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La Rete Itapac , la prima rete dati Italiana aperta al pubblico

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Sempre da storiaeattualita.it il sito di storia che gestisco , poi pubblicherò la storia di Interbusiness che prima affiancherà la rete Itapac e poi ne prenderà il suo posto​


Correva l'anno 1989 e il sottoscritto si trovò a gestire un CED basato su un Sistema/36 IBM. La notte, il sistema si collegava con il Mainframe della sede principale della casa madre per scaricare le bolle con il materiale che ci sarebbe stato recapitato la mattina successiva via TIR. Quella connessione, che impiegava un'intera notte per scaricare appena pochi KB di dati, funzionava tramite la rete ITAPAC.

ITAPAC è stata la prima grande rete pubblica italiana a commutazione di pacchetto. Basata sullo standard internazionale X.25, è rimasta attiva dal 1984 al 2009. Prima dell'avvento dell'Internet commerciale, questa infrastruttura ha permesso a banche, università, aziende e pubbliche amministrazioni di scambiarsi dati in modo affidabile, sicuro e soprattutto indipendente dalla distanza geografica.

️ Architettura tecnica​

A differenza della normale rete telefonica dell'epoca, ITAPAC era una rete a commutazione di pacchetto e non a circuito. Ogni messaggio veniva spezzettato in piccoli "pacchetti" (tipicamente di 255 byte) che viaggiavano sulla rete lungo percorsi virtuali, per poi essere ricomposti solo all'arrivo.

La struttura si basava su due elementi principali:

  • NCP (Nodi di Commutazione di Pacchetto): Erano i nodi centrali della rete, collegati tra loro a maglia completa, che gestivano il reindirizzamento del traffico dati.
  • ACP (Adattatori/Concentratori di Pacchetto): Collegati a stella intorno ai nodi NCP, gestivano l'accesso fisico degli utenti alla rete utilizzando i protocolli X.25 e X.28.

Le modalità di accesso alla rete​

Ci si poteva agganciare a ITAPAC principalmente in due modi:

  1. Accesso diretto (Linea dedicata CDN): Riservato a grandi banche o grandi aziende. Prevedeva un cavo dedicato (Circuito Diretto Numerico) che collegava direttamente il centro di calcolo aziendale alla centrale ITAPAC. Offriva velocità pazzesche per l'epoca: 9600 bps o addirittura 19.200 bps.
  2. Accesso commutato (Dial-up): Utilizzato da privati e piccole imprese tramite normali linee telefoniche e modem (inizialmente a 300–1200 baud, poi evoluti a 2400–9600 baud). L'utente componeva un numero telefonico urbano (spesso iniziava con il prefisso 0421 a seconda delle zone). Il modem si collegava a un PAD (Packet Assembler/Disassembler) della SIP, che traduceva il segnale telefonico analogico nei pacchetti digitali X.25 della rete.

Chi utilizzava la rete ITAPAC?​

  • I Bancomat e i POS: È stato il primo grande utilizzo di massa di questa tecnologia. Quando si infilava la tessera in uno sportello automatico negli anni '80, la richiesta di autorizzazione viaggiava su rete ITAPAC per raggiungere i server della banca.
  • Il Videotel: Il tentativo (purtroppo fallimentare) di SIP di replicare il successo del Minitel francese. Era un terminale domestico con schermo a fosfori verdi (o in bianco e nero) che sfruttava ITAPAC per consultare il meteo, la borsa o fare i primi servizi di home banking.
  • I collegamenti aziendali: Come nel caso del nostro Sistema/36, i ministeri, le università e le grandi aziende la usavano come spina dorsale per far dialogare i computer periferici con i grandi mainframe centrali.
  • Le prime BBS e i primi Hacker: Per gli appassionati di informatica di fine anni '80, ITAPAC rappresentava la porta d'accesso alle BBS (Bulletin Board System) di tutto il mondo. Tramite i nodi di accesso gratuiti, smanettoni e hacker dell'epoca riuscivano a "saltare" da una parte all'altra del globo digitando stringhe numeriche chiamate NUA (Network User Address), i veri e propri antenati dei moderni indirizzi IP.

La gestione: il duopolio di Stato​

La gestione di ITAPAC rifletteva la complessa struttura delle telecomunicazioni pubbliche italiane dell'epoca, divise tra due enti:

  • La SIP gestiva i nodi di accesso urbani (i PAD). In pratica, il doppino di rame che partiva dall'ufficio e arrivava fino alla centrale della propria città era di competenza SIP.
  • Il Ministero delle Poste e Telegrafi (tramite l'ASST) gestiva invece i nodi di transito, ovvero la "dorsale" ad alta velocità che univa le varie città italiane e i canali internazionali.
Questa doppia gestione terminò nel 1992, quando l'ASST venne fusa in Iritel. Nel 1994, l'intero settore (SIP, Iritel, Italcable, Telespazio) venne finalmente unificato sotto un unico tetto, dando vita a Telecom Italia.

Il declino e la chiusura​

Con l'arrivo degli anni '90 e la successiva diffusione di linee dati più economiche, delle reti basate sul protocollo IP e dell'Internet commerciale, la tecnologia X.25 di ITAPAC divenne progressivamente obsoleta.

Negli anni 2000 la rete rimase attiva quasi esclusivamente "dietro le quinte", utilizzata come linea di backup per i terminali ATM (Bancomat), per i POS dei negozi o per i terminali delle ricevitorie del Lotto, che non avevano bisogno di grandi bande per funzionare.

Telecom Italia annunciò ufficialmente il recesso dal servizio nel 2008. La parola "fine" e la chiusura definitiva della rete ITAPAC sono arrivate il 31 luglio 2009, chiudendo per sempre un capitolo fondamentale dell'archeologia informatica italiana.


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Per molti oggi è difficile immaginare quanto fosse complesso far viaggiare anche pochi KB su reti X.25, con tempi e costi che oggi sembrano assurdi. Eppure era una infrastruttura fondamentale, soprattutto per banche e aziende. Interessante anche il ruolo dei PAD e dei nodi NCP, che oggi potremmo quasi paragonare a primitive forme di router. Ricordo anch’io certi sistemi legacy che la usavano come dorsale invisibile. È incredibile pensare che fino al 2009 fosse ancora attiva dietro le quinte. Una tecnologia che oggi sembra preistoria, ma che ha costruito le basi della rete moderna in Italia.
 
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