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Rubano il rame, spengono i quartieri: negli USA i furti sulle reti TLC battono ogni record, e cavo e telco fanno fronte comune con STRIKE

redazione
Ultimo aggiornamento: 06/10/2026
redazione
9 Minuti di lettura
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Furti rete TLC: un tecnico in pettorina ispeziona di notte con la torcia un pozzetto aperto con i cavi tagliati, tra coni e nastro di cantiere

Sul mercato della banda larga americana cavo e telco si fanno la guerra da sempre, cliente per cliente. C’è però un nemico che colpisce tutti allo stesso modo e che li ha messi attorno allo stesso tavolo: chi apre i pozzetti, taglia la fibra, sfila il rame e svuota gli armadi stradali. Dal palco della SCTE TechExpo di Atlanta, la settimana scorsa, i dirigenti di rete di Comcast, AT&T, Verizon, T-Mobile e Spectrum hanno fatto il punto, e il quadro raccontato da Light Reading ha due facce: gli attacchi continuano a crescere, ma crescono anche gli arresti.

Contents
Numeri che salgono ancoraPerché proprio le retiCosa chiede STRIKEGli arresti, e le contromisureE da noi?

Numeri che salgono ancora

Il dato di partenza lo ha dato Rikin Thakker, CTO di NCTA, l’associazione dell’industria via cavo statunitense: nel 2025 sono stati censiti circa 18.327 incidenti, che hanno lasciato a piedi più o meno 11,8 milioni di clienti. Il rapporto intersettoriale che li riporta parla di una crescita del 59% sull’anno prima, cioè una media di una cinquantina di episodi al giorno. Il guaio è che quei totali, ha spiegato Thakker ad Atlanta, sono già stati superati entro settembre di quest’anno, e gli stessi operatori li considerano stime prudenti.

Scendendo ai singoli operatori il tono non cambia. Tony Speller, vicepresidente senior delle operazioni di rete di Comcast, ha messo in fila circa 408 incidenti da inizio anno, una quarantina al mese, più o meno il doppio dello stesso periodo del 2025. Alisha Remek, vicepresidente di AT&T per costruzione e ingegneria della rete di accesso, ha detto che quest’anno il gestore ha già registrato più furti e vandalismi di tutto l’anno scorso, e già nel 2025 AT&T interveniva su circa mille casi al mese, quattro volte il 2024. Lori Ames di T-Mobile ha raccontato di un salto da circa 100 episodi al mese nel 2025 a oltre 200 nel 2026, mentre Tom Monaghan di Spectrum, il marchio di Charter, vede numeri raddoppiati e un fenomeno che si allarga a nuove zone, compreso il sud-est del paese. Per Leo Perreault di Verizon l’attività criminale «continua a salire» e con lei l’aggressività, con la California, e Los Angeles in particolare, ancora punto caldo.

Perché proprio le reti

Il motore è soprattutto il valore dei materiali. Il rame si rivende, gli apparati negli armadi contengono componenti preziosi, e chi va a caccia di metallo spesso non sa nemmeno cosa sta tagliando: Monaghan ha spiegato che molti tagli di fibra sono opera di vandali «che cercano rame». Il risultato è paradossale ma molto concreto: il ladro porta via qualche chilo di materiale che vale poco e lascia senza linea un intero quartiere, a volte un ospedale o una centrale di soccorso. Sul fronte mobile, ha raccontato Ames, c’è chi punta dritto ai siti radio, strappa la fibra e ruba l’elettronica dagli armadi. Non a caso la commissaria FCC Olivia Trusty, intervenuta quest’anno a un vertice di settore a Philadelphia, ha citato fra i bersagli le dorsali in fibra, i tralicci e i sistemi di alimentazione di riserva, definendo il furto di rame «la porta d’ingresso» verso qualcosa di molto più serio. È un discorso che riguarda da vicino anche le BTS: ogni sito ha armadi con apparati, batterie e cavi, e un sito che perde l’alimentazione di riserva è un sito che si spegne al primo blackout, un tema che avevamo toccato parlando della Spagna e delle reti mobili che devono resistere quattro ore al buio.

