
Ci sono annunci che si vedono arrivare da lontano e che, quando finalmente arrivano, fanno male lo stesso. Oggi, 16 luglio, OnePlus ha ufficializzato con un post sul proprio forum quello che il mercato sospettava da mesi: il marchio smette di lanciare nuovi prodotti in Europa e in Nord America. “Oggi i nostri cuori sono indubbiamente pesanti e pieni di emozioni contrastanti”, scrive l’azienda, parlando di un “aggiustamento proattivo della strategia globale”. Tradotto dal linguaggio delle pubbliche relazioni: OnePlus, per noi europei e per gli americani, chiude. E con la sua uscita di scena si spegne una delle storie più affascinanti che il mondo Android abbia raccontato negli ultimi dodici anni.
Da “flagship killer” a fantasma: dodici anni in salita e in discesa
Per capire perché questa notizia pesa più di quanto dicano le quote di mercato, bisogna riavvolgere il nastro fino al dicembre 2013, quando Pete Lau e Carl Pei fondarono OnePlus con una promessa quasi arrogante: “Never Settle”, mai accontentarsi. Il primo frutto arrivò pochi mesi dopo: il OnePlus One, un telefono con specifiche da top di gamma venduto a 299 dollari, circa la metà di un Galaxy S5 o di un iPhone dell’epoca. La stampa lo battezzò subito “flagship killer”, e il soprannome rimase attaccato al marchio per anni.
Non era solo questione di prezzo. OnePlus vendeva i suoi telefoni con un sistema a inviti che trasformava l’acquisto in un privilegio da conquistare, coltivava una community di appassionati che partecipava alle scelte di sviluppo e curava OxygenOS, una delle interfacce Android più pulite e veloci in circolazione, amatissima da chi considerava le personalizzazioni pesanti dei concorrenti un insulto al buon senso. Era un marchio costruito dai nerd per i nerd, e per un lungo periodo ha funzionato meravigliosamente: i vari OnePlus 3T, 5T e 6T sono ancora oggi ricordati come alcuni dei migliori acquisti Android di sempre.
Poi, lentamente, qualcosa si è rotto. Carl Pei ha lasciato l’azienda a fine 2020 per fondare Nothing, portandosi via una parte dell’anima ribelle del progetto. Nel 2021 è arrivata la fusione operativa con Oppo, con cui OnePlus condivideva già da tempo la casa madre e le linee produttive: da quel momento OxygenOS ha adottato la base di codice di ColorOS, i prodotti hanno cominciato ad assomigliare sempre più a varianti dei Find di Oppo e i prezzi sono saliti fino a rendere il vecchio soprannome un ricordo imbarazzante. Gli ultimi anni sono stati un elenco di segnali inquietanti: il pieghevole Open 2 prima rinviato e poi cancellato, i lanci europei sempre più sottotono, e il rientro di Pete Lau in Oppo come chief product officer, mossa che con il senno di oggi suona come il preludio dell’assorbimento definitivo.
Cosa cambia per chi ha un OnePlus in tasca
La domanda che si stanno facendo migliaia di utenti italiani è la più concreta di tutte: e adesso? La risposta ufficiale, riportata anche da Mobile World Live e da Engadget, è rassicurante almeno sulla carta. OnePlus e Oppo garantiscono che i diritti degli utenti esistenti saranno tutelati: l’assistenza post-vendita continuerà, gli aggiornamenti software e di sicurezza arriveranno secondo i piani già promessi e i canali di supporto resteranno operativi. Chi ha comprato un OnePlus 13 o un OnePlus 15 non si ritroverà quindi con un fermacarte, e anche la garanzia resta valida.
C’è però un cambiamento che i fan storici vivranno come un piccolo lutto: OxygenOS morirà. A partire da Android 17, i dispositivi OnePlus in Europa e Nord America riceveranno ColorOS, l’interfaccia di Oppo, che sostituirà progressivamente il software originale. Come nota 9to5Google, le due interfacce erano ormai gemelle sotto il cofano dal 2021, quindi il salto tecnico sarà minimo; quello simbolico, per chi aveva scelto OnePlus proprio per OxygenOS, è enorme. Nel frattempo lo store online continua a vendere le scorte residue, ma senza ricambio: quando i OnePlus 15 a magazzino finiranno, non ne arriveranno altri. E il 16 agosto chiuderà anche la community OnePlus per Europa e Nord America, il forum che era stato la culla del marchio: i contenuti non saranno più accessibili pubblicamente.
