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Telefonia Mobile

La Slovacchia saluta il GSM: Orange spegnerà la rete 2G a inizio 2029

redazione
Ultimo aggiornamento: 03/07/2026
redazione
11 Minuti di lettura
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Vecchio telefono con tastiera fisica su un tavolo di legno al tramonto, con un'antenna di rete mobile sullo sfondo: simbolo dello spegnimento della rete 2G

C’è una rete che ha fatto squillare i primi Nokia, che ci ha insegnato a scrivere SMS con il T9 e che, contro ogni pronostico, è sopravvissuta a tutte le tecnologie arrivate dopo di lei. Parliamo ovviamente del 2G, il buon vecchio GSM. E ora anche per lui, almeno in Slovacchia, è arrivato il momento di guardare il calendario: Orange ha confermato che spegnerà la propria rete 2G all’inizio del 2029. La notizia, anticipata dal portale slovacco Živé.sk e ripresa da Telecompaper, chiude un cerchio aperto quasi trent’anni fa, quando le prime celle GSM slovacche iniziarono a trasmettere nella seconda metà degli anni Novanta.

Contents
Un effetto domino: tre operatori su quattro hanno già fissato la dataPerché si spegne proprio adessoChi deve preoccuparsi (e chi no)E l’Italia? Il 2G da noi è ancora una rete di riservaIl commento della redazione

«Orange prevede di spegnere la rete 2G in Slovacchia all’inizio del 2029», ha dichiarato l’operatore a Živé.sk, mettendo finalmente una data precisa su un piano che finora era rimasto volutamente vago: nei documenti di modernizzazione della rete, infatti, Orange aveva sempre parlato di una finestra compresa tra il 2028 e il 2030. Ora la forchetta si è chiusa, e il countdown è ufficialmente partito.

Un effetto domino: tre operatori su quattro hanno già fissato la data

La cosa che ci ha colpito di più di questa vicenda non è tanto l’annuncio in sé, quanto la tempistica corale. Nel giro di pochi mesi, infatti, quasi tutto il mercato slovacco si è allineato sulla stessa scadenza. Slovak Telekom, la controllata di Deutsche Telekom, ha annunciato che chiuderà la propria rete 2G a gennaio 2029. O2 Slovakia era stata la prima a muoversi, comunicando già a fine ottobre 2025 l’intenzione di spegnere tutto entro la fine del 2028, con l’obiettivo dichiarato di riutilizzare le preziose frequenze a 900 MHz per le reti 4G e 5G.

L’unica voce fuori dal coro, per ora, è 4ka, il quarto operatore del Paese: «Al momento non stiamo preparando lo spegnimento della rete 2G», ha fatto sapere a Živé.sk. Secondo il portale slovacco, però, anche in casa 4ka il tema sarebbe già sul tavolo. Tradotto: è questione di quando, non di se.

Il quadro che ne esce è chiarissimo. Tra la fine del 2028 e i primi mesi del 2029 la Slovacchia dirà addio al GSM quasi in blocco, in una delle transizioni più coordinate che si siano viste in Europa. Non è un caso isolato: fa parte di una strategia continentale che il gruppo Orange aveva messo nero su bianco già nel 2022, quando annunciò ufficialmente il pensionamento progressivo di 2G e 3G in tutte le sue filiali europee entro la fine del decennio. Per la Slovacchia il piano prevedeva prima lo stop al 3G — già avvenuto — e poi quello al 2G entro il 2030. Con l’annuncio di questi giorni, Orange è persino in anticipo sulla tabella di marcia.

Perché si spegne proprio adesso

La domanda che molti si fanno è sempre la stessa: perché smantellare una rete che, tutto sommato, funziona ancora? La risposta sta in una parola che gli addetti ai lavori conoscono bene: refarming. Le frequenze sono una risorsa finita e preziosissima, e quelle occupate dal 2G — in particolare la banda a 900 MHz, che si propaga lontano e penetra bene dentro gli edifici — fanno gola alle reti moderne. Spostarle su 4G e 5G significa più capacità, più copertura nelle zone rurali e dentro le mura di casa, e un uso dello spettro enormemente più efficiente: una portante LTE trasporta una quantità di dati che al GSM richiederebbe uno sforzo semplicemente impensabile.

E poi ci sono i numeri, che raccontano una tecnologia ormai al tramonto per davvero. Come riporta il sito specializzato MojAndroid, la rete 5G di Telekom copre ormai il 99,1% della popolazione slovacca, e a maggio 2026 le chiamate via VoLTE e Wi-Fi Calling rappresentavano già l’84% del traffico voce dell’operatore. In altre parole: la stragrande maggioranza degli slovacchi il 2G non lo usa più nemmeno per telefonare, che era rimasta la sua ultima vera ragione di esistere.

C’è infine un aspetto meno raccontato ma tutt’altro che secondario: l’energia. Tenere accesa una rete legacy significa alimentare, manutenere e aggiornare un intero strato tecnologico che serve una fetta sempre più piccola di traffico. Il gruppo Orange lo ha detto esplicitamente: la dismissione delle reti storiche rientra nel percorso verso l’obiettivo Net Zero fissato al 2040. Ogni antenna GSM spenta è un pezzetto di bolletta elettrica — e di emissioni — che se ne va.

