
Da ieri, 28 settembre, TIM vende la precedenza anche sul 5G. Si chiama TIM 5G Priority e arriva in due formati: un’opzione da 0,99 euro una tantum che dura due giorni e una mensile da 4,99 euro, senza costi di attivazione. La promessa è la «priorità di accesso alla rete nei momenti di maggiore congestione», cioè proprio quando lo stadio è pieno e la diretta del concerto si pianta. Noi abbiamo fatto la cosa che ci riesce meglio: invece di fidarci del volantino, abbiamo chiesto al modem. E il modem, per ora, dice che non cambia niente. Il punto è proprio questo: anche il 5G Ultra, secondo TIM, la priorità di accesso la includeva già, e sulle nostre due SIM le due opzioni risultano identiche. Ad oggi non si capisce cosa aggiunga 5G Priority a chi ha già l’Ultra. Il che non vuol dire che TIM stia vendendo aria: vuol dire che la priorità, se c’è, abita in un posto che dal telefono non si vede.
Cosa promette TIM, e cosa cambia rispetto al 5G Ultra
Sulla pagina ufficiale del servizio TIM scrive che 5G Priority permette di navigare «con velocità fino a 2Gbps in download e 300Mbps in upload» e offre «un livello di priorità superiore alla connessione mobile», pensato per stadi, concerti, fiere, aeroporti e grandi eventi. L’opzione da due giorni vale fino alle 23:59 del secondo giorno successivo all’attivazione e poi si spegne da sola; quella mensile non ha costi di attivazione. Un dettaglio curioso: dopo l’attivazione TIM chiede di spegnere e riaccendere lo smartphone, segno che qualcosa nel profilo di rete va rinegoziato da capo.
La parte più interessante è come TIM descrive il meccanismo: il sistema «non penalizza chi ha offerte con priorità standard, ma assicura che, in caso di congestione, la velocità venga ripartita in modo proporzionale alle prestazioni massime previste dalla propria offerta». Tradotto: quando la cella è piena, chi ha la priorità riceve una fetta più grossa della torta. Quando la cella è vuota, la torta basta per tutti.
Resta la domanda che si fanno in tanti: chi ha già il 5G Ultra cosa guadagna? La domanda è legittima perché la priorità non è una novità: sulla pagina del 5G TIM scrive che il profilo 5G Ultra «include la priorità di accesso alla rete mobile di TIM» e ne elenca tra i vantaggi la «priorità di navigazione Internet anche in caso di condizioni di sovraffollamento di rete». Secondo MondoMobileWeb, la velocità massima è la stessa (fino a 2 Gbps), ma con il 5G Ultra la priorità valeva solo sulla rete 4G, mentre 5G Priority la estende al 5G; e dalle informazioni raccolte dalla testata la classe di priorità sarebbe anche più elevata di quella del 5G Ultra. Chi invece ha il profilo 5G base, limitato a 250 Mbps, con l’opzione sblocca anche la velocità piena. È il seguito di quel Priority su fibra di cui abbiamo scritto a luglio, quando TIM aveva annunciato che la corsia preferenziale sarebbe arrivata anche sul mobile.
La prova: due SIM TIM sotto la lente di NSG
Abbiamo messo a confronto due SIM TIM con Network Signal Guru, l’app che legge i parametri direttamente dal modem: una con il 5G Ultra, l’altra con 5G Priority attivo. Ci interessava una schermata in particolare, quella delle sessioni EUTRA, dove il modem elenca le “connessioni” che la rete gli ha aperto e con quali caratteristiche.

Nelle due schermate che pubblichiamo i telefoni sono agganciati alla stessa cella TIM (PLMN 222/01): banda B20 a 800 MHz, EARFCN 6300, PCI 271, TAC 9237, stesso identificativo di cella. La prima, delle 22:03, mostra LTE con quattro portanti aggregate e un segnale tutt’altro che brillante: RSRP −106,2 dBm e SINR −3,0 dB. La seconda, delle 22:11, in quel momento era in LTE senza portanti aggregate, con RSRP −108,8 dBm e SINR −5,2 dB. Ma qui il segnale conta poco, perché i parametri che cerchiamo non dipendono dalla radio: li decide il profilo d’abbonamento. Su entrambe la sessione numero 1 è quella di Internet, APN “wap”, con QCI 7 e un AMBR di 2500 Mbps in download e 300 Mbps in upload. La sessione numero 2 è quella della voce, APN “ims”, con QCI 5 e AMBR di 224 e 50 Mbps. E i GUTI, gli identificativi temporanei che la rete assegna a ciascun abbonato, sono diversi: sono davvero due SIM, non la stessa schermata vista due volte.
Il confronto, quindi, è documentato su entrambe le SIM, sulla stessa cella, a otto minuti di distanza: stesso QCI 7 sull’APN Internet e stesso profilo di velocità. Per il modem, insomma, il cliente 5G Ultra e il cliente 5G Priority sono gemelli. Una curiosità a margine: commercialmente TIM parla di «fino a 2 Gbps», ma il tetto che la rete comunica al telefono sull’APN Internet è 2500 Mbps. Il margine c’è, il limite pubblicizzato è più prudente di quello tecnico.
