ha aperto un’inchiesta sul roaming nazionale obbligatorio, a settembre Optus ha lasciato di nuovo nel vuoto le chiamate d’emergenza e il Senato ha parlato di «fine dell’autoregolamentazione». Il TDR, in questo quadro, somiglia molto alla mossa di un settore che vuole dimostrare di sapersi regolare da solo prima che lo faccia la legge. Il fatto che sia limitato, discrezionale e tarato sulla capacità disponibile non è un difetto di progettazione: è la condizione a cui tre concorrenti hanno accettato di aprirsi le reti a vicenda.
Dal nostro punto di vista l’esperimento è interessante per quello che misura. Un roaming d’emergenza funziona solo se la rete ospite regge, e le reti sono dimensionate per i propri clienti, non per quelli degli altri: i tetti di quindici siti e di ventiquattro ore sono il modo in cui gli ingegneri hanno tradotto questo limite in regole. Se la prossima stagione di incendi mostrerà che quei tetti bastano, l’Australia avrà un modello esportabile; se mostrerà il contrario, l’ACCAN avrà il suo argomento. In Europa, intanto, l’Unione ragiona su una rete dei soccorsi che scavalchi le frontiere. Che il telefono di un cittadino possa scavalcare la rete del proprio operatore quando il mondo va a fuoco, invece, è una domanda che quasi nessuno, da noi, ha ancora posto.
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