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Sull'onda di questa modernizzazione, anche la FIAT avviò negli anni '30 un radicale aggiornamento tecnologico, sostituendo i vecchi macchinari Hollerith degli anni '10 con i nuovi sistemi IBM.


Nel 1934 la SIMC cambiò nome in Hollerith Italiana S.A., aprendo a Milano un primo centro di assemblaggio dei macchinari e uno stabilimento dedicato alla produzione delle schede di cartoncino, che dovevano essere tagliate con tolleranze millimetriche.


Il catalogo IBM: cosa arrivava negli uffici italiani​


Il cuore tecnologico degli anni '30 si basava sulla scheda perforata a 80 colonne (introdotta da IBM nel 1928), che divenne rapidamente lo standard mondiale. I pezzi forti della tecnologia importata in Italia erano:


  • La Moltiplicatrice IBM 601 (1931): Un prodigio elettromeccanico in grado di leggere due numeri registrati su una scheda, moltiplicarli tra loro attraverso una serie di ingranaggi e relè, e perforare il risultato direttamente sulla stessa scheda, a una velocità di circa 10-15 moltiplicazioni al minuto.
  • La Tabulatrice Alfabetica (Serie 400): Introdotta a metà degli anni '30, segnò una rivoluzione totale. Non si limitava più a sommare cifre, ma poteva leggere e stampare le lettere dell'alfabeto. Questo permise alle aziende di emettere fatture e statini paga con il nome e cognome del lavoratore scritti in chiaro, e non più nascosti dietro a un codice numerico.

Tra il 1936 e il 1940, la presenza dell'azienda sul territorio si espanse ulteriormente. Venne installato il modello 601 presso la Cassa di Risparmio di Verona e si avviò l'automazione della riscossione delle imposte in varie province (un progetto che nel dopoguerra conterà ben 13 centri di riscossione meccanizzati da IBM). Venne inoltre prodotta una variante speciale della 601 per le specifiche esigenze di fatturazione delle aziende dell'energia elettrica.


In quegli anni nacquero anche i primi due "uffici di servizi" a Torino e Milano. Si trattava di centri di calcolo a gettone che offrivano l'attività di elaborazione automatica a enti e società che non potevano permettersi l'acquisto o l'affitto dei macchinari. Tra i clienti figuravano il Ministero dell'Africa Orientale (per tracciare il traffico commerciale con le colonie), varie società di assicurazione (per le statistiche sugli incidenti automobilistici) e grandi industrie interessate a indagini statistiche sugli infortuni sul lavoro.


Il paradosso dell'Autarchia e il "Camouflage" del Nome​


A partire dal 1935, a seguito delle sanzioni economiche per la Guerra d'Etiopia, il regime fascista impose la linea dura dell'Autarchia: l'Italia avrebbe dovuto produrre tutto da sola, rifiutando le importazioni straniere.


Qui si consumò un enorme paradosso: lo Stato italiano non possedeva la tecnologia per costruire macchinari di calcolo complessi. Per evitare il blocco totale dell'amministrazione pubblica e delle grandi fabbriche, il regime dovette concedere una clamorosa eccezione per l'americana IBM. I macchinari continuarono ad arrivare, assemblati e mantenuti nello stabilimento di Milano.


Il legame era talmente stretto che nel 1937 il presidente mondiale di IBM, Thomas J. Watson (all'epoca anche presidente della Camera di Commercio Internazionale), compì un viaggio in Italia e venne ricevuto con tutti gli onori da Benito Mussolini a Palazzo Venezia. In quell'occasione, Mussolini lodò pubblicamente l'efficienza dei sistemi IBM, definendoli indispensabili per lo Stato moderno.


Tuttavia, per salvare le apparenze autarchiche e proteggere la filiale da eventuali ritorsioni o sequestri, nel 1939 la società mutò formalmente il proprio nome in Watson Italiana S.A. Nazionale Macchine Aziendali. In pratica, per mascherare l'origine americana della compagnia, le venne dato il cognome del suo stesso presidente mondiale. Lo scheletro amministrativo del Paese parlava così la lingua della tecnologia americana, proprio mentre la propaganda di regime esaltava l'autosufficienza nazionale.


La prova del fuoco: gli anni della guerra​


Con l'ingresso dell'Italia nel secondo conflitto mondiale nel 1940, la situazione si fece drammatica. Essendo una proprietà industriale di un Paese nemico, la Watson Italiana venne formalmente posta sotto il controllo di un "commissario per i beni nemici" nominato dal governo fascista. Tuttavia, il regime si guardò bene dall'interrompere le attività: i centri meccanografici di FIAT, Pirelli, Ferrovie dello Stato e dei Ministeri erano ormai indispensabili per coordinare lo sforzo bellico, gestire la complessa logistica delle truppe e stampare le tessere annonarie per il razionamento del cibo.


Il problema principale divenne il blocco totale dei pezzi di ricambio da New York. I tecnici italiani della filiale dovettero compiere veri e propri miracoli di ingegneria, riparando i componenti sul posto, ridisegnando i circuiti e cannibalizzando i macchinari più vecchi per tenere in funzione i colossi di punta come la IBM 405.


In questo vuoto di mercato si inserì la concorrenza della francese Bull (all'epoca controllata indirettamente dalle forze dell'Asse), che penetrò in molte amministrazioni pubbliche italiane, diventando la principale rivale della IBM sul territorio nazionale, una rivalità che sarebbe continuata intatta anche nel dopoguerra.


Nel 1947, l'orologio della storia tornò a scorrere normalmente: la casa madre americana riprese il controllo totale della filiale che, mutato il nome in IBM Italia, si preparava a entrare nel suo decennio d'oro, guidando il Paese fuori dalle macerie della guerra verso il Miracolo Economico. Ma questa è un'altra pagina di storia.


IBM e la Regia Marina​


La storia della filiale IBM Italiana a un certo punto si incrocia con quella del Regia Marina infatti la Marina installò a Roma, nella sede del Ministero a Palazzo Marina, un centro meccanografico IBM (gestito dalla SIMC) di primissimo ordine.


Il sistema era composto dalla Tabulatrice Alfabetica IBM Modello 405 (abbinata alla Selezionatrice IBM Modello 080).


Ma questa storia esula dalla parte strettamente di storia informatica e si finisce nella storia militare pertanto la raccontiamo in un articolo apposito dove vedremo che le macchine IBM ebbero un importante ruolo nella decriptazione dei codici inglesi e francesi , ovvero le macchine IBM che aiutavano i Nemici degli Alleati .
 
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