
La cifra che ha fatto il giro dei titoli è 515,8 megabit al secondo. Ma il numero che conta davvero, nella sperimentazione satellitare presentata ieri a Milano, è un altro: 100 utenti insieme. Perché qui il satellite non arriva sul tetto della singola casa, come nelle offerte che conosciamo: fa da ponte per un paese intero. Lo hanno spiegato nella sede milanese del Dipartimento per la trasformazione digitale il sottosegretario Alessio Butti, il sottosegretario regionale Ruggero Invernizzi, l’assessore Franco Lucente e il presidente di ARIA Marco Ambrosini, presentando i risultati preliminari di un progetto che Corriere Comunicazioni riassume così: satellite, fibra e accessi wireless messi insieme per raggiungere i territori dove scavare costa troppo.
Il satellite fa il trasporto, non l’accesso
Il progetto nasce dalla collaborazione fra il Dipartimento, Regione Lombardia e ARIA, la società regionale per l’innovazione, dentro la Strategia nazionale per la banda ultra larga. Il Dipartimento ha messo 5 milioni e la Regione 1,5, e la sperimentazione è stata affidata al raggruppamento formato da Fastweb e Telespazio, del gruppo Leonardo, con il supporto scientifico dell’Università di Pavia. La soluzione, secondo il comunicato riportato integralmente da ComoZero, è una connettività satellitare ibrida multi-orbita, reingegnerizzata apposta per integrarsi con le reti terrestri esistenti.
L’architettura è la parte interessante. Le case, le imprese e gli uffici pubblici restano collegati come oggi, con fibra, rame o accessi wireless. Il traffico viene raccolto in punti territoriali, passa sulla rete fissa di Fastweb, sale sul segmento satellitare di Telespazio e scende al nodo di aggregazione di Milano Caldera, da dove gli operatori lo instradano verso Internet. In gergo si chiama backhaul: il satellite sostituisce la dorsale che manca, non l’ultimo miglio. La capacità viene così condivisa fra molte utenze, e questo è ciò che permette di collegare un’area intera invece di una singola parabola. Il modello, precisa il comunicato, lascia agli operatori la gestione del servizio e del rapporto con i clienti, ed è pensato per integrare in prospettiva altre costellazioni e altri fornitori.
Sessanta giorni e 39 borghi che non esistono
Le prove hanno interessato 10 punti di raccolta e 39 configurazioni di «borgo virtuale», con dispositivi capaci di riprodurre il traffico di una comunità connessa: navigazione, streaming, videoconferenze, servizi cloud e telefonia su Internet, fino a 100 utenti contemporanei, per sessanta giorni e in condizioni meteo diverse. L’analisi preliminare ha rilevato velocità di download fra 216,4 e 515,8 Mbit/s e di upload fra 33,7 e 91,9 Mbit/s nelle configurazioni provate. A Brescia, Moglia, Eupilio, Montalto Pavese e Corte de’ Frati streaming, gaming, lavoro da remoto e VoIP hanno dato le prestazioni migliori.
Il limite è emerso dove doveva emergere. Le prove con i carichi più intensi, dice il comunicato, «hanno evidenziato l’importanza di dimensionare correttamente la capacità condivisa, soprattutto per il traffico in upload». Butti lo ha detto in modo più diretto in un’intervista al Giornale: le criticità sono «circoscritte all’upload in alcuni scenari molto stressanti, soprattutto dove più borghi virtuali condividevano in contemporanea la stessa capacità di uplink satellitare», e derivano dalla saturazione della capacità condivisa in una configurazione «volutamente portata al limite». È un limite di dimensionamento, non di tecnologia, sostiene il sottosegretario. Vero, ma il dimensionamento è esattamente la voce che costa.
Cosa succede adesso
«I risultati sono molto incoraggianti. Ora vogliamo confrontarci con gli operatori per definire le condizioni tecniche ed economiche che consentano di replicare questo modello nel Paese, con requisiti chiari di qualità e sicurezza», ha detto Butti. Il passo successivo, sempre secondo l’intervista, è completare il rapporto tecnico e portarne i risultati nell’aggiornamento della Strategia BUL, con il satellite integrato in un modello multimodale accanto a fibra e wireless. Sul bando il sottosegretario resta vago: le modalità «saranno valutate successivamente», con «massima apertura al mercato e piena neutralità tecnologica». Il tema, aggiunge, riguarda tutto il Paese e altre regioni, fra cui la Liguria, hanno già manifestato interesse. Il comunicato parla di un’architettura aperta ad altre costellazioni e altri fornitori, e viene da chiedersi se un giorno quel trasporto possa passare anche dalla costellazione europea IRIS², che prende forma proprio in queste settimane: il comunicato non lo dice e noi ci limitiamo alla domanda. Quanto ai costi, nelle aree più isolate la posa della fibra può costare «decine di migliaia di euro per singolo civico», mentre il satellite «può ridurre questi costi a poche centinaia di euro».
Il commento della redazione
Ci piace che finalmente si parli di satellite nel modo giusto per un Paese di montagne e borghi: non come il piatto sul balcone del singolo cliente, ma come infrastruttura di trasporto per un’intera comunità, con l’operatore terrestre che resta l’interlocutore. È un modello che sposta il satellite dal mercato consumer a quello wholesale, e che tiene in mano pubblica la regia. Ed è coerente con quello che vediamo altrove: la sperimentazione direct-to-cell di Fastweb + Vodafone e Starlink sull’Appennino risolve il problema opposto, il telefono senza copertura, mentre qui si risolve il paese senza dorsale.
Detto questo, i numeri vanno letti per quello che sono. Sono risultati preliminari, con borghi simulati e non abitati, e il picco di 515,8 Mbit/s è il migliore fra 39 configurazioni, non la media. L’upload che satura quando più borghi condividono la stessa capacità è il punto su cui si giocherà tutto, perché in una rete condivisa il costo cresce con il numero di utenti serviti bene, non con quelli serviti e basta. Il comunicato regionale non dice quali satelliti né quale orbita abbiano fatto il grosso del lavoro. Gli atti della gara però lo indicano: nella sentenza con cui il TAR Lombardia (n. 366 del 26 gennaio 2026) ha confermato l’aggiudicazione ad ARIA, si legge che per il backhauling il raggruppamento Fastweb-Telespazio “si avvarrà dell’operatore Starlink” — la costellazione LEO di SpaceX — dentro un’architettura ibrida multi-orbita. È la stessa Starlink che in Italia è già dorsale per Fastweb e Vodafone nelle isole minori. Il confronto con gli operatori, che Butti annuncia, dovrà rispondere a una domanda semplice: quanto costa un megabit garantito in upload per un borgo di cento persone, e chi lo paga. Quando quel numero uscirà, sapremo se la Lombardia ha trovato un modello o una bella dimostrazione.