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Una delle prime "emergenze" che la neonata Telecom Italia dovette affrontare fù l'esuberanza di personale questo anche in previsione della perdita del monopolio quindi già nel 1995 vennero licenziati o spinti all'esodo forzato 15.000 dipendenti , i primi licenziati di una serie che porteranno i dipendenti di Telecom Italia da oltre 102.000 ai 26.000 attuali , da tener conto che nel 2024 la cessione della rete fissa a Netco ha comportato il passaggio di 20.400 dipendenti alla nuova azienda quindi effettivamente dal 1995 si e' passati da 102000 a 46.000, decisamente una bella ridimensionata .
Nello stesso momento nacque TIM a cui vennero conferite le attività sul mobile che con la introduzione della prepagata e conseguente esplosione del mercato della telefonia mobile basti pensare che nel
1993 c'erano 1,2 milioni di cellulari attivi in Italia
1995 si era arrivati a 3,7 milioni di cellulari attivi in Italia
Con una crescita assoluta di +2,5 milioni di utenti
Inoltre la nascita di TIM era stata anche sollecitata dalla UE per svincolare la telefonia Mobile da quella fissa visto il processo di liberalizzazione in corso e che prevedeva intanto la liberalizzazione e l'entrata di nuovi soggetti nel settore della Telefonia Mobile .
Nel 1997 sotto il governo Prodi, lo Stato decise di vendere le proprie quote. Fu la più grande operazione di privatizzazione mai vista in Italia quindi Telecom Italia passò sotto il controllo del cosiddetto "Nocciolo duro" (un gruppo di banche e investitori privati).
Migliaia di piccoli risparmiatori italiani acquistarono le azioni, convinti che fosse l'investimento del secolo.
Nel 1999 avvenne la Scalata di Roberto Colaninno e della sua società Olivetti. Fu un'operazione a debito (LBO) che cambiò per sempre il volto dell'azienda, caricandola di debiti che ne avrebbero condizionato lo sviluppo per i decenni successivi.
L'operazione guidata da Roberto Colaninno nel 1999 è passata alla storia come la "madre di tutte le OPA" (Offerta Pubblica di Acquisto), ma ha lasciato un'eredità finanziaria pesantissima che ha condizionato Telecom Italia per i successivi vent'anni.
Ecco come funzionò il meccanismo del debito:
1. La "Scalata di Davide contro Golia"
Colaninno, attraverso la Olivetti (all'epoca una società molto più piccola di Telecom), lanciò un'OPA ostile per acquisire il controllo del colosso delle telecomunicazioni. Per farlo, non usò capitali propri, ma si fece prestare dalle banche circa 60.000 miliardi di lire (circa 31 miliardi di euro).
2. Il meccanismo del "Leveraged Buyout" (LBO)
Il problema principale non fu solo il prestito, ma come venne ripagato:
Una volta preso il controllo di Telecom, Colaninno effettuò una fusione per incorporazione tra la società che aveva acquistato (Telecom) e quella che aveva fatto il debito (Olivetti/Tecnost).
Risultato: il debito fatto per comprare l'azienda venne scaricato sulle casse dell'azienda stessa. Telecom Italia si ritrovò improvvisamente con un buco finanziario enorme da colmare.
3. Le conseguenze del debito
Per pagare gli interessi e restituire il capitale alle banche, Telecom fu costretta a cambiare strategia:
Vendita di asset: Vennero cedute molte attività estere e immobiliari (le famose sedi storiche) per fare cassa subito , chiusura di vere eccellenze tra cui lo CSELT (Centro Studi e Laboratori Telecomunicazioni) la cui ristrutturazione nel 2001 e' annoverare tra le cose più idiote mai fatte in Italia privando la nazione di una eccellenza riconosciuta a livello mondiale e alla cui storia penso di dedicare qualche post apposito .
Taglio degli investimenti: Molte risorse che potevano servire per la ricerca e lo sviluppo della rete (come la fibra ottica precoce) furono dirottate per pagare i debiti.
In pratica :
Costo OPA Colaninno 1999:
- 102.000 miliardi di lire (≈ 50 miliardi di euro)
- 61.000 miliardi di lire finanziati da banche e strutture a leva
- Debito Olivetti/Tecnost trasferito su Telecom Italia
Ormai la strada della conquista di Telecom con LBO era stata aperta e nel 2001 Colaninno uscì di scena vendendo la sua quota alla Pirelli di Marco Tronchetti Provera. Tuttavia, anche questo passaggio avvenne con un carico di debito ulteriore, portando l'indebitamento complessivo a toccare vette superiori ai 40 miliardi di euro.
