
Mentre l’Europa dormiva, da Mumbai sono arrivati numeri che meritano più di un’occhiata distratta. Venerdì sera Reliance ha pubblicato i risultati trimestrali di Jio Platforms per il periodo aprile-giugno 2026, e dentro c’è un dato che fotografa meglio di qualsiasi analisi lo stato del 5G mondiale: gli utenti della rete True5G di Jio hanno raggiunto quota 285 milioni. Per dare un’idea della scala: è come se ogni singolo abitante di Italia, Francia, Germania e Spagna messi insieme si fosse abbonato allo stesso operatore, sulla stessa rete di nuova generazione. E la corsa non accenna a rallentare, visto che negli ultimi dodici mesi se ne sono aggiunti oltre 73 milioni.
Non è la prima volta che ci occupiamo del colosso indiano: già l’estate scorsa avevamo raccontato i suoi esperimenti pionieristici con dieci slice 5G attive in contemporanea, quando in Europa il network slicing era ancora materia da convegni. Ma i numeri di questo trimestre segnano un salto di qualità: non parliamo più di sperimentazioni, bensì di una macchina industriale che macina utenti, traffico e ricavi a un ritmo che nessun operatore occidentale può nemmeno sognare.
Mezzo miliardo di clienti, e non è un modo di dire
Partiamo dalla base: al 30 giugno 2026 Jio conta 533,3 milioni di clienti complessivi, in crescita del 7,1% rispetto ai 498,1 milioni di un anno fa. Solo nell’ultimo trimestre ne ha aggiunti 8,9 milioni netti — in tre mesi, cioè, ha conquistato l’equivalente di tutti i clienti mobili di un operatore europeo di medie dimensioni. Il churn mensile, ovvero la percentuale di clienti che abbandonano ogni mese, è sceso all’1,6%: un valore che racconta una base d’utenza sempre più fedele, in un mercato che pure resta tra i più competitivi e sensibili al prezzo del pianeta.
Il ricavo medio per utente (ARPU) è salito a 215,6 rupie al mese, circa 2,20 euro al cambio attuale, contro le 208,8 rupie di un anno fa. Fermiamoci un attimo su questa cifra, perché è il cuore del modello Jio: con poco più di due euro al mese per cliente — quando in Italia l’ARPU mobile viaggia su valori quattro o cinque volte superiori — l’operatore indiano riesce comunque a generare ricavi trimestrali per 45.961 crore di rupie, circa 4,6 miliardi di euro, in crescita del 12% anno su anno. L’EBITDA ha toccato il record di 20.865 crore (circa 2,1 miliardi di euro), con un margine del 53,3% che farebbe invidia a qualunque telco europea. L’utile netto è cresciuto del 9,2% a 7.764 crore, nonostante l’aumento degli ammortamenti legato proprio agli investimenti 5G che via via entrano a bilancio.
La formula è nota ma vale la pena ribadirla: volumi giganteschi, costi unitari bassissimi, rete costruita da zero senza zavorre legacy. È l’esatto contrario del modello europeo, frammentato in decine di operatori nazionali che si contendono mercati saturi a colpi di promozioni.
Il 5G che traina il traffico: 69 exabyte in tre mesi
Torniamo al dato di apertura, perché merita contesto. Con 285 milioni di utenti 5G, Jio è di gran lunga il più grande operatore 5G al mondo al di fuori della Cina. E non si tratta di SIM parcheggiate: secondo i dati diffusi da Reliance e ripresi da TelecomTalk, un utente 5G genera in media un traffico dati pari a circa una volta e mezza quello di un cliente 4G. Il risultato aggregato è impressionante: nel trimestre la rete Jio ha trasportato 69,4 miliardi di gigabyte, ovvero 69 exabyte, in crescita del 26,9% anno su anno. Il consumo medio per utente ha raggiunto i 43,7 GB al mese, un valore che in Europa associamo ai clienti più affamati di dati e che in India è semplicemente la normalità statistica.
C’è anche un dettaglio che gli appassionati di reti apprezzeranno: tutto questo traffico viaggia su un 5G Standalone nativo, con il core di rete sviluppato in casa. Una scelta fatta anni fa, quando molti la consideravano un azzardo, e che oggi permette a Jio di attivare servizi avanzati — dal network slicing alla voce su 5G — senza dipendere da fornitori esterni per il cervello della rete.
