
Due metri. È la misura attorno a cui, ieri a Londra, hanno ruotato i discorsi degli operatori mobili britannici sul palco di Connected Britain, la conferenza annuale del settore. Per aggiornare una BTS su un tetto, oggi, la struttura non può superare i sei metri di altezza; con le nuove antenne, che sono più grandi e più numerose, ne servirebbero otto. Lo ha detto Andrea Donà, chief network officer di VodafoneThree, nel keynote riportato da Light Reading, e lo hanno ripetuto in coro BT e Virgin Media O2. Insieme alla richiesta sulle altezze ne è arrivata una seconda, più delicata: ammorbidire le regole sulla neutralità della rete. E la novità è che Ofcom, il regolatore, non ha chiuso la porta.
Sei metri sul tetto, venti a terra
Le cifre chieste dagli operatori sono precise. Sui tetti, da sei a otto metri. Per i tralicci a terra, il limite attuale di 20 metri andrebbe portato a 25 o 30. “Il quadro urbanistico va allineato alla natura della rete”, ha detto Donà, lamentando un’attenzione eccessiva all’impatto visivo delle installazioni. Il problema non è solo il numero, è l’arbitrio: il dirigente ha parlato di una “lotteria del codice postale”, e Shamil Jobanputra, responsabile degli affari regolatori di BT, ha dato la misura della disparità: “ci sono autorità locali che accettano oltre il 90 per cento delle domande e altre che ne respingono il 100 per cento, anche se arrivano tutte dalla stessa fonte”. Emma Shearer di Virgin Media O2 ha definito il regime urbanistico “una barriera strutturale significativa” al dispiegamento veloce del 5G, che ha bisogno di pali più alti e più larghi, e Reza Rahnama, che guida le reti mobili di BT, ha chiesto ai consigli comunali di trattare la connettività come un servizio essenziale per residenti e imprese.
Dietro il palco c’è un’intervista che Donà aveva dato pochi giorni prima a Mobile Europe, e che spiega la posta in gioco. VodafoneThree, l’operatore nato dalla fusione tra Vodafone UK e Three, ha 11 miliardi di sterline da investire nella rete e sostiene di non riuscire a spenderli abbastanza in fretta. “È imbarazzante”, ha detto il manager, “perché come industria non siamo stati capaci di consegnare ciò di cui l’economia, il pubblico, i consumatori e le imprese hanno bisogno”. L’esempio che porta è concreto: alzare un palo esistente di due metri, o allargarlo di mezzo metro, richiede oggi una pratica urbanistica completa, quando dovrebbe rientrare nei lavori consentiti senza autorizzazione. E c’è il capitolo degli sfratti: nei centri delle grandi città gli operatori ricevono in continuazione avvisi di sgombero da edifici in ristrutturazione, con un preavviso di circa 18 mesi, mentre per rimettere in piedi un sito servono dai 32 ai 36 mesi. Il buco, nel frattempo, lo sentono i clienti. La richiesta di Donà è che i diritti di reinstallazione vengano concessi per default, così da non dover ripartire da zero ogni volta.
La neutralità della rete, con un po’ di “opzionalità”
Il secondo fronte è quello che in Europa continentale farebbe discutere di più. Donà ha sostenuto che regole più flessibili sulla net neutrality permetterebbero all’operatore di mettere più “opzionalità” nelle proprie offerte e di sfruttare meglio le tecnologie nuove. Jobanputra di BT è stato più esplicito: la legislazione attuale impedisce, per esempio, di dare la priorità al traffico di un’app di videoconferenza anche quando è il cliente a chiederlo, e le tecniche che oggi consentono di gestire il traffico in modo più efficiente, o di ridurre la latenza, sollevano domande che la norma non prevedeva. È la stessa logica con cui VodafoneThree ha appena lanciato SuperMobile, lo slicing 5G con la velocità garantita per contratto: una corsia riservata che, in una lettura rigida della neutralità, non dovrebbe esistere.
La risposta di Ofcom, sul palco, è arrivata da Natalie Black, direttrice del gruppo infrastrutture e connettività. Il principio guida, ha detto, resta la capacità dei clienti di decidere cosa vedere online, e va protetto; ma “sosteniamo riforme delle regole che diano ai fornitori maggiore flessibilità per innovare e gestire le reti in modo più efficiente, a condizione che gli obiettivi centrali delle norme sulla neutralità siano tutelati”. Non è una novità assoluta: già nel 2023 Ofcom aveva allentato la propria interpretazione, ammettendo tariffe premium con latenza più bassa, offerte dedicate a usi specifici come le auto a guida autonoma e lo zero-rating di alcuni contenuti, per esempio quelli del servizio sanitario nazionale. Ma detto oggi, mentre il regolatore conduce la sua revisione del mercato mobile, pesa di più.
Una revisione che cerca leve
Il contesto, infatti, è una Mobile Market Review lanciata dal governo britannico con una consultazione pubblica, nella quale il ministero cerca esplicitamente “leve di policy che possano sbloccare ulteriori investimenti nelle reti mobili”. L’obiettivo dichiarato è il 5G standalone di qualità per tutti entro il 2030; secondo Ofcom la copertura standalone raggiunge già l’83 per cento delle abitazioni, pur essendo partita solo nel 2023. Il documento riconosce che l’ambiente per gli investimenti è stato “difficile”, tra costi dell’energia e dei materiali, e ricorda che il consumo di dati mobili è cresciuto del 495 per cento tra il 2018 e il 2025. È in questa cornice che gli operatori hanno presentato il conto: meno vincoli sui pali, meno vincoli sul traffico. Il Regno Unito, del resto, sta già sperimentando la via pubblica alle antenne, con i 150 tralicci condivisi accesi nelle zone rurali dalla Shared Rural Network, e ha appena messo un paletto anche sullo spettro per il 6G.
Il commento della redazione
Delle due richieste, quella sulle altezze è la più facile da capire per chi legge le reti dal modem. Le antenne 5G a schiera attiva sono più ingombranti di quelle 4G, e su un tetto due metri in più fanno la differenza tra un sito che si aggiorna e uno che resta com’è. In Italia il collo di bottiglia è stato un altro, quello dei limiti di emissione: la legge 214 del 2023 ha alzato dal 29 aprile 2024 il valore di attenzione da 6 a 15 V/m, come ricorda Arpae, proprio per dare agli operatori più “spazio elettromagnetico” sugli impianti esistenti. Il principio è lo stesso: la rete si aggiorna soprattutto sui siti che ci sono già, e ogni vincolo su quei siti si paga in capacità. La richiesta sulla neutralità della rete è invece la parte da guardare con più attenzione. Dare la priorità a un’app perché lo chiede il cliente sembra innocuo, e in parte lo è; ma la storia recente, con lo slicing a velocità garantita, dice che la strada porta verso reti a più corsie, dove la corsia normale rischia di diventare quella lenta. Ofcom ha detto di essere aperta a discutere. La cosa da seguire è quali paletti metterà, prima di aprire.