
Dall’ospitalità “connessa” all’ospitalità “nativamente mobile”
C’è una differenza sottile ma enorme tra offrire “una buona connettività” e progettare spazi alberghieri che nascono già 5G-ready. La prima è una promessa generica; la seconda è un’infrastruttura reale: coperture multi-operatore in ambienti indoor con sistemi DAS (Distributed Antenna System) o small-cell neutral host, integrate con discrezione nell’architettura di pregio. È esattamente la strada intrapresa da diversi luxury hotel italiani negli ultimi mesi, con un’accelerazione favorita da operatori di infrastrutture come INWIT, che ha già abilitato oltre 50 hotel e resort del Paese a un servizio cellulare stabile, inclusivo del 5G, e uguale per tutti i carrier.
Cosa significa davvero “5G-ready” in un hotel
“5G-ready” non è uno slogan: è predisposizione fisica (fibra, micro-antenne a basso impatto visivo, punti di alimentazione, spazi tecnici) e architettura radio condivisa in grado di servire tutti gli operatori mobili con continuità del segnale dalle suite agli ascensori, fino ai garage interrati. Oggi, negli alberghi italiani di fascia alta prevale il DAS multi-operatore per la sua capacità di “spargere” il segnale in modo uniforme e con estetica invisibile; in parallelo stanno crescendo soluzioni neutral host a small-cell (es. Radio Dot) che riducono ingombro e complessità di deployment, specie in scenari multi-tenant. In sintesi: due strade tecniche, un obiettivo comune — portare il 5G dove il 5G serve davvero, cioè dentro gli edifici.
I casi concreti (e perché contano)
A Roma, il Six Senses ha risolto i limiti di un palazzo storico installando un DAS con 15 mini-antenne che coprono 3.846 m²: connettività multi-operatore per ospiti e staff, ma senza “inquinare” l’estetica di Palazzo Salviati Cesi Mellini. È il primo passo di una collaborazione più ampia tra il gruppo e INWIT.
In Puglia, a Borgo Egnazia (sede del G7 2024), è operativo un impianto su 45.000 m² con 57 micro-antenne e 6 km di fibra, copertura indoor/outdoor e predisposizione 5G per servizi IoT: una blueprint credibile per hospitality di alta gamma, grandi eventi e resort diffusi.
Il quadro si completa con progetti in catene come Sina Hotels (il Bernini Bristol è indicato come primo 5-stelle italiano con copertura 5G nativa) e in asset di Lungarno Collection (ritaglio di pregio nel Portrait Milano e nel distretto circostante): qui la rete non è “un optional in più”, ma una feature strutturale del prodotto ospitalità.
Ospiti più felici, personale più efficiente
Per l’ospite, la prova del nove è semplice: seamless. App di viaggio, videochiamate, streaming, check-in mobile, chiavi digitali NFC: tutto funziona allo stesso modo in camera, in ascensore e nella spa. Per l’albergatore, la rete cellulare indoor è un layer in più rispetto al Wi-Fi: migliora le comunicazioni tra reparti, abilita videosorveglianza e safety anche in aree “difficili”, e sblocca scenari domotici (HVAC, illuminazione, energy management) controllati via smartphone o dashboard. Non è un caso che nel settore lodging USA a fine 2024 risultassero oltre 91.000 nodi small-cell indoor in esercizio, segnale chiaro che l’industria sta portando il “cellulare” al cuore delle operations (in parallelo con l’inevitabile Wi-Fi top-tier).
Scelte architetturali: DAS o neutral host? (spoiler: dipende dal contesto)
Il DAS attivo tradizionale resta la soluzione di riferimento negli edifici di pregio con vincoli estetici e multi-operatore “by design”. Le soluzioni neutral host a small-cell (come gli Indoor Radio Unit + Radio Dot) hanno però spinto forte sull’efficienza: meno apparati, cablaggi “IT-like”, footprint e consumi inferiori, time-to-install ridotto; soprattutto, sono nate per supportare più operatori su un’unica architettura condivisa. Per l’hotelier la scelta migliore è spesso ibrida: valorizzare la discrezione del DAS dove serve “spargere” il segnale con uniformità, e impiegare small-cell nelle ali di nuova costruzione o in zone di picco.
Uno sguardo ai numeri (mercato e adozione)
Il mercato indoor 5G valeva circa 16,3 miliardi $ nel 2024 e, secondo alcune stime, potrebbe superare 68 miliardi $ nel 2034 (CAGR ~16%): un orizzonte che spiega l’attenzione di tower company e property owner sul tema “rete come servizio” anche negli edifici hospitality. Prendere decisioni ora significa allineare capex/opex a una domanda che crescerà sia lato ospiti sia lato operations.
Se dirigessi un luxury hotel oggi, tratterei la connettività cellulare come una utility al pari di acqua ed energia: multi-operatore, misurabile, invisibile. KPI pratici? Percentuale di superficie realmente coperta, throughput minimo garantito per area/ora del giorno, tempi di ripristino, impatto visivo certificato dalle soprintendenze, prontezza al 5G SA (domani network slicing per eventi, broadcast interno e servizi “mission-critical” come il back-of-house). È la differenza tra “Wi-Fi buono” e esperienza nativamente mobile. E l’Italia, con progetti come quelli citati, è già un laboratorio interessante.