
In Polonia c’è una rete mobile in cui le antenne non appartengono all’operatore che vende le SIM. È quella di Plus, il marchio di Polkomtel, e da cinque anni la sua parte radio è gestita da una tower company, Cellnex. Stamattina Ericsson ha annunciato che Cellnex Poland l’ha scelta come uno dei fornitori per modernizzare ed estendere quella rete di accesso radio, la RAN. È un contratto di apparati come tanti, a prima vista. Ma chi lo firma, e per chi, lo rende uno dei casi più interessanti d’Europa per capire dove stanno andando le reti mobili.
Una tower company che accende le antenne
Per capire il contratto bisogna tornare al 2021. A luglio di quell’anno Cellnex ha chiuso l’acquisto di Polkomtel Infrastruktura, la società dell’infrastruttura del gruppo Cyfrowy Polsat, con un investimento di circa 1,6 miliardi di euro. Non si trattava solo di tralicci. Insieme alle circa 7.000 torri e siti, Cellnex ha rilevato anche la parte attiva: circa 37.000 portanti radio su tutte le bande usate da 2G, 3G, 4G e 5G, circa 11.300 chilometri di fibra fra dorsale e collegamenti alle torri e una rete nazionale di ponti radio. L’accordo prevedeva in più fino a circa 1.500 nuovi siti e investimenti in apparati attivi, soprattutto per il 5G, per circa 600 milioni di euro in nove anni.
Allora l’amministratore delegato di Cellnex, Tobias Martinez, lo presentò come un passo per far evolvere il modello della tower company tradizionale verso una gestione integrata dell’infrastruttura, che unisce gli elementi passivi, le torri, a quelli attivi come le radio, i ponti radio e la fibra. Il contratto di oggi è la messa in pratica di quella promessa. Come spiega il comunicato, l’infrastruttura di Cellnex Poland consente a Plus di offrire i suoi servizi ai clienti finali: la radio la gestisce Cellnex, il cliente resta di Polkomtel.
Che cosa arriva sui tralicci
Il perimetro comprende radio, moduli di elaborazione della RAN, ponti radio, antenne e armadi. Secondo Ericsson, gli apparati con i suoi chip Ericsson Silicon sono progettati per consumare meno energia, occupare meno spazio e pesare meno sulle torri rispetto alle generazioni precedenti. Il comunicato elenca anche alcune prime volte. Cellnex è il cliente di lancio del MINI-LINK 6356, un ponte radio ad alta potenza in banda E per il backhaul ad alta capacità, e fa la prima installazione su larga scala del Transport Automation Controller di Ericsson, che porta automazione basata sull’intelligenza artificiale nella gestione dei ponti radio; entrambe le cose erano state annunciate già a maggio. La novità per la Polonia è la AIR 3229, una radio Massive MIMO TDD dual band che mette in un’unica scatola la banda C e i 2600 MHz TDD, per ridurre l’ingombro sulla torre e accelerare il 5G. Cellnex adotta anche la piattaforma Energy & Enclosure di Ericsson per alimentazione, accumulo e armadi. Il filo conduttore, nelle parole di Ericsson, è fare di più con meno ferro sui tralicci: meno unità, meno peso, meno consumi a parità di bande servite. È la stessa logica che la settimana scorsa abbiamo visto in Egitto, dove Vodafone ha acceso il RAN Processor 6672 di Ericsson mettendo in un solo apparato il lavoro che prima ne richiedeva tre. Per chi gestisce migliaia di siti, ogni chilo e ogni watt in meno si moltiplica.
«La crescente domanda di dati mobili richiede non solo la modernizzazione degli apparati attivi, ma anche un aumento della loro quantità per densificare il servizio», dice Leszek Lis, direttore delle operazioni e membro del consiglio di Cellnex Poland. Martin Mellor, responsabile di Ericsson in Polonia, parla di reti 5G ad alte prestazioni in tutto il Paese, con capacità anche per applicazioni mission critical. Il comunicato ricorda poi che Ericsson ha in Polonia circa 2.000 ingegneri di ricerca e sviluppo fra Cracovia e Łódź e una produzione per l’Europa a Tczew, con il partner Flex. Non indica invece né il valore del contratto né quanti siti saranno interessati, e parla di Ericsson come di «uno dei fornitori»: gli altri non sono nominati.
Il commento della redazione
L’interesse di questa notizia sta tutto nella parola «uno». Cellnex non è un operatore, non ha spettro e non ha clienti al dettaglio; è la società che in mezza Europa affitta posti sui tralicci. In Polonia però fa un mestiere diverso, gestisce la radio di un operatore, e oggi compra le radio da Ericsson come farebbe un gestore. È il modello che a Bruxelles e fra le telco torna a ogni discussione sui costi delle reti: separare chi costruisce e gestisce l’infrastruttura da chi vende il servizio, e spingere la condivisione anche della parte attiva. Nel 2021 Cyfrowy Polsat parlava esplicitamente di condivisione attiva e passiva come direzione obbligata per il futuro.
Cinque anni dopo, la Polonia è il laboratorio in cui si vede se quel modello regge alla prova degli investimenti. Il fatto che il gestore della radio porti sui tralicci di Plus la banda C in Massive MIMO insieme ai 2600 TDD, e ci metta davanti ponti radio in banda E e automazione, dice che almeno sulla carta non è una scelta al ribasso. Quello che il comunicato non dice, e che vorremmo sapere, è quanto di questa rete sarà condiviso con altri operatori e quanto resterà di Plus. Da noi la strada scelta finora è un’altra: TIM e Fastweb+Vodafone hanno firmato per 6.000 nuovi siti 5G attraverso una joint venture paritetica fra gli stessi operatori, con un modello di accesso aperto. In Polonia, invece, a fare da cerniera è una società terza che non vende SIM a nessuno e gestisce anche la radio. Sono due risposte allo stesso problema, il costo di costruire reti che si ripagano sempre più lentamente, e fra qualche anno sarà interessante confrontarle con i numeri alla mano. Se il modello polacco funziona, difficilmente resterà un’eccezione.
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