Che cosa sono QCI 5 e QCI 7
Il QCI, QoS Class Identifier, è l’etichetta con cui la rete 4G classifica ogni flusso di traffico: dice allo scheduler quanto ritardo tollerare, quante perdite accettare e, soprattutto, chi servire prima. Nello standard 3GPP il QCI 5 è riservato alla segnalazione IMS, quella che fa funzionare le chiamate VoLTE, con livello di priorità 1, il massimo tra le classi di base. Il QCI 7 è una classe non-GBR, cioè senza banda garantita, con livello di priorità 7: più alta delle classi 8 e 9, quelle che di solito gli operatori usano per il traffico Internet “best effort”. Trovarlo sull’APN dati è già di per sé un segnale di trattamento di riguardo, coerente con la priorità sul 4G che il 5G Ultra, secondo MondoMobileWeb, includeva già. Quale QCI usino le offerte TIM senza priorità, invece, non lo sappiamo: non l’abbiamo misurato, e non lo scriviamo.
Perché il modem non vede la differenza
Il primo motivo è quasi banale: la priorità esiste solo quando c’è la coda. In una cella scarica lo scheduler ha risorse per tutti e ogni cliente va alla velocità che la radio gli consente; è solo quando gli utenti si contendono gli stessi blocchi di risorse che le classi di priorità entrano in gioco. Uno speed test fatto sotto casa, di sera, non potrà mai mostrare un vantaggio, perché non c’è niente da cui essere avvantaggiati. È lo stesso principio di tutte le “corsie veloci” che abbiamo raccontato, dalla Fast Lane di EE nel Regno Unito in poi.
Il secondo motivo è architetturale. Il 5G di TIM, come ricorda anche MondoMobileWeb, è ancora Non Standalone: la parte 5G è un’estensione radio agganciata alla rete 4G, e il traffico che viaggia sulla portante NR appartiene comunque al bearer EPS aperto dal core 4G, con lo stesso QCI. Non esiste, in NSA, un’etichetta “5G” separata che il modem possa mostrarci. Se TIM distingue davvero il cliente Priority dal cliente Ultra anche sul 5G, lo fa con parametri che il telefono non vede.
Quali? Qui entriamo nel campo delle ipotesi, e le dichiariamo come tali. Il candidato più naturale è l’ARP, Allocation and Retention Priority, il parametro che decide chi ottiene risorse per primo quando la cella è satura e chi può essere “sfrattato” per far posto ad altri: viaggia tra il core e l’antenna e il modem non lo riceve. L’altra possibilità sono i pesi dello scheduler configurati direttamente nella cella, che possono favorire certi abbonati a parità di QCI. In entrambi i casi il risultato sarebbe esattamente quello che abbiamo visto: due SIM identiche agli occhi del telefono, trattate in modo diverso solo quando la cella si riempie.
E da Vodafone?
Per capire se il QCI 7 di TIM sia già una classe “di favore” serve un termine di paragone, e lo abbiamo sulla rete Fastweb + Vodafone. Nelle nostre prove tutte le SIM Fastweb e Vodafone si agganciano all’APN Internet con QCI 8; l’unica eccezione che abbiamo visto è il Vodafone Priority Pass, oggi non più in vendita, che portava la stessa SIM a QCI 7. Nella schermata qui sotto, una SIM sulla rete Fastweb + Vodafone (PLMN 222/10, banda B20): QCI 8 sulla sessione Internet, AMBR di 2000 Mbps in download e 200 Mbps in upload, QCI 5 per la sessione IMS.

Il confronto dice una cosa semplice: da Vodafone la priorità si vedeva nel modem, perché il QCI scendeva da 8 a 7. Da TIM, invece, 5G Ultra e 5G Priority partono entrambe già da QCI 7 e, a parità di cella, non cambia nulla di visibile. Come si collochino le offerte TIM di base non lo abbiamo ancora misurato.
Per chi ha senso, e come verificarlo davvero
Nel quotidiano, per la gran parte dei clienti, la differenza è nulla: le celle cariche fino al collo sono l’eccezione, non la regola. Diverso il discorso per chi frequenta stadi, concerti e grandi eventi, cioè esattamente i luoghi che TIM cita. Lì 0,99 euro per due giorni sono il prezzo di un caffè scommesso sulla possibilità di mandare un video mentre altri trentamila provano a fare lo stesso. Il senso dell’opzione da due giorni è tutto qui, ed è onesto riconoscerlo: è pensata per l’evento, non per l’abbonamento.
Torniamo così alla domanda di partenza. Se il 5G Ultra includeva già la priorità di accesso, come scrive TIM stessa, e sulle nostre due SIM le due opzioni risultano identiche, ad oggi non è chiaro che cosa aggiunga davvero 5G Priority a chi ha già il 5G Ultra. Un’ipotesi della redazione, e non un’indicazione di TIM: l’opzione potrebbe servire in futuro come chiave d’accesso al 5G Standalone, dove la priorità si gestisce in modo diverso, con i 5QI e, eventualmente, con lo slicing. Oggi la rete TIM è Non Standalone, e lì il modem non ci mostra differenze.
Resta da capire se funziona. Per saperlo servirebbe un test fatto bene: le due SIM affiancate, nello stesso momento, nella stessa cella e con la cella davvero congestionata, misurando velocità e latenza in parallelo. È la prova che vogliamo fare alla prossima occasione utile, in mezzo alla folla. Il modem ci ha già detto cosa non cambia; adesso tocca alla folla dirci cosa cambia.
💬 Ne parliamo sul forum di TLCworld. Scriveteci nella discussione dedicata: leggiamo e rispondiamo lì.