
Tra i 7 e gli 8 GHz c’è una fetta di spettro che fino a poco tempo fa interessava quasi soltanto militari, scienziati e operatori satellitari, e che oggi è diventata un terreno di scontro fra il Wi-Fi e le reti mobili, che ci vedono la prossima grande banda per il 5G e il 6G. A livello mondiale la partita si giocherà alla WRC-27, la conferenza delle radiocomunicazioni in programma a Shanghai tra ottobre e novembre del 2027. Dean Bubley, fondatore della società di analisi Disruptive Analysis, ha messo la sua posizione nero su bianco in un intervento pubblicato il 5 ottobre su Light Reading. La tesi è nel titolo: partire dai bisogni reali degli utenti, non dai desideri dell’industria mobile.
Tre fette, tre storie diverse
La premessa di Bubley è che la «bassa 7 GHz» non è un blocco unico. La prima fetta, da 7125 a 7250 MHz, è quella che il Wi-Fi rincorre da tempo, perché prosegue la banda 6 GHz: negli Stati Uniti, ricorda l’analista, il tratto 7000-7125 MHz fa già parte della 6 GHz senza licenza. La stessa fetta però è entrata anche nel possibile programma di licenze commerciali della Casa Bianca, con il memorandum presidenziale del dicembre 2025 «Winning the 6G Race». La seconda, da 7250 a 7400 MHz, era stata indicata dal Congresso nel One Big Beautiful Bill Act (OBBBA) del luglio 2025, che chiedeva alla NTIA, l’agenzia delle frequenze federali, di valutarne lo sgombero e l’asta; il memorandum ha poi allargato la valutazione fino a 7,125 GHz. La terza, da 7400 a 8400 MHz, è esclusa dal programma di aste dell’OBBBA fino a settembre 2034, per il peso degli utilizzatori federali e dei partner internazionali.
Nessuna è vuota: ci viaggiano ponti radio, sistemi satellitari fissi e mobili, ricerca spaziale, satelliti di osservazione della Terra, radioastronomia e diverse applicazioni militari. La data da segnare è dicembre 2026, quando la NTIA dovrà consegnare il rapporto sulla possibilità di spostare le operazioni federali dalla fascia 7,125-7,4 GHz. È lo stesso filone di studi che avevamo incontrato raccontando le aste dello spettro promesse dalla FCC entro il 2028.
Perché il Wi-Fi vuole proprio 125 megahertz
Per chi non è del mestiere serve un passo indietro. Il Wi-Fi più recente usa canali molto larghi, da 160 o 320 MHz: più largo è il canale, più dati passano nello stesso istante, come in una strada con più corsie. Negli Stati Uniti la banda 6 GHz per il Wi-Fi è larga 1200 MHz e, fa notare Bubley, non basta per quattro canali da 320 MHz o otto da 160. Con i 125 MHz tra 7125 e 7250 MHz si ricaverebbe un canale da 320 MHz in più, oppure due da 160.
Sembra un dettaglio da ingegneri, ma per l’analista il quattro è quasi un numero «magico». Quando si progetta una rete con molti access point, su un piano d’ufficio o su più piani di un palazzo, quattro canali che non si sovrappongono permettono di disporre gli apparati senza che si disturbino a vicenda, con più velocità e affidabilità per tutto l’impianto. Gli esempi che porta vanno da stadi, aeroporti e ospedali alle fabbriche e ai condomini. Secondo Bubley quei 125 MHz verrebbero messi a frutto in fretta, perché standard e chip della 6 GHz si potrebbero adattare senza rifare tutto.
Tradotto per chi ha un router in salotto: lo spettro in più non renderebbe più veloce la connessione che arriva in casa, ma darebbe al Wi-Fi più spazio per i canali larghi, e conterebbe soprattutto dove tante reti si pestano i piedi, nei palazzi e negli uffici. Per sfruttarlo servirebbero comunque router e telefoni capaci di usare la banda allargata.
I dubbi sul mobile a 7 GHz
L’industria mobile vede invece nella 7 GHz una futura banda di capacità per il 5G e il 6G, e qui Bubley è scettico. Già la 6 GHz, proposta per il 5G in alcune regioni del mondo, non è ancora stata messa all’asta e accesa con successo, e a 7 GHz i problemi sarebbero maggiori. Il segnale di una BTS all’aperto fatica ad attraversare muri e finestre degli edifici moderni ad alta efficienza energetica, e rispetto alla banda C intorno ai 3,9 GHz si propaga peggio: la sua stima è un raggio di cella più corto di circa il 30 per cento e forse il doppio dei siti per coprire la stessa area, quindi il doppio della spesa, a meno di antenne e beamforming più costosi.
Da qui il dubbio economico. La 7 GHz potrebbe avere senso in alcuni centri urbani densi, difficilmente nelle campagne. Bubley cita i primi risultati delle aste della bassa 6 GHz, come quella di Hong Kong nel 2024, come segnale che le bande alte rendono molto meno ai regolatori, e si chiede se un’asta esclusiva porterebbe davvero un guadagno netto al Tesoro americano o lascerebbe inutilizzate ampie zone e gran parte degli ambienti interni.
Né tutto all’asta né tutto libero
L’analista ricorda che la NTIA ha già proposto una possibile posizione americana per la WRC-27 che identificherebbe almeno 275 MHz della 7 GHz per le reti cellulari, ma mantenendo le attribuzioni esistenti e proteggendo i servizi fissi, satellitari, di ricerca spaziale e di osservazione della Terra. Per Bubley non è la ricetta di una banda sgomberata ad alta potenza: «identificare» vuol dire che il mobile diventa possibile, non obbligatorio, e potrebbe servire a tenere la conferenza lontana dalla fascia 7,4-8,4 GHz, molto contesa, che secondo lui interessa alla Cina e ad altri partecipanti.
La sua proposta è un accesso senza licenza ma coordinato in modo dinamico, al posto di un’asta esclusiva su tutta la banda, aiutato dall’intelligenza artificiale per prevedere e ridurre le interferenze. Nel suo schema ideale i 7125-7250 MHz andrebbero al Wi-Fi; i 7250-7400 MHz andrebbero gestiti proteggendo chi c’è già, con licenze locali coordinate, un uso mobile selettivo e forse un’asta; sopra i 7,4 GHz si potrebbe tentare la condivisione dinamica, se i militari ottengono garanzie sufficienti. Un modello nazionale solo per l’esterno, conclude, sarebbe con queste frequenze «intrinsecamente uno spreco».
La partita di Shanghai
L’urgenza viene dalla WRC-27: il punto 1.7 dell’agenda esamina la possibile identificazione per il 5G e il 6G dell’intera fascia 7,125-8,4 GHz, e Bubley chiede agli Stati Uniti una posizione rapida e coerente per costruire una coalizione internazionale. Non tutti partono dalla stessa idea. A inizio settembre, come avevamo raccontato, Ofcom ha proposto per il Regno Unito di identificare per il mobile soltanto la 7125-7250 MHz: proprio i 125 MHz che Bubley vorrebbe al Wi-Fi.
Intanto la FCC ha appena aperto al satellite i 12,7 e i 42 GHz, e in Italia si discute del rinnovo delle frequenze mobili già assegnate, su cui si è espressa l’Antitrust. Quella di Bubley resta un’opinione, dichiaratamente dalla parte del Wi-Fi. Ma la domanda che lascia vale per tutti: per frequenze che entrano a fatica in casa, conviene un’asta per pochi o una banda condivisa che lavori dove la gente si connette davvero?
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