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Rete Mobile

Partenze da record, poi la folla presenta il conto: il primo anno del 5G in Nord Africa misurato da Ookla

redazione
Ultimo aggiornamento: 29/09/2026
redazione
7 Minuti di lettura
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Antenna 5G su un tetto di una città costiera del Nord Africa al tramonto, con strada affollata, minareto e Mediterraneo sullo sfondo

C’è un modo curioso in cui una rete mobile può finire vittima del proprio successo: funzionare così bene da riempirsi di gente, e rallentare. È la storia che Ookla, la società delle misurazioni Speedtest, racconta nel suo nuovo rapporto sul primo anno di 5G in Nord Africa, ripreso anche da Mobile World Live. Tunisia, Egitto, Marocco e Algeria hanno acceso le loro reti di quinta generazione nel corso del 2025, con partenze in alcuni casi spettacolari; dodici mesi dopo, i numeri dicono che l’entusiasmo degli utenti ha presentato il conto, e che le scelte fatte sullo spettro — la materia prima invisibile di ogni rete — hanno pesato più di qualsiasi campagna di marketing.

Contents
Poi arriva la follaQuattro strategie, quattro storieIl commento della redazione

Partiamo dalle partenze, perché qualcuna toglie il fiato. L’Algeria, ultima della fila ad accendere ma con le idee chiare, ha debuttato con una mediana di 484,6 megabit al secondo in download: quasi diciannove volte la sua rete 4G. Il Marocco è partito da 261,7 megabit (sei volte il 4G), la Tunisia da 223,1 (nove volte), mentre l’Egitto si è fermato a 110,5, appena tre volte e mezzo la generazione precedente. La differenza non è questione di bravura degli ingegneri, ma di frequenze: Tunisi, Rabat e Algeri hanno assegnato ai loro operatori blocchi dedicati nella banda 3,5 GHz, l’autostrada del 5G, mentre Il Cairo ha scelto la via del riciclo, riconvertendo porzioni da 20-30 megahertz della vecchia banda 2,6 GHz. Chi ha investito in spettro nuovo è partito a razzo; chi ha riadattato l’esistente si è portato dietro i limiti di casa.

Poi arriva la folla

Il secondo capitolo del rapporto è quello che gli operatori di mezzo mondo conoscono a memoria: dopo il debutto scintillante, le reti si popolano e le velocità scendono. Il Marocco ha vissuto il calo più ripido, con la mediana scivolata dai 267 megabit del primo mese ai 160-165 del settimo: un -38% che coincide, non a caso, con una crescita di abbonati fulminea — 3,2 milioni di utenti 5G già a marzo, l’8,4% dell’utenza mobile del Paese. La Tunisia ha perso per strada il 30%, assestandosi attorno ai 153 megabit al sesto mese. L’Egitto, paradossalmente, è il mercato più stabile del quartetto: partito basso per via dello spettro riciclato, è planato sugli 89 megabit dopo un’oscillazione minima — quando si parte con poco, c’è anche poco da perdere, ma è una stabilità che somiglia più a un soffitto che a un equilibrio. Solo l’Algeria mostra una traiettoria più mossa: giù fino a 319 megabit al quarto mese, poi risalita a 374 al sesto, segno di una rete che sta aggiungendo capacità mentre cresce.

Il dato più interessante, però, riguarda il 4G. In tre mercati su quattro le prestazioni della vecchia rete sono peggiorate — meno 17% in Egitto, meno 20% in Tunisia, meno 28% in Marocco — perché il traffico generato dai nuovi servizi ha messo sotto pressione l’intera infrastruttura, dai collegamenti in fibra verso le antenne fino al cuore della rete. L’eccezione è ancora l’Algeria, dove la velocità media complessiva è addirittura salita del 49%, aiutata da un 4G migliorato in parallelo. È la conferma di una regola che vale a ogni latitudine: il 5G non è un interruttore da accendere, è una corsa alla capacità che non finisce il giorno del lancio.

Quattro strategie, quattro storie

Dietro i numeri ci sono scelte regolatorie molto diverse, e vale la pena raccontarle. La Tunisia ha puntato sul 5G come alternativa alla banda larga fissa, imponendo agli operatori un minimo garantito di 30 megabit sulle offerte FWA: risultato, gli abbonamenti wireless da casa sono esplosi da 9.400 a oltre 319.000 in pochi mesi. Il Marocco ha legato la copertura a obiettivi precisi — il 45% della popolazione entro fine 2026 — e ha dato priorità alle città che a fine 2025 hanno ospitato la Coppa d’Africa, trasformando un torneo di calcio in un acceleratore di rete. L’Algeria, che avevamo seguito fin dai tempi della gara per le licenze, ha scelto la prudenza: otto province all’avvio e un piano nazionale spalmato su sei anni. E la frontiera continua a spostarsi: Ookla segnala che anche Libia e Mauritania hanno cominciato i primi rollout, mentre appena oltre il Mediterraneo orientale il Libano ha acceso le sue prime antenne a Beirut proprio in questi giorni. C’è anche un risvolto pratico per chi legge dall’Italia: chi quest’inverno volerà a Marrakech o a Sharm el-Sheikh troverà sotto il roaming una rete 5G vera, cosa che fino a un anno fa era semplicemente impossibile su tutta la sponda sud.

Il commento della redazione

A noi questo rapporto sembra una piccola lezione di economia delle reti travestita da classifica di velocità. La prima morale è che lo spettro è destino: il divario tra i 484 megabit di Algeri e i 110 del Cairo al debutto è scritto quasi per intero nella scelta tra banda 3,5 GHz dedicata e riciclo di frequenze esistenti, e chi rimanda gli investimenti in spettro nuovo si condanna a un 5G dimezzato prima ancora di accenderlo. La seconda è che i cali di velocità del primo anno non sono un fallimento, ma il segno che la domanda c’è, ed è affamata: il vero test per Rabat, Tunisi e Il Cairo comincia adesso, quando servono più antenne, più fibra e più banda per reggere la crescita — esattamente la corsa alla capacità che l’Europa conosce bene. La terza riguarda noi: queste reti sorgono a poche centinaia di chilometri dalle coste italiane, in Paesi giovani e digitalmente voraci che stanno bruciando le tappe. Mentre da noi si discute di rinnovi di frequenze e ritorni sugli investimenti, dall’altra parte del Mediterraneo si costruisce a ritmo di record — e la sponda sud, per una volta, non sta a guardare: corre.

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