
Un chip su cinque è sparito. Nel terzo trimestre del 2026 le spedizioni mondiali di processori per smartphone, i SoC che raccolgono in un solo pezzo di silicio CPU, grafica, elaborazione AI e quasi sempre anche il modem cellulare, sono calate del 21% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato arriva da Counterpoint Research, che ha pubblicato oggi, 30 ottobre, la vista preliminare del suo tracker trimestrale sui SoC. Le cause sono quelle che da due trimestri stanno rimodellando tutto il mercato dei telefoni: il costo della memoria, cicli di sostituzione sempre più lunghi e produttori che gestiscono le scorte con il freno a mano tirato.
La fascia che ha pagato di più è quella media e bassa. Gli OEM hanno ridotto il numero di modelli entry-level a listino e hanno scelto di proteggere i margini invece dei volumi: meno telefoni economici in produzione vuol dire meno chip economici ordinati. La fascia premium, che a inizio anno ci si aspettava immune, è stata toccata anche lei, ma meno. Da qui la classifica dei vincitori e dei vinti. Apple e Samsung, scrive Counterpoint, hanno retto meglio grazie a filiere integrate e a una spinta verso l’alto di gamma già consolidata. UNISOC e MediaTek, che vivono di fascia media e bassa, hanno sofferto di più. Qualcomm ha incassato due colpi diversi: la scelta di Samsung di alternare lo Snapdragon 8 Elite Gen 5 e il proprio Exynos 2600 nella serie Galaxy S26, e le vendite più deboli dei produttori cinesi.
Le quote: MediaTek perde sei punti, Apple ne guadagna quattro
Il grafico delle quote racconta il travaso. MediaTek resta il primo fornitore al mondo ma scende dal 34% al 28% delle spedizioni di SoC; Qualcomm passa dal 25% al 22%. Apple, che produce chip solo per sé stessa, sale dal 17% al 21%: non perché abbia spedito più iPhone, ma perché il suo volume è calato meno di quello degli altri. UNISOC scivola dal 14% al 13%, Samsung sale dal 6% all’8% e la voce «altri» raddoppia dal 4% all’8%. Tra quegli «altri» che crescono c’è verosimilmente anche il silicio fatto in casa dai marchi cinesi, come lo XRING O3 di Xiaomi che lo stesso Counterpoint cita tra gli elementi di differenziazione nella fascia premium.
Il paradosso è che il trimestre più brutto da anni per i chip di fascia bassa è stato anche quello dei lanci più ambiziosi in alto. «A settembre 2026 abbiamo visto tre lanci notevoli di chipset flagship, basati sul nodo a 2 nanometri di TSMC: la serie A20 di Apple, il Dimensity 9600 Pro di MediaTek e la serie Snapdragon 8 Elite Gen 6 di Qualcomm», spiega la senior analyst Shivani Parashar. Questi lanci dovrebbero spingere i SoC premium nel quarto trimestre, «anche se i volumi resteranno probabilmente sotto i livelli del quarto trimestre 2025». Chi legge TLCworld ha già visto l’altra faccia della medaglia: il Redmi K100 che monta uno Snapdragon 8 Elite di due anni fa per tenere il prezzo sotto controllo, o gli Oppo Find X10 che portano in Europa chip diversi sotto lo stesso nome.
La memoria rallenta la corsa, ma non si ferma
Il cuore del problema resta la memoria. Nel terzo trimestre i prezzi di DRAM e NAND per smartphone sono saliti del 5-10% rispetto al trimestre precedente, un ritmo più lento di prima, e Counterpoint si aspetta un altro +5% nel quarto. Qualche produttore di telefoni entry-level ha cominciato a usare memoria riciclata per contenere la distinta base, ma l’integrazione stretta tra SoC, circuiteria periferica e componenti radio rende il riuso tecnicamente complicato, e la pratica resta di nicchia.