Chi deve preoccuparsi (e chi no)

Per chi ha in tasca uno smartphone recente, la risposta è semplice: nessun problema. La transizione sarà invisibile, come lo è stata quella dal 3G. Il discorso cambia per due categorie di utenti, e vale la pena spiegarlo bene perché è la parte della storia che riguarda più da vicino le persone comuni.

La prima categoria è quella dei telefoni con tastiera fisica, i cari vecchi “telefonini” che tanti genitori e nonni usano ancora oggi proprio perché semplici e con batterie infinite. Molti di questi dispositivi si appoggiano esclusivamente alla rete 2G: quando verrà spenta, smetteranno di funzionare del tutto. Niente chiamate, niente SMS, niente di niente. Ma attenzione, perché c’è anche una trappola più subdola che riguarda alcuni smartphone 4G datati: navigano tranquillamente in LTE, però al momento della chiamata ricadono sulla rete 2G perché non supportano il VoLTE, la tecnologia che fa viaggiare la voce direttamente sulla rete dati. Chi possiede un telefono di questo tipo si ritroverà con un dispositivo che naviga ma non telefona. Il consiglio degli operatori slovacchi è di verificare per tempo tre cose: che il telefono supporti 4G o 5G, che il VoLTE sia attivo e che la SIM sia compatibile.

La seconda categoria è quella che, a nostro avviso, darà i veri grattacapi: il mondo delle macchine. Sotto la superficie, il 2G è ancora il sistema nervoso di una quantità sorprendente di oggetti: combinatori telefonici dei sistemi di allarme, telesoccorso degli ascensori, POS portatili, localizzatori GPS sui veicoli aziendali, contatori intelligenti, sensori industriali, moduli telematici installati nelle automobili. Sono dispositivi progettati per durare dieci, quindici, a volte vent’anni, spesso installati e dimenticati. Le aziende slovacche sono state avvisate: serve un inventario di tutto ciò che comunica via 2G e un piano di migrazione verso le alternative moderne, che per l’IoT si chiamano NB-IoT e LTE-M, tecnologie pensate apposta per consumare pochissimo e coprire anche gli scantinati dove oggi arriva solo il GSM.

E l’Italia? Il 2G da noi è ancora una rete di riserva

Vedendo queste date, viene naturale chiedersi come siamo messi a casa nostra. La situazione italiana è curiosamente ribaltata rispetto a quella slovacca: da noi il 3G è già un ricordo — Vodafone lo ha spento nel 2021, TIM nell’ottobre 2022 — mentre il 2G continua imperterrito a fare il suo mestiere, e per ora nessun operatore italiano ha fissato una data di spegnimento definitiva e vincolante. I piani dei grandi gruppi europei parlano genericamente di fine decennio: Vodafone, ad esempio, ha indicato l’intenzione di dismettere le reti 2G residue in Europa entro il 2030.

Il motivo di questa longevità è lo stesso che rende delicata la transizione slovacca: il GSM è diventato la rete di riserva universale. Ci si appoggiano milioni di contatori intelligenti, sistemi di allarme, dispositivi eCall montati sulle auto e telefoni di anziani. Spegnerlo è facile; farlo senza lasciare nessuno a piedi è la parte difficile. Ed è per questo che i casi come quello slovacco verranno osservati con grande attenzione da tutti gli altri mercati europei, Italia compresa.

Il commento della redazione

C’è un paradosso che ci accompagna da quando seguiamo questa lunga agonia del GSM, ed è il seguente: il 2G muore per ultimo proprio perché è stato il più grande successo della storia delle telecomunicazioni. Il 3G, arrivato dopo con grandi promesse, se n’è andato per primo e quasi nessuno ha versato una lacrima. Il GSM invece resiste perché in trent’anni si è infilato ovunque: nelle tasche, nelle auto, negli ascensori, nei contatori. La lezione che ne traiamo, e che vale anche per l’Italia, è che la data dello spegnimento è il problema minore. Il vero lavoro — per gli operatori come per le aziende — è il censimento silenzioso di tutti quei dispositivi dimenticati che continuano a bisbigliare in GSM. La Slovacchia ha dato ai suoi cittadini più di due anni e mezzo di preavviso: un tempo congruo, se usato bene. Il nostro consiglio spassionato? Se avete in casa un telefonino con la tastiera o un antifurto installato dieci anni fa, non serve aspettare il 2029: una verifica di compatibilità costa cinque minuti oggi e può risparmiare un blackout domani.

Il GSM se ne andrà com’è vissuto: in silenzio, facendo funzionare le cose. E a noi, che con quella reticella da 9,6 kbps abbiamo scaricato le prime suonerie monofoniche, un po’ di malinconia — lo ammettiamo — resterà.

Per il quadro completo di chi ha già spento e chi ha fissato la data, abbiamo raccolto tutto nella nostra mappa dello switch-off 2G e 3G nel mondo, paese per paese.

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