Cosa chiede STRIKE

La risposta coordinata ha un nome: STRIKE, ovvero Strategic Threat Response & Infrastructure Knowledge Exchange. È nata lo scorso autunno per iniziativa di SCTE e NCTA, con la presidenza di Elad Nafshi, chief network officer di Comcast, e Monaghan di Charter come vice. Quest’anno è diventata davvero intersettoriale, con l’ingresso ufficiale di AT&T, T-Mobile e Verizon. Gli obiettivi dichiarati sono tre: condividere l’intelligence fra operatori, stabilire protocolli operativi comuni e portare avanti una strategia politica unica. Il quarto, forse il più importante, è culturale: far trattare certi attacchi come una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale e non come semplice microcriminalità. Spectrum, ad esempio, continua a definire «terrorismo interno» gli attacchi alle reti che servono basi militari, ospedali e centrali del 911.

Sul piano operativo, Maria Popo, CEO di SCTE, ha spiegato che a luglio è nato un sottocomitato dedicato alla protezione delle infrastrutture critiche. Si occuperà fra l’altro di raccolta delle prove, perché spesso le forze dell’ordine arrivano sul posto quando le squadre stanno già riparando, e di standard di posa che possano ridurre sia i tagli accidentali sia quelli intenzionali. Intanto la politica si muove: 13 stati hanno approvato leggi che rafforzano la tutela delle infrastrutture di comunicazione, e a livello federale è in discussione lo Stopping the Theft and Destruction of Broadband Act, presentato dai deputati Laurel Lee e Marc Veasey.

Gli arresti, e le contromisure

La notizia buona sta tutta nella reazione. AT&T sorveglia 24 ore su 24 alcune infrastrutture, a partire dalle centrali, mette lucchetti ai pozzetti e, grazie a una collaborazione più stretta con le polizie locali, ha visto gli arresti crescere del 230% negli ultimi 90 giorni. Verizon rivendica lo smantellamento di quella che Perreault ha chiamato una «mini organizzazione criminale» a Los Angeles, T-Mobile lavora con le forze dell’ordine per raccogliere le prove necessarie a mandare a processo i responsabili, e in Texas, dove i controlli si sono fatti più severi, Monaghan vede il fenomeno rallentare: un «raggio di speranza», l’ha chiamato.

L’altra strada è ridurre il «raggio d’esplosione» di ogni attacco. Comcast aggiunge circuiti ridondanti perché un taglio non metta giù un intero sito, spezza le tratte con un numero molto alto di fibre, sopra le 400, e tiene giuntatrici e materiali già pronti per intervenire in fretta. Ha anche avviato un sistema di rilevamento sulla fibra assistito dall’intelligenza artificiale che localizza i tagli e, attingendo a un catalogo di «firme», distingue per esempio un martello pneumatico in un cantiere vicino. Spectrum aggiunge terze vie di instradamento e, dove può, porta la rete dai pali sotto terra. AT&T, dal canto suo, usa i furti come argomento in più per uscire del tutto dal rame e passare a fibra e wireless, la stessa direzione dello switch-off delle centrali in rame che FiberCop sta portando avanti in Italia.

E da noi?

Il fenomeno non è solo americano. Pochi giorni fa, il 3 ottobre, i carabinieri della stazione di Vitulazio hanno arrestato in flagranza un 34enne dentro la centrale FiberCop di Liberi, nel Casertano, mentre tagliava e portava via componenti elettronici contenenti palladio, platino, oro, argento e rame: secondo CasertaNews, il colpo avrebbe potuto lasciare senza telefono e internet l’intero comune, e FiberCop ha quantificato il danno in circa 100 mila euro. L’indagine era partita da un episodio analogo avvenuto il 28 settembre a Bellona. Quello che manca, a differenza degli Stati Uniti, è un quadro d’insieme: non abbiamo trovato un conteggio pubblico e condiviso degli attacchi alle reti di telecomunicazione italiane, fisse e mobili. Quanti siano davvero, e quanti clienti lascino al buio ogni anno, è una domanda che varrebbe la pena porre agli operatori, magari prima che, come è successo in Valdinievole dopo il maltempo, a ricordarci quanto è fragile l’ultimo miglio sia un disservizio.

💬 Ne parliamo sul forum di TLCworld. Scriveteci nella discussione dedicata: leggiamo e rispondiamo lì.

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