
«The Nation’s Biggest Network», la rete più grande della nazione: è lo slogan che VodafoneThree ha scelto a giugno per la sua campagna di marca più imponente di sempre. Il barometro sulla copertura mobile nel Regno Unito pubblicato questa settimana da nPerf, la società francese di misurazioni crowdsourced, racconta però un’altra storia, almeno sul 5G: nella classifica dei quattro operatori Vodafone è ultima, con un indice di copertura 5G del 37,47%, meno della metà di quello di EE, prima con il 77,02%. Ne hanno scritto Telecoms.com e ISPreview, e i numeri meritano di essere letti con calma, perché dicono qualcosa anche su come si misura una rete.
Che cosa misura nPerf
Il barometro copre il periodo da settembre 2025 ad agosto 2026 e si basa sui test di connessione fatti dagli utenti con il sito e le app nPerf per Android e iOS. L’indice di copertura è la combinazione di due valori pubblicati anche separatamente: la copertura della popolazione e quella geografica, cioè del territorio. Vodafone e Three sono trattate come reti distinte, anche se dalla fusione fanno capo alla stessa società. È un metodo diverso da quello dei drive test e da quello delle scansioni passive di segnale, come quelle che Ookla ci ha spiegato la settimana scorsa: qui contano i punti in cui gli utenti hanno effettivamente lanciato un test, e la lettura va fatta con questo in mente.
I numeri del 5G
Sul 5G il distacco è netto. EE copre l’85,35% della popolazione e il 68,69% del territorio, per un indice del 77,02%. O2 è seconda con il 58,73% (67,69% della popolazione, 49,77% del territorio), Three terza con il 49,56% (58,02% e 41,10%). Vodafone chiude con il 37,47%: 46,39% della popolazione e appena il 28,56% del territorio, l’unico valore sotto il 40% di tutta la tabella. Fra le nazioni del Regno, l’Irlanda del Nord ha la copertura 5G più alta con il 48,2%, seguita da Scozia con il 42,6% e Galles con il 40,3%; per l’Inghilterra nPerf non ha pubblicato un dato separato. EE è prima ovunque tranne che in Irlanda del Nord, dove vince O2; Vodafone è quarta in tutte le regioni salvo il Galles, dove supera Three.
Sul 4G, invece, i quattro sono vicini: EE 96,50%, Three 94,13%, O2 93,85%, Vodafone 92,40%, con coperture della popolazione fra il 95 e il 98% e del territorio fra l’89 e il 95%. Il commento di nPerf è prudente e non entra nel merito dei singoli operatori: «Questo barometro conferma che la copertura mobile nel Regno Unito continua a progredire rapidamente, anche se restano divari significativi fra operatori e regioni, in particolare sul 5G», ha detto l’amministratore delegato Sébastien de Rosbo.
Il marketing e la mappa
Il problema, come nota Telecoms.com, è che Vodafone ha costruito la comunicazione post-fusione proprio sulla rete. Dopo aver rilevato quest’estate la quota di CK Hutchison e aver celebrato a maggio l’integrazione delle due reti, la società ha insistito sugli 11 miliardi di sterline di investimenti previsti, si è battezzata «The Nation’s Network» e a giugno ha lanciato la campagna sulla «rete più grande della nazione». Il barometro nPerf, se non altro, chiarisce che «più grande» non può riferirsi alla copertura 5G. C’è un’attenuante tecnica, che abbiamo raccontato con l’accensione della nuova core 5G di Ericsson: le due reti sono in corso di integrazione, e ISPreview fa notare che il dato è interessante proprio perché Three e Vodafone «stanno lentamente avvicinando le loro reti». Ma nPerf le misura separate, e in ogni caso il 49,56% di Three non basterebbe da solo a colmare il divario con EE. Sul come il barometro tratterà la rete unificata, nPerf non dice nulla.
Due modi di leggere una copertura
Un indice come quello di nPerf va maneggiato sapendo che cosa c’è dentro. La copertura geografica pesa quanto quella della popolazione, e questo penalizza chi ha concentrato il 5G nelle città: un operatore che copre metà degli abitanti ma un quarto del territorio si ritrova con un numero basso anche se il suo cliente medio, in città, il 5G lo vede benissimo. È lo stesso motivo per cui le nazioni più rurali del Regno, Irlanda del Nord, Scozia e Galles, compaiono con valori fra il 40 e il 48% e non c’è un dato per l’Inghilterra: nPerf non lo ha pubblicato, e senza quello il quadro nazionale resta incompleto. Il crowdsourcing aggiunge un’altra cautela, perché misura dove gli utenti hanno lanciato un test, non dove il segnale c’è. Detto questo, quattro operatori misurati con lo stesso metodo restano confrontabili fra loro, e il confronto è impietoso.
Il nostro commento
Il dato che ci interessa non è la classifica, che con questi metodi va presa con le molle, ma la distanza fra il 4G e il 5G di uno stesso operatore. Vodafone copre col 4G il 92,40% dell’indice e col 5G il 37,47%: 55 punti di scarto. EE ne ha 19, O2 35, Three 45. È la misura di quanto 5G è stato acceso davvero sui siti esistenti, e vale più di qualsiasi spot: il 4G è arrivato ovunque, il 5G no, e la differenza fra chi l’ha portato in campagna e chi l’ha lasciato nelle città è la differenza fra un indice del 77% e uno del 37%.
La seconda cosa è che la fusione rende queste tabelle un bersaglio mobile. Se il prossimo barometro misurerà ancora Vodafone e Three separate mentre la rete fisica diventa una sola, il 37% di Vodafone o salirà perché aggancia i siti di Three, o resterà lì, e vorrà dire che l’integrazione non è arrivata alle radio. Sarà il primo vero esame della fusione, e sarà un esame di copertura, non di velocità. Chi, come noi, ha seguito la richiesta degli operatori britannici di BTS più alte, sa dove guardare: nelle campagne, dove il 28,56% di territorio coperto in 5G è un numero che nessuna campagna pubblicitaria può correggere.