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Cinque satelliti nuovi, undici in tutto, segnale acquisito da tutti circa un'ora dopo la separazione dal Falcon 9: la missione Draconis di Sateliot è andata come da programma. Il risultato pratico è una metrica sola, ma di quelle che contano per un sensore in alta montagna o in mare aperto: passaggi giornalieri raddoppiati e tempo di rivisita dimezzato.
A bordo payload ottimizzato, memorie più resistenti alle radiazioni, computer e controllo d'assetto aggiornati rispetto ai quattro del 2024. Il piano resta una costellazione da oltre 500 satelliti, e nel 2027 arrivano i Tritó per passare dal NB-IoT al 5G NR direct-to-device. Niente videochiamate dal cielo promesse, per ora: solo sensori serviti più spesso.
Un europeo che cresce di cinque satelliti alla volta e vende attraverso gli operatori può ritagliarsi uno spazio accanto a Starlink e AST, o il D2D del 2027 è un salto troppo grande?
A bordo payload ottimizzato, memorie più resistenti alle radiazioni, computer e controllo d'assetto aggiornati rispetto ai quattro del 2024. Il piano resta una costellazione da oltre 500 satelliti, e nel 2027 arrivano i Tritó per passare dal NB-IoT al 5G NR direct-to-device. Niente videochiamate dal cielo promesse, per ora: solo sensori serviti più spesso.
Un europeo che cresce di cinque satelliti alla volta e vende attraverso gli operatori può ritagliarsi uno spazio accanto a Starlink e AST, o il D2D del 2027 è un salto troppo grande?