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Rete Mobile

Quattrocento megahertz e una casetta su ruote: Verizon ed Ericsson fanno la prima chiamata 6G a 7 GHz, e la prova vera è quanto segnale entra in casa

Gaetano Alessio Forino
Ultimo aggiornamento: 15/10/2026
Gaetano Alessio Forino
8 Minuti di lettura
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Strada residenziale californiana al tramonto con una persona che guarda lo smartphone e un palo delle telecomunicazioni lontano sulla collina: la prima chiamata 6G pre-standard a 7 GHz di Verizon ed Ericsson a Concord

Una chiamata, un carrier da 400 megahertz e una casetta su ruote. Verizon ed Ericsson hanno annunciato oggi quella che definiscono una prima mondiale: la prima chiamata 6G pre-standard sul campo nella banda dei 7 GHz, fatta da un sito commerciale di Verizon a Concord, in California, con il kit dimostrativo di Ericsson installato nello shelter del sito. Il comunicato congiunto è attento a non vendere più di quello che c’è: «è una dimostrazione pre-standard, non il lancio di un servizio 6G commerciale». Ma il dettaglio tecnico che conta è un altro, ed è il motivo per cui lo raccontiamo: la prova è stata costruita per misurare quanto un segnale a 7 GHz entra nelle case.

Contents
Che cosa è stato fatto a ConcordPerché proprio i 7 GHzIl forum di Verizon e la questione dell’uplinkIl nostro commento

Che cosa è stato fatto a Concord

Lo schema della prova, descritto nel comunicato e ripreso da SDxCentral, è semplice e concreto. La stazione base 6G di Ericsson sta nel ricovero apparati di un sito Verizon già in esercizio. Il terminale, invece, sta dentro una «piccola casa su ruote», un contenitore di circa 12 per 8 piedi, cioè poco più di tre metri e mezzo per due e mezzo, con alimentazione dedicata e batteria di riserva, che può essere configurato per prove all’aperto e al chiuso. Le sue pareti e le sue finestre sono fatte di materiali diversi, di spessore diverso, proprio per confrontare quanto il segnale attraversa un vetro o un muro piuttosto che un altro. La chiamata confermata è quella all’aperto; il resto della prova, scrivono le due aziende, «esamina come le prestazioni del 6G si trasferiscono dall’aria aperta agli spazi interni».

Le grandezze misurate sono quelle che qualunque lettore di TLCworld riconosce dal proprio modem: copertura, velocità, latenza, stabilità, e il comportamento del collegamento in condizioni reali, con e senza visibilità diretta tra antenna e terminale, con il fogliame in mezzo, con ostacoli, e nel passaggio dall’esterno all’interno attraverso diversi vetri e materiali da costruzione. La portante è di 400 MHz, una larghezza che le bande mobili usate oggi sotto i 6 GHz non consentono con una sola portante. Lo stack radio, precisano, è «pre-standard», cioè sviluppato e provato prima che le specifiche ufficiali del 6G siano finalizzate.

Perché proprio i 7 GHz

La banda tra 7 e 8 GHz è il terreno su cui si deciderà buona parte del 6G, e ne abbiamo scritto la settimana scorsa raccontando la contesa con il Wi-Fi in vista della conferenza mondiale delle radiocomunicazioni del 2027. È una banda che offre canali larghissimi, come i 400 MHz usati a Concord, ma che a quelle frequenze paga una propagazione peggiore rispetto alle bande che i nostri telefoni usano oggi: il segnale si attenua di più attraverso i muri e gli alberi. È esattamente per questo che la prova californiana è stata disegnata attorno a una casetta con pareti intercambiabili. Prima di chiedere ai governi di assegnare questa banda al mobile, gli operatori devono sapere se da un sito esistente riescono a coprire l’interno delle case, o se servirà infittire i siti.

Non è la sola prova di questo tipo in corso nel mondo. Proprio stamattina abbiamo raccontato la prima rete commerciale nell’upper 6 GHz accesa da du negli Emirati, con 350 MHz contigui: la fascia è adiacente, la logica è la stessa, e in quel caso si è già passati dal test al servizio. La differenza è che a Concord si prova uno stack 6G, non 5G, e che la banda dei 7 GHz è ancora al centro della contesa regolatoria di cui abbiamo scritto.

Il forum di Verizon e la questione dell’uplink

Yago Tenorio, chief technology officer di Verizon, nel comunicato ricorda che Ericsson è «membro fondatore» del Verizon 6G Innovation Forum, il gruppo di lavoro che l’operatore ha lanciato alla fine dell’anno scorso con Ericsson, Samsung, Nokia, Meta e Qualcomm, come ricostruisce SDxCentral, con l’obiettivo dichiarato di costruire «un ecosistema 6G aperto, diversificato e resiliente». «Questo traguardo all’aperto dimostra come la stretta collaborazione industriale ci aiuti a generare le informazioni tecniche chiave necessarie a dare forma agli standard globali», dice Tenorio. Hannes Ekström, che guida la customer unit Verizon di Ericsson, parla di «apprendimenti sul campo che possono aiutare a trasformare la promessa del 6G in tecnologia dispiegabile».

È lo stesso Tenorio che ieri abbiamo citato per la sua tesi sul 6G che deve reinventare l’uplink, perché l’intelligenza artificiale cambierà il rapporto fra dati scaricati e dati caricati. SDxCentral ne riporta un’altra versione: «Ogni sistema è stato progettato con il downlink in mente, con radio che potevano essere nove a uno o otto a due. Beh, questo potrebbe cambiare. L’AI potrebbe cambiarlo». La prova di Concord non dice ancora nulla sull’uplink, ma 400 MHz di canale sono la materia prima da cui quel rapporto diverso potrà essere ricavato.

Il nostro commento

L’etichetta «prima chiamata 6G» va presa per quello che è, e le due aziende per una volta lo dicono da sole: una dimostrazione pre-standard, con equipaggiamento di prova, senza data di servizio. Chi ha seguito la storia del 5G ricorda quante «prime chiamate» sono state annunciate anni prima che un cliente potesse farne una. Il valore di questa prova non sta nella chiamata ma nella casetta su ruote: è un esperimento sulla fisica, non sul marketing, e la fisica dei 7 GHz è la domanda vera del 6G. Se da un sito normale, con 400 MHz di banda, il segnale attraversa un vetro e due pareti con prestazioni accettabili, il 6G potrà nascere sui siti che esistono; altrimenti servirà una densificazione che, come ci ha ricordato ieri Cellnex, in Italia vale già oggi migliaia di siti in più per coprire gallerie e interni.

Per i lettori italiani la prova è lontana nel tempo e nello spazio, ma la domanda è la stessa che ci facciamo quando guardiamo il modem in una casa di campagna: non quanto spettro c’è, ma quanto ne arriva dentro. I risultati, dicono Verizon ed Ericsson, saranno analizzati e applicati «alla ricerca, ai test e alla pianificazione del 6G». Quando pubblicheranno i numeri di attenuazione attraverso quei vetri e quei muri, saranno quelli, e non la chiamata, la notizia.

💬 Ne parliamo sul forum di TLCworld. Scriveteci nella discussione dedicata: leggiamo e rispondiamo lì.

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