
Sulla carta TIM ha 80 MHz di 5G nella banda n78, come Vodafone. Sul modem, in alcuni siti di Monza, ne compaiono cento: le due letture non si contraddicono, ma raccontano una storia che vale la pena mettere in fila. Gli 80 MHz sono quelli comprati all’asta del 2018 nella porzione alta della banda, fra 3,6 e 3,8 GHz. Gli altri 20 stanno più in basso, fra 3,4 e 3,6 GHz, e arrivano da una storia iniziata nel 2008 con il WiMAX. Sulla mappa di LTE Italy i siti dove i due blocchi lavorano insieme sono segnati con un’etichetta tutta loro, «N78+», e due lettori dei gruppi Telegram li hanno misurati col modem alla mano.
Cosa vede il modem
Il primo test è di DjAndrea, fatto il 18 settembre a Monza con Network Signal Guru su un sito TIM in 5G NSA. La schermata dice tutto: una portante NR sull’SSB-ARFCN 650688, cioè 3760,32 MHz con un canale da 80 MHz, e una seconda portante NR sull’ARFCN 636768, con 20 MHz di larghezza. Sotto carico la prima ha portato 889,7 Mbps e la seconda 227,6, mentre le due portanti LTE di appoggio, 15 MHz in banda 1 e 20 MHz in banda 3, hanno aggiunto 44,7 e 39,3 Mbps. Totale in download: 1.201,3 Mbps, di cui 1.117,3 dal 5G. Il segnale era ottimo, con un RSRP di -69,1 dBm e un SINR di 29 dB, quindi è il caso ideale per vedere quanto rende la combinazione.

Il secondo test l’ha fatto Riky (@Riky2812 su Telegram) il 6 ottobre, su un altro sito TIM sempre a Monza. Stesse due portanti, 650688 da 80 MHz e 636768 da 20 MHz, con un segnale meno favorevole (RSRP -83,7 dBm, SINR 16,3 dB) e un BLER più alto, intorno al 20%. Il risultato resta sopra il gigabit: 748,9 Mbps dalla portante larga, 190,3 da quella stretta, più 44,3 e 64,2 dalle due LTE, per un totale di 1.047,7 Mbps. La NR Cell Table che Riky ci ha mandato apposta per questo articolo mostra la coppia nel modo più chiaro possibile: la primaria è la 650688 con PCI 965 e 80 MHz, la secondaria è la 636768 con PCI 719 e 20 MHz, agganciate insieme.

Due portanti, non un canale da 100 MHz
Il dettaglio tecnico che conta è che i due blocchi non sono adiacenti. Gli 80 MHz stanno in cima alla banda, i 20 molto più in basso, con in mezzo lo spettro degli altri operatori. Il modem quindi non vede un unico canale da 100 MHz: vede due celle NR distinte, con PCI diversi, e le aggrega in carrier aggregation intra-banda non contigua. È la stessa famiglia di tecniche che abbiamo raccontato per la carrier aggregation a sei portanti di du e Nokia, in scala ridotta. Vale anche notare che l’uplink, in entrambi i test, viaggia solo sulla portante da 80 MHz: i 20 MHz aggiuntivi lavorano in download.
Per chi legge i numeri, la portante stretta rende in proporzione: nel test di DjAndrea 227,6 Mbps su 20 MHz contro 889,7 su 80, cioè circa un quarto, com’è logico aspettarsi. La differenza la fa il fatto che quei 20 MHz sono spettro in più, non spettro condiviso con il 4G: il telefono li somma a quello che già aveva.
Da dove vengono i 20 MHz
La parte di storia sta in una delibera AGCOM del 2022, la 66/22/CONS, che abbiamo letto per capire l’origine del blocco. La banda 3,4-3,6 GHz è stata assegnata nel 2008 con le procedure della delibera 209/07/CONS, quella dell’asta WiMAX: diritti regionali o macroregionali della durata iniziale di quindici anni, tre lotti da 2×21 MHz per regione. Con gli anni il WiMAX è sparito, le frequenze sono passate all’LTE e al fixed wireless, e i titolari si sono rimescolati fra Aria/Tiscali, Linkem, GO internet, Mandarin, Fastweb e la stessa TIM. La scadenza del 2023 è stata prorogata al 31 dicembre 2029 con la delibera 183/18/CONS, e i blocchi sono stati riallineati a 20 MHz.
TIM, racconta la 66/22, aveva 42 MHz in nove regioni del centro-sud, da Abruzzo e Umbria fino a Calabria e Sardegna, con scadenza al 31 maggio 2023, e nel 2021 ha chiesto al Ministero di scambiare frequenze con Linkem motivando la richiesta, fra l’altro, con l’evoluzione dei servizi mobili e il miglioramento della propria rete 5G. Il quadro attuale è quello che riporta LTE Italy nella sua pagina sullo spettro, che cita come fonte la delibera 201/24/CONS: un blocco TIM da 20 MHz con SSB 636768 nella parte bassa della n78, accanto agli 80 MHz con SSB 648768 e 650688 nella parte alta. Sono proprio i due ARFCN che compaiono negli screenshot.

Perché solo in alcuni siti
Qui ci fermiamo, perché la risposta non ce l’abbiamo. I due test sono su due siti diversi della stessa città, e sulla mappa di LTE Italy l’etichetta N78+ compare su una parte dei siti TIM, non su tutti. Nei gruppi la configurazione «80+20» era già stata avvistata a Torino a febbraio e su un altro sito a marzo. Se sia una scelta legata al traffico, alla disponibilità di apparati o a un piano di accensione graduale non lo sappiamo, e preferiamo dirlo piuttosto che indovinare. Chi la incontra altrove, con uno screenshot di NSG, ci aiuta a completare la mappa.
Il commento della redazione
C’è un motivo in più per guardare a questi 20 MHz proprio adesso. Sono frequenze in scadenza nel 2029, come tutte quelle finite nella partita del rinnovo fino al 2037 di cui abbiamo scritto ieri a proposito del parere dell’Antitrust: quando si discute di chi ha «troppo» spettro e di chi ne ha troppo poco, un quinto di banda in più nella n78 non è un dettaglio. Per il lettore, invece, la lezione è quella di sempre: il logo 5G sullo schermo non dice niente, e solo leggendo il modem si capisce quanta rete c’è davvero dietro. In questo caso ce n’è un po’ più di quanto dicano le tabelle dell’asta del 2018.
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