
Un comunicato di un paragrafo, una citazione di nove parole e nessuna cifra. Così Qualcomm ha annunciato ieri il rinnovo dell’accordo globale di licenza sui brevetti con Apple, con effetto dal primo aprile 2027. «Siamo lieti di estendere l’accordo di licenza con Apple», ha detto John Han, vicepresidente esecutivo e responsabile della divisione licenze, e questo è tutto: come nota GSMArena, probabilmente il comunicato più corto della storia del settore. Eppure, per chi segue la partita dei modem, è una notizia che dice parecchio, soprattutto se la si mette accanto a quello che abbiamo visto una settimana fa aprendo un iPhone 18 Pro Max.
Due contratti che non vanno confusi
Tra Apple e Qualcomm esistono due accordi diversi, e il rinnovo di ieri riguarda solo uno dei due. Il primo è il contratto di fornitura dei modem, con cui Qualcomm vende ad Apple i chip Snapdragon da mettere negli iPhone: annunciato nel 2023, come ricorda MacRumors, copre i lanci fino al 2026 e non è oggetto della notizia. Il secondo è la licenza sui brevetti, cioè il diritto di usare la proprietà intellettuale di Qualcomm sulle tecnologie cellulari 3G, 4G e 5G, che si paga a prescindere da chi produce il chip. È questo che è stato rinnovato.
La storia di quella licenza è nota. Nel 2019, dopo anni di cause in mezzo mondo, le due aziende firmarono una transazione che comprendeva un accordo di licenza di sei anni, in vigore dal primo aprile 2019, con un’opzione di proroga di due anni. Apple l’ha esercitata, portando la scadenza al 31 marzo 2027. Il nuovo accordo parte il giorno dopo. Quanto duri, nessuno lo dice: MacRumors cita Reuters secondo cui era disponibile un’altra opzione biennale, il che porterebbe la scadenza al 31 marzo 2029, ma la durata effettiva non è stata comunicata, così come non lo sono le cifre.
Perché Apple paga ancora, con i modem fatti in casa
Qui sta il punto che riguarda la radio. Apple ha passato gli ultimi anni a sostituire i modem Qualcomm con i propri: il C1 nel 2025, poi il C1X, e adesso il C2, che negli iPhone 18 Pro e nel pieghevole iPhone Duo è montato in tutto il mondo. Come ha rivelato il teardown di TechInsights che abbiamo raccontato, l’unico modello con un modem Qualcomm rimasto in gamma è l’iPhone 18 Pro Max venduto negli Stati Uniti, con lo Snapdragon X80: in Italia e nel resto del mondo il Pro Max ha il C2. La quota di chip Qualcomm dentro gli iPhone, insomma, è ridotta a una variante regionale di un solo modello, e il contratto di fornitura scade quest’anno.
Il C2, lo avevamo notato allora, non è un ripiego: rispetto al C1X che lo precede Apple dichiara upload sensibilmente più veloci e circa il 15% di consumi in meno, e a differenza dei primi C1 supporta le onde millimetriche dove servono, cioè negli Stati Uniti. È un modem maturo abbastanza da stare nei modelli di punta, ed è proprio questa maturità a rendere il rinnovo della licenza tanto più significativo: Apple non paga più perché le manca un chip, paga perché le manca il diritto di usare ciò che dentro quel chip è brevettato da altri.
Eppure la licenza si rinnova, e il motivo lo spiega a Mobile World Live l’analista Paolo Pescatore di PP Foresight: «Apple può ridurre progressivamente la dipendenza dall’hardware di Qualcomm mentre sviluppa la propria tecnologia modem, ma ha ancora bisogno di accedere alla proprietà intellettuale wireless fondamentale di Qualcomm». E aggiunge una frase che vale come chiave di lettura: «Concedere in licenza i brevetti di Qualcomm e comprare i chip di Qualcomm sono due cose molto diverse». Un modem progettato a Cupertino implementa comunque gli standard 3GPP, e dentro quegli standard ci sono i brevetti essenziali di Qualcomm, che secondo TradingKey ha firmato finora oltre duecento accordi di licenza sul 5G. Chi fa un modem da sé smette di pagare il chip, non la tecnologia.
Che cosa ci guadagnano i due
Per Qualcomm il rinnovo è una rete di sicurezza. Mobile World Live ricorda, citando Bloomberg, che Apple è il suo cliente più grande, con oltre un quinto dei ricavi, e che nell’ultima trimestrale le vendite di chip per smartphone sono scese del 20% a 5,1 miliardi di dollari, un calo che l’amministratore delegato Cristiano Amon ha attribuito al mercato cinese, dove i produttori hanno frenato gli ordini per l’incertezza sulle forniture di memorie. La divisione licenze lavora in modo indipendente dalla vendita dei chip, quindi anche quando l’ultimo Snapdragon sarà uscito dagli iPhone, ogni iPhone venduto continuerà a portare qualcosa a San Diego. Il titolo, riporta TradingKey, è salito di circa l’1% nel pre-mercato.
Per Apple il vantaggio è la certezza. Con una controversia legale alle spalle durata anni e una transizione ai modem propri in pieno corso, avere la licenza rinnovata prima della scadenza toglie di mezzo, per usare le parole di Pescatore, «una potenziale area di incertezza significativa» proprio mentre l’azienda prende il controllo della tecnologia dentro i suoi dispositivi. E, sempre secondo l’analista, non va letto come un passo indietro sulle ambizioni modem: è il contrario, è il modo di continuare a farli in casa senza rischi legali.
Il commento della redazione
Quando abbiamo aperto l’iPhone 18 Pro Max ci eravamo chiesti perché Apple tenesse un Qualcomm su una sola variante, e la spiegazione più solida era un contratto di fornitura da onorare al minimo. Il comunicato di ieri chiude il cerchio: la fornitura finisce, la licenza resta. È una lezione che va oltre Apple. Chiunque progetti un modem cellulare scopre che lo standard non è gratis: lo spettro lo assegnano i governi, ma le tecnologie che lo usano hanno un proprietario, e Qualcomm è tra i più grandi. Per chi guarda le prestazioni sul campo, però, la notizia cambia poco: la domanda resta quanto il C2 sia lontano dallo Snapdragon nelle celle difficili, e la risposta non sta in un comunicato di un paragrafo ma nel modem, sotto un’antenna vera. Lì continueremo a cercarla.