Le previsioni non promettono inversioni rapide. «Le spedizioni globali di SoC per smartphone dovrebbero calare del 20% su base annua nel 2026 e di un altro 3-4% nel 2027», dice il principal analyst Soumen Mandal, che vede i SoC di punta stabili nel 2027 nonostante il costo più alto della migrazione ai 2 nanometri. Il quadro si incastra con la fotografia del mercato dei telefoni finiti scattata pochi giorni fa dalla stessa Counterpoint: spedizioni mondiali a -20% nel trimestre, il terzo trimestre più basso dal 2012, prezzi al dettaglio cresciuti del 20% nel corso del 2026, Samsung al 23% e Apple al 22% di quota mentre Xiaomi, Oppo e vivo perdono tra il 20 e oltre il 30% dei volumi. «Il terzo trimestre è stato il secondo consecutivo a subire l’impatto pieno della crisi della memoria», ha detto la senior analyst Shilpi Jain.
MediaTek: meno chip per telefoni, ma ricavi a +18% grazie all’AI
Lo stesso giorno in cui Counterpoint certificava il calo, MediaTek presentava i conti del trimestre, e la lettura in parallelo è istruttiva. Secondo quanto riportato da Reuters dalla conference call di Taipei, il fatturato è salito del 18,3% a 168,1 miliardi di dollari taiwanesi, circa 5,16 miliardi di dollari, con un utile netto in crescita del 10,8% a 28,2 miliardi. Come si tengono insieme un -21% di SoC spediti nel mercato e un +18% di ricavi per il primo fornitore di quei SoC? Con una parola: acceleratori. Il CEO Rick Tsai ha spiegato che le prime spedizioni del primo acceleratore AI dell’azienda sono partite il mese scorso e genereranno 2,5 miliardi di dollari di ricavi nel quarto trimestre, mentre per il secondo progetto la produzione in volumi è prevista nel primo trimestre del 2028. La domanda di AI, ha detto Tsai, continuerà a crescere «di sicuro», anche se il ritmo potrà variare.
MediaTek sta riducendo deliberatamente la dipendenza dagli smartphone e punta a diventare un fornitore rilevante di chip AI su misura per i grandi cloud provider. La Borsa ci crede: il titolo è salito del 174% da inizio anno contro il +56% dell’indice di Taiwan, la capitalizzazione ha toccato i 200 miliardi di dollari e ad agosto l’azienda ha emesso 3,9 miliardi di dollari di obbligazioni convertibili, di cui 3,5 sottoscritti da Nvidia. Qualcomm, l’altro grande nome colpito dal calo, presenterà i conti il 4 novembre.
Il commento della redazione
C’è una lettura rassicurante di questi numeri e una meno comoda. Quella rassicurante dice che il calo è congiunturale: la memoria tornerà disponibile, i prezzi si assesteranno, i volumi riprenderanno. Quella meno comoda la suggerisce il confronto tra i due comunicati di oggi. La stessa fame di memoria che svuota gli scaffali dei telefoni economici nasce dai data center dell’intelligenza artificiale, e il primo fornitore mondiale di chip per smartphone ha appena spiegato che il suo futuro sta esattamente lì. Per chi progetta telefoni la memoria cara è un problema; per chi progetta chip l’AI è un’opportunità così grande da rendere il mercato dei telefoni meno centrale. Un cambio di priorità che il settore mobile non aveva mai visto dalla parte dei suoi fornitori.
Per chi usa la rete l’effetto è concreto: meno modelli economici a listino, telefoni che restano in tasca più a lungo, chip di due anni fa riproposti come nuovi. Per gli operatori è un’arma a doppio taglio. La base installata si rinnova più lentamente, e con essa la diffusione delle funzioni più recenti dei modem; ma il ricondizionato e il ciclo lungo tengono i clienti in rete senza il costo di un sussidio. La vera domanda per il 2027 è se la stabilità prevista per i SoC di punta basterà a coprire un mercato di massa che continua a restringersi. Counterpoint dice di no, almeno per un altro anno.
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