
Dopo mesi di dimostrazioni, Ericsson passa dal laboratorio al catalogo. Con un comunicato diffuso il 2 novembre il gruppo svedese ha presentato l’Ericsson ISAC System, la prima soluzione commerciale che aggiunge alla rete mobile la capacità di «vedere» oggetti in volo a bassa quota, droni compresi, anche quando non sono connessi alla rete. Il calendario è dichiarato: nel 2027 partiranno progetti pilota su piccola scala con clienti selezionati, limitati alla sola funzione di rilevamento, e dal 2028 seguiranno installazioni più estese. La parte «comunicazione» dell’acronimo, cioè l’integrazione piena tra sensing e traffico dati sulla stessa forma d’onda, arriverà più avanti, con l’evoluzione verso il 6G.
Che cosa viene messo in vendita
ISAC sta per Integrated Sensing and Communication, e l’idea di fondo l’abbiamo già raccontata quando Ericsson ed Erillisverkot l’hanno provata nel porto di Helsinki: le stesse radio 5G che servono gli smartphone trasmettono segnali di cui si analizzano le riflessioni, e da quelle riflessioni si ricava posizione e traiettoria di ciò che si muove nell’aria. La novità del 2 novembre è che questo diventa un prodotto con un nome, un percorso commerciale e una lista di applicazioni. Il sistema, spiega il comunicato, combina radio 5G predisposte al sensing, edge computing, intelligenza artificiale ed elaborazione del segnale, e funziona in modalità multistatica: la trasmissione e la ricezione dei segnali di rilevamento sono distribuite su più siti della rete, geograficamente separati, così che uno stesso oggetto venga osservato da angolazioni diverse nello stesso istante. È questo, secondo Ericsson, che migliora la precisione del posizionamento, la continuità del tracciamento e la resilienza della copertura.
Il punto di forza commerciale è che non serve costruire nulla di nuovo sul territorio: tralicci, backhaul e spettro ci sono già, nelle città, lungo i corridoi di trasporto e vicino ai siti strategici. I dati prodotti, tracce e classificazione automatica degli oggetti, possono essere condivisi attraverso interfacce standardizzate con sistemi esterni autorizzati, compresi quelli di comando e controllo, e incrociati con radar e altri sensori. Ericsson insiste su questo punto: la rete integra i sensori dedicati, non li sostituisce. Nei test di validazione, riferisce l’azienda, il sistema ha rilevato e seguito micro-droni a distanze dell’ordine dei chilometri con un posizionamento tridimensionale preciso, con la precisazione, doverosa, che le prestazioni reali dipendono dal bersaglio e dal suo profilo di volo, dalla geometria dei siti, dal terreno e dalla configurazione.
Tre prove sul campo, tre Paesi
Il lancio arriva al termine di una sequenza di dimostrazioni che Ericsson ora presenta come validazione. Negli Stati Uniti, ad Arlington in Texas, la prova con AT&T ha usato dashboard di sensing per rilevare, localizzare e seguire più droni contemporaneamente: Shawn Hakl, responsabile prodotto di AT&T Business, parla di telemetria ottenuta «in situazioni dove non è possibile o desiderabile predisporre sensori o telecamere», citando lo stadio come esempio. In Finlandia la dimostrazione con Erillisverkot, la società statale delle reti di sicurezza, ha mostrato più siti 5G che individuano e tracciano droni insieme, e il CTO Antti Kauppinen inquadra la tecnologia come «dual-use» al servizio della resilienza nazionale. In Polonia, infine, Ericsson, Asseco e l’operatore Play hanno combinato il sensing radio con il sistema di rilevamento acustico PUSZCZYK di Asseco, per localizzare con più precisione i droni a bassa quota.
Le applicazioni elencate nel comunicato vanno oltre la difesa in senso stretto: sorveglianza dello spazio aereo su confini e coste, protezione di porti e centrali elettriche, sicurezza di strade, ferrovie e impianti industriali, e quella che Ericsson chiama «low-altitude economy», cioè gestione del traffico dei droni commerciali e gemelli digitali per le smart city. Tra le voci a sostegno c’è Carl Lundqvist, Chief Architect del quartier generale delle Forze armate svedesi, che definisce il rilevamento di piccoli droni su grandi aree «una sfida operativa crescente»; l’analista Joe Madden di Mobile Experts aggiunge che il sensing di rete «funziona molto meglio di quanto molti si aspettino».
Lo stesso giorno, l’asse Riga-Roma
Che il tema sia caldo lo conferma una seconda notizia uscita nelle stesse ore. LMT Defence, il ramo difesa dell’operatore mobile lettone LMT, e Thales Italia hanno firmato un memorandum d’intesa per esplorare, anche loro, l’uso delle reti mobili commerciali nel rilevamento e nel contrasto dei droni. Secondo il testo diffuso dalle due società e ripreso da Corriere Comunicazioni, l’obiettivo è combinare prodotti, servizi e competenze di rete di LMT con le tecnologie 4G/5G per la difesa di Thales Italia, per arrivare a un approccio che identifichi i velivoli attraverso i loro modelli di comportamento. L’intesa definisce un quadro per ulteriori casi d’uso e per un possibile proof of concept, ma la sua realizzazione è esplicitamente subordinata a un accordo su obiettivi, risorse e tappe. La collaborazione nasce dal progetto europeo 5G COMPAD, finanziato dal Fondo europeo per la difesa, e prosegue in 5G COMPAD 2.0. Donato Amoroso, CEO di Thales in Italia, riassume la direzione: le reti mobili «si stanno evolvendo in piattaforme multifunzionali» che oltre a connettere possono «supportare attività di rilevazione e monitoraggio».
Il commento della redazione
La notizia vera, a nostro avviso, non è la tecnologia, che seguiamo da agosto, da quando Lockheed e Verizon hanno proposto il 5G anti-drone in abbonamento e Samsung ha mostrato che il radar del 6G funziona già con il 5G. La notizia è il calendario: un fornitore di rete ha messo per iscritto un anno di inizio vendite, e lo ha fatto dicendo chiaramente che la prima fase sarà «sensing-only». Significa che, almeno per il 2027 e il 2028, l’ISAC commerciale non è la rete che fa due cose insieme sulla stessa onda, ma radio 5G che dedicano una parte del loro lavoro a fare da radar. Quanto costi in capacità per gli utenti, quale spettro usi e chi paghi il conto, il comunicato non lo dice, e sono le tre domande che faremo a ogni operatore che annuncerà un pilota.
C’è poi un nodo di governance che nessuna delle due notizie risolve. Il cliente dell’Ericsson ISAC System è una forza armata, una polizia o il gestore di un’infrastruttura critica; la rete, però, è dell’operatore, e i dati che escono dalle sue antenne finiscono in sistemi di comando e controllo. Ericsson parla di «interfacce standardizzate» e di «sistemi autorizzati», Erillisverkot di sviluppo «responsabile»: formule corrette, che però rimandano a regole ancora da scrivere su chi può chiedere alla rete mobile di guardare il cielo, dove e per quanto tempo. L’intesa tra LMT e Thales Italia, con Riga e Roma unite da un progetto del Fondo europeo per la difesa, dice che l’Europa queste regole le sta cercando dentro i programmi di difesa comune, non nei regolamenti telecom. È un dettaglio che vale la pena tenere a mente: il 5G che vede i droni non è una funzione in più del telefono, è la rete mobile che cambia natura, e lo fa prima che qualcuno abbia deciso come chiamarla.
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