
C’รจ un’aria nuova che soffia nel mondo delle telecomunicazioni italiane, e questa volta non si tratta di un’altra promessa destinata a restare nel cassetto dei comunicati stampa. Il 19 marzo 2026, TIM e Fastweb + Vodafone hanno firmato un accordo strategico non vincolante per la costruzione e la gestione congiunta di nuove bts per la telefonia mobile in Italia, con la prospettiva concreta di realizzare fino a 6.000 nuovi siti. Un numero che fa giร impressione di per sรฉ, ma รจ il contesto in cui si inserisce a renderlo davvero significativo โ soprattutto per chi, come noi, segue da anni le vicende del 5G italiano con una miscela di entusiasmo e frustrazione
Per capire la portata di questa intesa, perรฒ, bisogna fare qualche passo indietro. Appena due mesi e mezzo fa, il 7 gennaio 2026, le stesse aziende avevano giร rotto il ghiaccio annunciando un accordo preliminare di RAN sharing โ ovvero di condivisione della Radio Access Network โ pensato specificamente per portare il 5G nei comuni con meno di 35.000 abitanti. In sostanza, TIM da un lato e Fastweb + Vodafone dall’altro si erano accordati per dividersi il lavoro di copertura su base regionale: ogni operatore avrebbe costruito la rete in 10 regioni d’Italia, condividendo poi l’accesso reciproco alle infrastrutture realizzate. L’obiettivo dichiarato era quello di costruire circa 15.500 siti per operatore entro la fine del 2028, con il benestare di MIMIT, AGCM e AGCom ancora da ottenere
Quello di oggi รจ un capitolo successivo, piรน ambizioso, che si affianca al RAN sharing e va a colpire una parte diversa dell’ecosistema infrastrutturale: le torri passive. Parliamo di tralicci, pali e strutture fisiche su cui si montano le antenne โ le componenti che piรน incidono sui costi di deployment e che, per anni, ogni operatore ha costruito per conto proprio, spesso a poca distanza l’uno dall’altro. Uno spreco di risorse colossale che questo accordo punta a mettere definitivamente in archivio
Come funziona la nuova joint venture
Il meccanismo รจ semplice quanto efficace: TIM e Fastweb + Vodafone costituiranno una joint venture partecipata in parti uguali โ 50% ciascuno โ che si occuperร della costruzione e della gestione di queste nuove torri. La novitร piรน interessante, perรฒ, รจ il modello di accesso aperto: l’infrastruttura realizzata sarร disponibile anche ad operatori terzi di telecomunicazioni, non solo ai due grandi firmatari dell’accordo. Non รจ una piccola cosa. Significa che la rete di torri che nascerร non sarร una proprietร esclusiva dei due giganti, ma una piattaforma condivisa a beneficio dell’intero settore โ un po’ come un’autostrada che tutti possono percorrere, indipendentemente da chi l’ha costruita e finanziata.
TIM e Fastweb + Vodafone opereranno come “anchor tenant” della nuova infrastruttura, sottoscrivendo accordi di lungo periodo per l’utilizzo delle torri a condizioni di mercato. In una fase successiva, le parti stanno giร valutando la possibilitร di aprire la compagine societaria a investitori terzi โ fondi infrastrutturali, soggetti istituzionali โ al fine di ottimizzare la struttura finanziaria dell’iniziativa. Una scelta che avvicina questo modello a quello delle grandi tower company europee, come Cellnex, che gestiscono torri per conto di piรน operatori raccogliendo capitali sui mercati finanziari
Perchรฉ proprio adesso?
Il settore delle telecomunicazioni italiano ha vissuto anni di forte pressione economica: margini compressi, investimenti crescenti e prezzi al consumo tra i piรน bassi d’Europa. In questo scenario, condividere le infrastrutture passive non รจ solo una scelta strategica intelligente โ รจ quasi una necessitร . Il comunicato congiunto spiega che l’accordo permetterร a TIM e Fastweb + Vodafone di “migliorare l’efficienza operativa e di allineare i costi alla media europea”. Quella frase, apparentemente neutra, vale oro: significa che le telco italiane oggi spendono strutturalmente di piรน rispetto ai colleghi europei per mantenere le reti, e che questo gap sta diventando insostenibile. Condividere i costi di costruzione e gestione delle torri passive รจ uno dei modi piรน diretti per aggredire questo problema.
Il RAN sharing (MOCN): condividere le antenne per raggiungere chi รจ rimasto indietro
Vale la pena soffermarsi un momento sul progetto di RAN sharing annunciato a gennaio, perchรฉ รจ il complemento tecnico naturale dell’accordo sulle torri. Mentre le torri sono infrastruttura passiva โ il “contenitore” fisico โ il RAN sharing riguarda l’infrastruttura attiva: le antenne, i radio unit, gli apparati elettronici che trasmettono e ricevono il segnale. Con il RAN sharing, un operatore puรฒ utilizzare le antenne dell’altro in una determinata area geografica, evitando di doverle costruire da zero e duplicando inutilmente gli investimenti. Lo abbiamo gia’ visto in italia con WINDTRE ed ILIAD.
Il progetto si concentra sui comuni con meno di 35.000 abitanti โ una scelta precisa e significativa, perchรฉ sono proprio questi i territori dove il digital divide pesa di piรน, dove famiglie e imprese continuano a usare connessioni 4G quando va bene, mentre le grandi cittร guardano giร oltre. La divisione del lavoro รจ netta: TIM si occuperร della copertura in 10 regioni, Fastweb + Vodafone nelle altre 10. Il contratto definitivo รจ atteso entro il secondo trimestre del 2026, mentre il progetto necessita ancora dell’approvazione di MIMIT, AGCM e AGCom.