Nel 2008 una web radio che voleva trasmettere in diretta aveva un problema prima ancora di scegliere la musica: la connessione. Chi parlava al microfono doveva spedire il proprio audio verso un server, e doveva farlo da casa, con quello che passava la linea. Radio Flo è nata così, in Salento, e nel 2026 compie diciotto anni: una maggiore età che festeggia rimettendo online il sito che più l’ha rappresentata, quello del 2011, rifatto per i telefoni e i computer di oggi. È una storia che ci riguarda da vicino, e va detto subito: Radio Flo è stata fondata da Paolo Blago, editore di TLCworld. Il motivo per cui la raccontiamo qui, però, è un altro, ed è il filo che unisce le due cose: la connettività.

«Siamo stati pionieri», ricorda Paolo, «con uno stream a 48 kbps in AAC+, che suonava più o meno come un MP3 a 128». Il formato non è un dettaglio. L’HE-AAC, quello che allora tutti chiamavano AAC+, usa una tecnica chiamata Spectral Band Replication: trasmette con precisione la parte bassa dello spettro e ricostruisce le frequenze alte a partire da poche informazioni di contorno, così la musica mantiene brillantezza anche a bitrate che per un MP3 sarebbero una condanna. È per questo che 48 kbps bastavano. E uno stream così leggero si poteva tenere in piedi in upload anche con le connessioni di quegli anni, le ADSL di casa e le reti mobili 3G: la radio, in pratica, stava dentro la banda che c’era.
Una radio che trasmetteva da dove si trovava
Quella leggerezza ha deciso la forma della radio. Non c’era una sede con uno studio: ognuno trasmetteva da casa propria, o da dove aveva una connessione. «Decine di programmi in diretta da ogni regione d’Italia e da diverse nazioni estere, ognuno da dove si trovava», racconta Paolo. Basta scorrere il palinsesto del 2011, ritrovato su un vecchio disco e oggi di nuovo online, per capire cosa volesse dire: «Happy Mondays» con Marzio da Londra, «Sno Flo» con Togno da Turku, in Finlandia, «Room8» con Brasi e Tone da Bologna, «Il Viaggio del Sole» con Daniele da Roma, «Family Groove» con Nik da Pavia, «Independent Revolution» con Pici Ramone da Alezio, in provincia di Lecce, «Philosophy 4 Children» con Andy Violet da Caserta. Una radio salentina con la redazione sparsa per l’Europa, tenuta insieme da un server e da una manciata di kilobit al secondo.

Un volantino del 2012, preparato per il bando Principi Attivi della Regione Puglia, descriveva la «tribù» dei cinquanta flokers: trasmissioni gratis sette giorni su sette, quaranta programmi dal vivo a settimana, voci da Roma, Pavia, Bologna, Lecce, Napoli, Taranto, Brindisi e Bari, e dall’estero da Cleveland, Madrid e Londra. I temi andavano dal sociale ai libri, dalla musica underground alla dance, dal vintage al cinema. Nel marzo 2013 quel progetto vinse Principi Attivi e Radio Flo divenne un’associazione culturale musicale, che intanto aveva iniziato a uscire di casa: Radio Flo On Tour è passata da Arezzo Wave, dal Locomotive Jazz Festival e dalla Notte della Taranta.
Lo smartphone nel 2012, il 320 kbps oggi
Se il lato di chi trasmette è la metà della storia, l’altra metà è chi ascolta. Una news del primo maggio 2012, conservata nell’archivio del vecchio sito, annunciava «Radio Flo dal tuo smartphone»: bastava puntare il browser del telefono su mobile.radioflo.it. Accanto, un banner presentava «la nostra nuova app su Google Play». Per una piccola radio di comunità, nel 2012, mettere lo stream nel telefono degli ascoltatori voleva dire seguirli fuori casa, sulla stessa rete mobile che in quegli anni stava diventando il modo normale di stare connessi. Non è un caso che TLCworld oggi passi le giornate a misurare proprio quelle reti: nasce dalla stessa curiosità.

«Grazie alla connettività mobile abbiamo fatto dirette in questi diciotto anni, da ogni dove», dice Paolo. Nel frattempo la banda è cambiata, e con lei il suono. Oggi Radio Flo trasmette musica ventiquattro ore su ventiquattro, indie, alternative, elettronica e punk, su una piattaforma AzuraCast, con uno stream a 320 kbps. Rispetto ai 48 kbps delle origini è un altro mondo, ed è un mondo possibile perché le connessioni di chi ascolta e di chi manda in onda sono quelle di adesso: 4G, 5G e fibra invece di ADSL e 3G. La compressione che faceva miracoli a 48 kbps non serve più; serve banda, e la banda c’è.
Cambiata è anche la voce. Sul sito c’è la FLO CHAT, dove si scrive e si chiedono brani, e ci sono le fasce in diretta di DJ Kit, un DJ virtuale, un’intelligenza artificiale che conduce cinque ore al giorno, presenta i pezzi e scrive in chat. Nel 2008 la diretta era un conduttore con la cuffia in una stanza da qualche parte in Italia; nel 2026 può essere anche un programma che gira su un computer e che, come i flokers di allora, trasmette da dove si trova.
Il sito del 2011, rimasterizzato
Per i diciotto anni Paolo ha scelto di non disegnare un sito nuovo. Ha ripreso quello che più ha rappresentato Radio Flo, la home del 2011 disegnata da Daniele Moreno, EKID, con il logo di Daniele Guido: il palazzo giallo con lo stereo portatile sul tetto, la parabola, la scritta «the web radio around the world», la strada che gira intorno al prato e le persone che ci passeggiano. Lo ha «rimasterizzato», come dice lui: stessa grafica, rifatta perché si adatti ai telefoni e agli schermi moderni, con il player, le news e la chat al posto giusto. Da oggi è la nuova home di radioflo.it, mentre le versioni originali del 2011 e del 2012, con i loro palinsesti e le loro news, restano consultabili così com’erano, come un archivio.

Diciotto anni fa una radio da 48 kbps poteva uscire da una casa del Salento e arrivare a Londra o a Cleveland; oggi uno stream a 320 kbps arriva nel telefono di chiunque, con una chat e un DJ che non dorme mai. In mezzo c’è tutta la storia della connettività che raccontiamo ogni giorno su queste pagine. Per sentire come suona, basta aprire radioflo.it e premere play.
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