
Un trimestre che batte le attese e un amministratore delegato che, nella sua prima conference call sui conti, spiega perché non basta. Ericsson ha chiuso il terzo trimestre del 2026 con ricavi per 59,5 miliardi di corone, circa 5,33 miliardi di euro, in crescita organica del 7% sullo stesso periodo del 2025, quando erano 56,2 miliardi. A trainare è la divisione Networks, cioè le reti mobili, con vendite organiche in aumento in tre delle quattro aree geografiche. Ma Per Narvinger, al vertice da giugno al posto di Börje Ekholm, ha messo in fila con insolita franchezza i problemi: il mercato delle reti di accesso radio è «sostanzialmente piatto», i componenti costano di più per effetto della corsa all’AI, e i prezzi saliranno.
I numeri
Il margine lordo rettificato scende leggermente, dal 48,1% al 47,7%, mentre il risultato lordo sale a 28,4 miliardi di corone dai 27 dell’anno prima. L’EBITA rettificato è di 10,1 miliardi, pari a un margine del 17%, contro i 15,8 miliardi e il 28,1% del terzo trimestre 2025: il confronto però è falsato da una plusvalenza di 7,6 miliardi contabilizzata un anno fa, senza la quale il risultato operativo migliora. Secondo RCR Wireless, che cita le stime degli analisti, l’EBITA ha battuto le previsioni di oltre il 27%. L’utile netto è di 5,8 miliardi di corone, contro gli 11,3 di un anno fa, anch’essi gonfiati da una cessione. Il flusso di cassa libero prima delle acquisizioni scende a 4,9 miliardi dai 6,6 precedenti. Nei primi nove mesi del 2026 le vendite sono a 161,5 miliardi di corone, in calo del 4% a cambi correnti ma in crescita organica del 4%.
La marginalità di Networks migliora anche grazie a ricavi retroattivi da brevetti, mentre l’area Enterprise risente della cessione di iconectiv e Cloud Software and Services resta stabile. C’è poi un dettaglio che spiega parte della crescita: Ericsson ha avvertito che alcuni clienti hanno comprato apparati nel trimestre in anticipo sugli aumenti di prezzo annunciati.
«Il mercato RAN è piatto, i componenti costano di più»
Il passaggio più interessante della call, riportato da RCR Wireless, è quello in cui Narvinger ammette che il problema dei costi è strutturale e legato al «boom dell’AI». «Il mercato RAN è sostanzialmente piatto e i costi dei componenti stanno aumentando sulla scia del boom dell’AI. Siamo riusciti a mitigarlo con azioni tattiche come la sostituzione di prodotti e l’upselling. Ma questi sforzi non basteranno nel lungo periodo». Da qui le «azioni strutturali»: ottimizzazione del portafoglio, aumento dei prezzi, interventi sulla catena di fornitura ed efficienza. Con una precisazione che chi firma contratti pluriennali farà bene a leggere: «Molti contratti con i clienti sono pluriennali, quindi le mitigazioni strutturali richiederanno tempo per produrre effetti. Non saremo immuni dai costi più alti dei componenti». Nelle previsioni ufficiali, l’aumento dei prezzi dei componenti potrebbe pesare sui margini lordi nel 2027.
Sul 5G standalone Narvinger è stato altrettanto diretto. Alcuni operatori usano le funzioni SA, slicing e qualità su richiesta, ma «non in volume». «Iniziamo a parlare di cosa è possibile così tanto in anticipo che, quando succede davvero, è già una vecchia notizia». La sua scommessa è sugli agenti AI: «Sono convinto che le persone dipenderanno così tanto dagli agenti AI da volere un accesso garantito a quell’agente, sempre. Il che significa che non si può avere il paradigma del best effort». Lo slicing, dice, «succederà, è questione di tempo».
La riorganizzazione: una sola Asia, l’enterprise torna nelle reti
Insieme ai conti è arrivata una semplificazione della struttura. Dal 1° gennaio 2027 le aree North East Asia e South East Asia, Oceania and India si fondono nella nuova Market Area Asia-Pacific, affidata a Patrick Johansson, oggi a capo dell’area Europa, Medio Oriente e Africa; per l’EMEA parte la ricerca di un sostituto. Chafic Nassif e Andres Vicente, responsabili delle due aree asiatiche, accompagnano la transizione fino al 31 dicembre e poi lasciano il comitato esecutivo.
Il secondo cambiamento riguarda la Business Area Enterprise Wireless Solutions, che viene smontata. Le soluzioni Neutral Host, per la copertura mobile negli edifici, e Ericsson Private 5G confluiscono in Networks, con l’obiettivo dichiarato di creare sinergie di ricerca e sviluppo sulla connettività indoor. Il Wireless WAN resta un’attività autonoma che risponde a Yossi Cohen, capo delle Americhe. Åsa Tamsons, responsabile dell’enterprise, segue l’integrazione fino a fine anno e poi esce dal comitato esecutivo. RCR nota che la mossa arriva il giorno dopo l’annuncio di Nokia sulla cessione del proprio business campus 5G, e che Ericsson ha indicato fra le future priorità di ricerca l’integrazione con le reti satellitari, Starlink compresa, negli ambienti indoor. Nelle parole di Narvinger, dall’enterprise «non abbiamo ancora ottenuto la crescita o il beneficio» sperati.
Genova, intanto
La riorganizzazione globale arriva mentre in Italia resta aperta la vertenza di Genova Erzelli, dove Ericsson ha ritirato la procedura di licenziamento collettivo per 131 dipendenti puntando sulle uscite volontarie. Il 14 ottobre, al question time alla Camera, il ministro Adolfo Urso ha riferito che «ieri c’è stato un ulteriore incontro tra Ericsson e sindacati, nella sede di Genova, nel corso del quale l’azienda ha confermato di voler procedere con uscite volontarie e incentivate», e ha sollecitato «un accordo, in fretta». Il tavolo di settore è convocato per il 12 novembre, con la ministra del Lavoro Marina Calderone. La vicenda l’avevamo raccontata dall’inizio.
Il commento della redazione
Ci sono due modi di leggere questo trimestre. Il primo è quello della Borsa: utile sopra le attese, reti che crescono, un nuovo amministratore delegato che parte bene. Il secondo è quello che Narvinger stesso ha suggerito, e che vale di più. Un fornitore che cresce del 7% in un mercato «piatto» lo fa prendendo quote agli altri e vendendo in anticipo prima degli aumenti, non perché gli operatori spendano di più in antenne: lo avevano già misurato i dati Dell’Oro sul primo semestre, con il capex in crescita ma non per la RAN. E i costi dei componenti che salgono per colpa dell’AI, con gli aumenti di prezzo che seguiranno, finiranno nei conti degli operatori europei che già lamentano ricavi fermi. L’ammissione sul 5G standalone, «non in volume», è la più onesta sentita da un vendor da tempo, e per i lettori italiani vale doppio: qui il 5G SA non è ancora aperto ai clienti consumer. Il taglio dell’enterprise e il rientro del private 5G nelle reti dicono il resto: la crescita promessa dalle fabbriche connesse, per ora, non c’è stata. Ericsson resta il più solido dei fornitori occidentali, ma il quadro che il suo CEO descrive è quello di un settore che deve inventarsi la domanda, non solo servirla.
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