JioAirFiber, la banda larga fissa che viaggia via radio
L’altro fronte su cui i numeri corrono è la banda larga fissa, dove Jio ha superato i 28,6 milioni di clienti complessivi conquistando oltre il 43% del mercato indiano. Il motore della crescita si chiama JioAirFiber, il servizio FWA (Fixed Wireless Access) che porta la connettività domestica sfruttando proprio la rete 5G: ha superato i 14 milioni di abbonati e da solo ha generato oltre il 75% delle nuove attivazioni di banda larga fissa degli ultimi dodici mesi. In un Paese dove scavare per posare fibra in milioni di villaggi richiederebbe decenni, l’ultimo miglio via radio si sta rivelando la scorciatoia perfetta — un tema che conosciamo bene anche noi, visto che l’India sta parallelamente mobilitando persino 140.000 uffici postali per mappare la qualità delle reti mobili nei villaggi più remoti.
Dalla rete ai brevetti: l’ambizione di diventare fornitore di tecnologia
Nel comunicato c’è poi un passaggio che segnala un cambio di pelle. Nelle ultime classifiche PCT dell’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (WIPO), Jio è balzata di 320 posizioni entrando nella top 20 mondiale dei depositanti di brevetti internazionali. Il portafoglio copre 5G Advanced, 6G, reti AI-native, automazione intelligente, edge computing e piattaforme cloud-native. Akash Ambani, amministratore delegato di Jio Platforms, ha rivendicato il ruolo dell’azienda come “leader nella tecnologia profonda” con l’intenzione dichiarata di monetizzare questo patrimonio anche fuori dai confini indiani.
Tradotto: Jio non vuole più essere soltanto un operatore, ma un fornitore di tecnologia per altri operatori, sul modello di quanto già avviene con la piattaforma 5G sviluppata insieme a partner internazionali. È un’ambizione che va presa sul serio, perché l’Asia-Pacifico si sta dimostrando il laboratorio più fertile per le innovazioni di rete — lo abbiamo visto di recente anche con la prima rete IoT multi-operatore al mondo basata su eSIM, nata proprio in quella regione.
E la concorrenza? Airtel insegue, Vodafone Idea arranca
Per capire quanto pesino questi numeri va guardato anche il resto del campo. Bharti Airtel, il secondo operatore del Paese, resta un concorrente solido e in salute — con un ARPU addirittura superiore a quello di Jio e una strategia dichiarata di “premiumizzazione” della clientela ora che il grosso del rollout 5G è alle spalle — ma gioca in una categoria dimensionale diversa, mentre Vodafone Idea continua a perdere clienti trimestre dopo trimestre, schiacciata dai debiti e da una rete 5G partita in colpevole ritardo. Il risultato è un mercato che scivola sempre più verso un duopolio di fatto, con Jio nel ruolo del gigante che detta i tempi: quando abbassa i prezzi costringe tutti a seguirlo, quando li alza — come accaduto con i ritocchi tariffari degli ultimi due anni — regala ossigeno all’intero settore. Non a caso l’ARPU cresce per tutti, in quello che gli analisti indiani chiamano ormai apertamente un “repair del mercato” dopo anni di guerra dei prezzi.
La vigilia dell’IPO più grande della storia indiana
Tutti questi numeri, va detto, arrivano in un momento tutt’altro che casuale. Il 19 giugno Jio Platforms ha depositato presso la SEBI — la Consob indiana — il prospetto preliminare per la quotazione in borsa, e secondo Mint proprio dopo questa trimestrale partiranno gli incontri informali con i grandi investitori, preludio ai roadshow ufficiali. L’operazione punta a raccogliere tra 30.000 e 40.000 crore di rupie — dai 3 ai 4 miliardi di euro — interamente in aumento di capitale, e si candida a diventare la più grande IPO della storia indiana. Una trimestrale con EBITDA record e mezzo miliardo di clienti è, evidentemente, il miglior biglietto da visita possibile da mettere sul tavolo dei fondi internazionali.
Il nostro commento
Da anni osserviamo l’India come lo specchio rovesciato dell’Europa delle telecomunicazioni: là un mercato gigantesco dominato da tre operatori, qui un continente frammentato in una cinquantina di reti nazionali; là ARPU da due euro e margini al 53%, qui ARPU cinque volte più alti e redditività perennemente sotto pressione. La lezione di Jio, secondo noi, non è replicabile in fotocopia — l’India partiva da una penetrazione di banda larga bassissima e Jio ha potuto costruire tutto da zero, senza reti legacy da mantenere. Ma un messaggio per l’Europa c’è, ed è scomodo: la scala conta, e conta tantissimo. Finché il consolidamento resterà un tabù regolatorio, il Vecchio Continente continuerà a guardare da spettatore mentre altri decidono gli standard, depositano i brevetti e si prendono il futuro delle reti. I 285 milioni di utenti 5G di Jio non sono solo un record: sono un promemoria.