
C’è un modo di comprare spettro che non passa dalle aste e non fa titoli da miliardi: si chiama affitto, e AT&T lo sta usando con metodo. L’ultima mossa l’hanno scovata prima i radioamatori che la stampa: due domande depositate alla Federal Communications Commission, segnalate su X da Anthony Jones e poi riprese da Broadband Breakfast, Fierce Network e Mobile World Live, in cui l’operatore di Dallas chiede di prendere in gestione tutte le 55 licenze nella banda 3,45 GHz di N Squared Wireless, una società privata di investimento nello spettro sostenuta da Northwood Ventures. Il risultato, se la FCC dirà sì, sono circa 20 MHz di banda media in più in una venticinquina di mercati sparsi su una dozzina di Stati, e 40 MHz in tre di essi.
Chi è N Squared e che cosa possiede
Per capire la notizia bisogna tornare all’asta 110, quella con cui la FCC ha messo sul mercato 100 MHz fra 3,45 e 3,55 GHz. Si è chiusa il 4 gennaio 2022 con 22,5 miliardi di dollari lordi, la terza più ricca della storia della Commissione: AT&T vi spese circa 9 miliardi per 1.624 licenze, Dish 7,3 miliardi, T-Mobile 2,9, mentre Verizon non fece nemmeno un’offerta. In fondo alla lista dei 23 vincitori comparivano diversi investitori finanziari, e fra loro N Squared Wireless, con 55 licenze e 101,8 milioni di dollari di offerte lorde, circa 77 al netto dei crediti riservati alle piccole imprese. Il modello di questi soggetti è semplice: comprare frequenze all’asta e aspettare che un grande operatore ne abbia bisogno. Quel momento, per N Squared, è arrivato.
Secondo la domanda depositata alla FCC, riportata da Mobile World Live, l’accordo è uno spectrum manager lease con le controllate New Cingular Wireless PCS e AT&T Mobility Spectrum: N Squared conserva il controllo legale delle licenze, AT&T ottiene il diritto di trasmettere su quelle frequenze. I termini economici non sono pubblici. AT&T scrive di voler accendere lo spettro con le radio già installate nei propri siti, e promette ciò che promette sempre un pezzo di banda in più: velocità più alte, latenza più bassa e più utenti serviti insieme. I mercati citati includono Tucson in Arizona, Cape Coral in Florida, Waco in Texas, Bowling Green nel Kentucky e Boise City nell’Idaho. Mike Dano, analista di Ookla, ha fatto i conti su LinkedIn: in quasi tutti i mercati AT&T guadagnerebbe circa 20 MHz, ma a Sarasota, Nampa e Bryan arriverebbe a 40 MHz pieni. Con un dettaglio curioso: in quei tre mercati, ad agosto, Speedtest non registrava nemmeno un campione del servizio fisso senza fili di AT&T, Internet Air.
La banda 77 come strategia
La mossa non nasce dal nulla. All’inizio dell’anno AT&T ha chiuso l’acquisto da 23 miliardi di dollari dello spettro di EchoStar, circa 30 MHz nazionali a 3,45 GHz e circa 20 MHz a 600 MHz, i secondi già affidati a Ericsson per il rollout nazionale di cui abbiamo scritto ad agosto. E anche in quel caso lo strumento era stato lo stesso: grazie a un affitto temporaneo dello spettro, scrive Fierce, AT&T aveva acceso i 3,45 GHz di EchoStar su quasi 23.000 siti nel giro di poche settimane, prima ancora che la FCC approvasse l’acquisizione. L’affitto, insomma, non è un ripiego: è il modo più rapido per trasformare una licenza in capacità sulle antenne, perché salta la parte lenta, quella regolatoria, e mette il ferro al lavoro subito.
C’è poi una seconda richiesta, meno vistosa ma tecnicamente più interessante. Venerdì AT&T ha presentato alla FCC una petizione per avviare una revisione delle regole della banda 3,45 GHz e portare il limite di potenza dei terminali da 1 a 2 watt di potenza isotropica equivalente, lo stesso valore già consentito nel resto della banda C. L’argomento è che 3,45 GHz e banda C fanno parte dello stesso ecosistema 3GPP, la banda n77, e che regole diverse per porzioni contigue dello stesso spettro non hanno senso; un terminale più potente in uplink serve soprattutto al fisso senza fili, dove la CPE sta in casa e deve farsi sentire dalla BTS attraverso i muri. È lo stesso spettro, fra 3,45 e 3,98 GHz, per cui la FCC promette nuove aste da cento miliardi entro il 2028, e sul quale si scarica una domanda di traffico che nel 2025 ha superato ogni precedente.
Il nostro commento
Venti megahertz in venticinque mercati medi non cambiano il destino di un operatore da centinaia di milioni di clienti, e la notizia va pesata per quello che è: manutenzione di portafoglio. Ma è una manutenzione che dice due cose. La prima è che negli Stati Uniti la banda 3,45 GHz, nata come parente povera della banda C, è diventata il terreno su cui AT&T costruisce la propria capacità di mezzo, pezzo dopo pezzo, e che ogni megahertz che un fondo ha lasciato inutilizzato dal 2022 finisce adesso in affitto a chi ha le radio già montate. La seconda riguarda la petizione sui 2 watt: quando un operatore chiede più potenza ai terminali in una banda, di solito sta pensando all’uplink del fisso senza fili, non allo smartphone. Per chi guarda le reti dal modem la lezione è quella di sempre, cioè che lo spettro conta per quanto è largo e contiguo, e che una banda frammentata fra aste, affitti e regole di potenza diverse vale meno della somma dei suoi pezzi. AT&T sta provando a ricomporla; la FCC deve ancora dire la sua su entrambe le richieste.
Fonti: domande di lease AT&T/N Squared alla FCC, via Mobile World Live e Fierce Network (22 settembre 2026); Broadband Breakfast (21 settembre 2026); risultati dell’asta 110 FCC (gennaio 2022) via IEEE ComSoc.