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DR-DOS L’altro DOS che sfidò il monopolio di Microsoft

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Non e' telecomunicazioni ma e' qualcosa di attinente quindi sempre da storiaeattualita.it la storia del Dr-Dos anche se molti di voi probabilmente non sanno neanche cosa e' il DOS ! :ROFLMAO:

Correvano gli anni Novanta e, mentre armeggiavo con i floppy disk per installare una rete aziendale Novell Lite, mi trovai tra le mani i dischi di installazione di un misterioso sistema operativo chiamato Novell DOS 7.0.

Sulla carta, quel software era formidabile. Oltre a garantire la piena compatibilità con l’MS-DOS di Microsoft – dato che entrambi i sistemi derivavano idealmente dal CP/M sviluppato da Gary Kildall, fondatore di Digital Research –, presentava caratteristiche all’avanguardia per l’epoca, come il multitasking reale e il supporto nativo alle reti. Commercializzato inizialmente come DR-DOS (Digital Research Disk Operating System) a partire dalla versione 3.41, questo sistema operativo visse una parabola tecnologica straordinaria, culminata proprio nella versione 7.0.

La sua esistenza venne stroncata prima da un mirato boicottaggio commerciale e software da parte di Microsoft, e poi definitivamente dall’avvento di Windows 95 che, integrando il DOS direttamente nel proprio codice, azzerò il mercato dei sistemi operativi di terze parti.

La genesi del DR-DOS e il mancato accordo con IBM​

Per capire come si arrivò a questa sfida, bisogna fare un salto indietro nel tempo. Quando l’IBM stava progettando in totale segretezza il suo primo personal computer (un piano industriale in codice chiamato Project Chess), si pose il problema di trovare un sistema operativo adeguato. La scelta più ovvia e naturale dell’epoca era la Digital Research, l’azienda di Gary Kildall creatrice del CP/M, che rappresentava lo standard industriale indiscusso del momento. In quel periodo, la Microsoft di Bill Gates non era nemmeno presa in considerazione per un compito simile: vendeva linguaggi di programmazione come il BASIC, non sistemi operativi.

IBM bussò quindi alla porta di Digital Research per ottenere la licenza del CP/M. La leggenda metropolitana, alimentata negli anni, narra che Kildall perse l’appuntamento decisivo perché si trovava in volo con il suo aereo privato. La realtà, molto più fredda e burocratica, fu legata a profondi disaccordi legali sulle clausole di non divulgazione e sul pagamento delle licenze.

Saltato l’accordo, IBM si rivolse a Microsoft. Bill Gates, che non aveva alcun sistema operativo pronto nei suoi cassetti, comprò per pochi spiccioli il QDOS (Quick and Dirty Operating System – ironicamente un clone del CP/M scritto da Tim Paterson), lo ribattezzò MS-DOS (PC-DOS nella versione distribuita da IBM) e pose le basi della sua immensa fortuna.

Anni dopo, Gary Kildall chiarì i retroscena di quel mancato accordo:

  • IBM pretendeva il controllo totale e assoluto sul sistema operativo.
  • Digital Research non era intenzionata a cedere i propri diritti di proprietà intellettuale a quelle condizioni.
  • Microsoft, al contrario, accettò ogni singola clausola pur di infilarsi nel mercato dei PC.
Kildall non digerì mai lo smacco commerciale e intellettuale. Nel 1988 decise di lanciare la sua personale vendetta tecnologica: nacque così il DR-DOS 3.41, un sistema operativo alternativo progettato per essere totalmente compatibile con l’MS-DOS, ma nettamente migliore nelle prestazioni.

Lo scontro con Microsoft La rivoluzione delle versioni 5.0 e 6.0​

Mentre Microsoft manteneva il suo MS-DOS pigro, immobile e privo di reali innovazioni (la versione 4.0, uscita in quel periodo, era celebre quasi esclusivamente per i suoi catastrofici bug), la Digital Research fece saltare il banco. Nel 1990 venne lanciato il DR-DOS 5.0: fu una vera e propria rivoluzione nel settore.

Il DR-DOS introduceva funzionalità avanzate che gli utenti Microsoft potevano soltanto sognare:

  • Memory Management avanzato (MemoryMax): Questa tecnologia liberava la preziosa memoria convenzionale situata sotto i 640 KB, spostando automaticamente i driver di periferica e il sistema operativo stesso nella memoria alta (HMA). I videogiocatori e i professionisti dell’epoca lo adorarono, poiché i programmi potevano finalmente girare senza l’incubo del messaggio “memoria insufficiente”.
  • FileLink: Un pratico software integrato per trasferire file e dati direttamente tra due computer utilizzando un semplice cavo seriale o parallelo.
  • BatteryMax: Un innovativo sistema di risparmio energetico espressamente dedicato ai pionieristici computer portatili dell’epoca.
Nel 1991 uscì il DR-DOS 6.0, che spinse ulteriormente sull’acceleratore dell’innovazione. Questa versione includeva nativamente SuperStor, un software di compattazione in tempo reale dell’hard disk per raddoppiare lo spazio disponibile, un utility di deframmentazione del disco e un task-switcher (TaskMax) che permetteva di saltare da un programma all’altro.