Oppo eredita l’Europa, l’America resta orfana
Il piano di successione è già scritto, almeno da questa parte dell’Atlantico. Oppo assorbirà “le capacità, le tecnologie e la filosofia di prodotto” di OnePlus e prenderà il suo posto sul mercato europeo. Elvis Zhou, CEO di Oppo Europe, ha definito il nostro continente “un mercato chiave” e ha promesso un rafforzamento delle squadre locali, con una priorità dichiarata sul portare in Europa i modelli di punta: il recente Find X9 Ultra è stato il lancio europeo più ambizioso nella storia dell’azienda, e il negozio online britannico è stato appena rilanciato con un catalogo più ampio.
Negli Stati Uniti, invece, non ci sarà nessun testimone da passare. Oppo non ha alcun piano di ingresso sul mercato americano, dove peraltro il clima commerciale e politico verso i produttori cinesi è tutto fuorché accogliente. OnePlus era rimasto l’unico marchio della galassia Oppo a presidiare gli Stati Uniti, con una distribuzione che negli anni d’oro era arrivata perfino nei negozi di T-Mobile e Verizon: con questa uscita, l’intera famiglia abbandona il mercato a stelle e strisce. Una ritirata che si inserisce in un contesto che conosciamo bene, quello delle crescenti barriere tra Occidente e produttori cinesi di cui abbiamo parlato anche a proposito dell’esclusione di Huawei e ZTE dalle reti 5G europee.
E l’India? Le rassicurazioni ufficiali e i dubbi dei bene informati
C’è poi il capitolo più delicato, quello indiano. Nel comunicato ufficiale OnePlus giura che l’India “continua a essere uno dei mercati più importanti” e che l’impegno è “incrollabile”, citando i lanci recenti e quelli in arrivo. Ma proprio alla vigilia dell’annuncio, fonti di stampa ritenute affidabili — la stessa 9to5Google in testa — riferivano di un piano per chiudere anche le operazioni indiane all’inizio del prossimo anno, nell’ambito di un riassetto ancora più ampio della galassia che comprenderebbe perfino il ritiro di Realme dal mercato cinese. L’azienda replica che “le azioni parlano più forte delle speculazioni”, ma vale la pena notare che anche in India i telefoni OnePlus passeranno a ColorOS. Se son rose fioriranno; se son scatoloni, lo scopriremo presto.
La parabola di OnePlus racconta molto di come è cambiato il mercato: quando il marchio nacque, il mondo Android era un far west di produttori che si contendevano ogni fascia di prezzo; oggi è un oligopolio dove le economie di scala contano più delle community di appassionati, e dove perfino colossi come Xiaomi devono stringere alleanze pluriennali sui chip per restare competitivi. Mantenere due marchi paralleli con prodotti quasi identici, per Oppo, era un lusso che non aveva più senso.
Il commento della redazione
Diciamolo senza girarci intorno: per il consumatore europeo questa è una brutta notizia, comunque la si racconti. OnePlus non era più il flagship killer di un tempo, d’accordo, ma la sua presenza teneva sul mercato un’alternativa credibile nella fascia alta, con un software apprezzato e prezzi ancora leggermente più aggressivi della media. La sua uscita lascia il segmento premium Android sostanzialmente a Samsung, con Xiaomi, Honor e la stessa Oppo a fare da contorno: meno concorrenza, e la storia insegna che quando la concorrenza cala i prezzi non scendono mai. Ci colpisce anche il contrasto con il piccolo fenomeno a cui abbiamo assistito la settimana scorsa a Helsinki, dove cinquecento persone hanno fatto la fila per il nuovo Jolla Phone: evidentemente la voglia di alternative, tra gli appassionati, è tutt’altro che morta. È l’offerta che si sta arrendendo, non la domanda. E c’è infine una lezione per chiunque compri tecnologia: OnePlus aveva costruito tutto sulla community, sugli inviti, sul rapporto diretto con i fan — e oggi quella community scopre dal forum che il forum stesso chiuderà tra un mese. I marchi passano, le foto e le chat restano sui telefoni: il consiglio, come sempre, è scegliere prodotti per quello che offrono oggi, non per le promesse di eternità. Perché nel mercato smartphone, di eterno, non c’è niente.