Il successo commerciale del DR-DOS 6.0 fu enorme: conquistò i clienti privati e, soprattutto, spinse molte grandi aziende produttrici di computer a valutarne la preinstallazione sui PC di serie al posto del software Microsoft.

Il codice AARD Il sabotaggio psicologico​

Microsoft si trovò improvvisamente sotto assedio sul suo stesso terreno e reagì seguendo una doppia strategia. In primo luogo, l’azienda di Redmond inseguì il rivale copiando quasi di sana pianta le innovazioni introdotte da Digital Research, facendole confluire in fretta e furia nel nuovo MS-DOS 5.0 (1991) e, successivamente, nella versione 6.0.

In secondo luogo, venne applicata una strategia molto più oscura e spietata. Alla fine del 1991, durante il rilascio delle versioni beta di Windows 3.1, i programmatori Microsoft inserirono una trappola nel codice d’installazione. Se l’installer di Windows rilevava che il computer non stava eseguendo l’MS-DOS originale, ma il rivale DR-DOS, bloccava bruscamente la procedura mostrando un enigmatico e terrificante messaggio di errore:

“Errore non fatale nella verifica della struttura interna. Contattare il supporto tecnico di Windows.”
Questo blocco artificiale era causato dal famigerato AARD Code (dal nome del programmatore Aaron Reynolds che lo sviluppò), un frammento di codice nascosto e criptato intenzionalmente per spaventare l’utenza e i costruttori. Si trattava di un inganno: l’incompatibilità tecnica non esisteva affatto e, se l’utente decideva di forzare il blocco cliccando su “continua”, Windows 3.1 girava sul DR-DOS in modo perfetto e incredibilmente stabile.

Tuttavia, il danno psicologico e commerciale fu devastante. I produttori di computer (OEM), terrorizzati dall’idea di dover gestire una marea di contestazioni e richieste di assistenza da parte dei clienti spaventati da quel messaggio, smisero di installare il DR-DOS e tornarono in massa ad acquistare le licenze dell’MS-DOS di Microsoft.

Il passaggio a Novell e l’epilogo​

Stremata da questa spietata guerra commerciale, nel 1991 la Digital Research venne acquistata da Novell, il colosso dei sistemi di rete dell’epoca. Novell vedeva nel DR-DOS la base ideale da accoppiare ai propri sistemi di rete NetWare.

Nel 1993 vide così la luce il Novell DOS 7, un autentico capolavoro dell’ingegneria software. Questo sistema introduceva un multitasking reale gestito da un microkernel di tipo preemptive, il supporto integrato alle reti e il celebre sistema di compressione del disco Stacker.

Ma la mossa finale e definitiva di Microsoft era ormai alle porte. Nel 1995, con il trionfale lancio di Windows 95, Microsoft eliminò la distinzione tra sistema operativo di base e interfaccia grafica. Windows 95 integrava l’MS-DOS 7.0 direttamente all’interno delle sue viscere di codice e non necessitava più di un DOS separato per essere avviato. Il mercato dei DOS alternativi sviluppati da terze parti venne cancellato di colpo.

Anni dopo, nel 2000, la società che nel frattempo aveva rilevato i diritti del DR-DOS (Caldera) portò Microsoft in tribunale per pratiche monopolistiche e anticoncorrenziali, sollevando il velo sul caso del codice AARD. Consapevole delle prove schiaccianti, Microsoft scelse di patteggiare prima della sentenza della giuria, pagando una cifra rimasta segreta ma ipotizzata dagli analisti tra i 150 e i 280 milioni di dollari.

La complessa vicenda del DR-DOS rimane ancora oggi il lucido e amaro ricordo di un’era informatica pionieristica, una testimonianza storica di come sul mercato non sempre il prodotto migliore dal punto di vista ingegneristico sia quello destinato a vincere e a finire sulle scrivanie del mondo.
 
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Bel ricordo. Io ho usato sia MS-DOS che, per un breve periodo, DR-DOS su un vecchio 386, e la differenza nella gestione della memoria si sentiva davvero. Riuscire a recuperare più memoria convenzionale senza impazzire con CONFIG.SYS e AUTOEXEC.BAT era una manna, soprattutto per giochi e programmi più esigenti. È uno di quei casi in cui un prodotto tecnicamente valido non è bastato a vincere. Il peso degli accordi con gli OEM e la posizione dominante di Microsoft hanno fatto la differenza più delle caratteristiche del software. Oggi molti danno per scontata la storia del PC, ma all'epoca l'esito non era affatto inevitabile.
 
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