Ulteriori debiti vennero fatti nel 2005 per l'incorporazione di TIM in Telecom Italia (20 miliardi di euro sommati ai debiti precedenti)
L'era di Tronchetti Provera terminò nel 2007 con l'ingresso dell'operatore telefonico spagnolo Telefonica infatti in quell'anno un consorzio di banche italiane e l'operatore spagnolo Telefónica crearono Telco per rilevare la quota di Pirelli.
Fu un periodo di "stasi": Telefonica era un concorrente diretto e non aveva interesse a far crescere Telecom all'estero.
L'azienda perse asset storici in Sud America (tranne TIM Brasil) e rimase indietro negli investimenti sulla banda larga.
Nel 2015 Vivendi tramite una serie di acquisti sul mercato, diventa il primo azionista col 23,7% e inizia una una stagione di forti scontri con il governo italiano (che attivò il Golden Power per proteggere l'asset strategico) e con il fondo attivista americano Elliott.
Il resto e storia di questi anni con la cessione della rete fissa al fondo americano KKR per 22 miliardi di euro che assieme ad altre operazioni precedenti ha permesso di riportare il debito sotto controllo attualmente attestato attorno ai 7 miliardi di euro che sostanzialmente e' sostenibile , l'ingresso di Poste e la relativa OPAS di questi giorni .
Nello stesso momento nacque TIM a cui vennero conferite le attività sul mobile che con la introduzione della prepagata e conseguente esplosione del mercato della telefonia mobile basti pensare che nel
1993 c'erano 1,2 milioni di cellulari attivi in Italia
1995 si era arrivati a 3,7 milioni di cellulari attivi in Italia
Con una crescita assoluta di +2,5 milioni di utenti
Inoltre la nascita di TIM era stata anche sollecitata dalla UE per svincolare la telefonia Mobile da quella fissa visto il processo di liberalizzazione in corso e che prevedeva intanto la liberalizzazione e l'entrata di nuovi soggetti nel settore della Telefonia Mobile .
Nel 1997 sotto il governo Prodi, lo Stato decise di vendere le proprie quote. Fu la più grande operazione di privatizzazione mai vista in Italia quindi Telecom Italia passò sotto il controllo del cosiddetto "Nocciolo duro" (un gruppo di banche e investitori privati).
Migliaia di piccoli risparmiatori italiani acquistarono le azioni, convinti che fosse l'investimento del secolo.
Nel 1999 avvenne la Scalata di Roberto Colaninno e della sua società Olivetti. Fu un'operazione a debito (LBO) che cambiò per sempre il volto dell'azienda, caricandola di debiti che ne avrebbero condizionato lo sviluppo per i decenni successivi.
L'operazione guidata da Roberto Colaninno nel 1999 è passata alla storia come la "madre di tutte le OPA" (Offerta Pubblica di Acquisto), ma ha lasciato un'eredità finanziaria pesantissima che ha condizionato Telecom Italia per i successivi vent'anni.
Ecco come funzionò il meccanismo del debito:
1. La "Scalata di Davide contro Golia"
Colaninno, attraverso la Olivetti (all'epoca una società molto più piccola di Telecom), lanciò un'OPA ostile per acquisire il controllo del colosso delle telecomunicazioni. Per farlo, non usò capitali propri, ma si fece prestare dalle banche circa 60.000 miliardi di lire (circa 31 miliardi di euro).
2. Il meccanismo del "Leveraged Buyout" (LBO)
Il problema principale non fu solo il prestito, ma come venne ripagato:
Una volta preso il controllo di Telecom, Colaninno effettuò una fusione per incorporazione tra la società che aveva acquistato (Telecom) e quella che aveva fatto il debito (Olivetti/Tecnost).
Risultato: il debito fatto per comprare l'azienda venne scaricato sulle casse dell'azienda stessa. Telecom Italia si ritrovò improvvisamente con un buco finanziario enorme da colmare.
3. Le conseguenze del debito
Per pagare gli interessi e restituire il capitale alle banche, Telecom fu costretta a cambiare strategia:
Vendita di asset: Vennero cedute molte attività estere e immobiliari (le famose sedi storiche) per fare cassa subito , chiusura di vere eccellenze tra cui lo CSELT (Centro Studi e Laboratori Telecomunicazioni) la cui ristrutturazione nel 2001 e' annoverare tra le cose più idiote mai fatte in Italia privando la nazione di una eccellenza riconosciuta a livello mondiale e alla cui storia penso di dedicare qualche post apposito .
Taglio degli investimenti: Molte risorse che potevano servire per la ricerca e lo sviluppo della rete (come la fibra ottica precoce) furono dirottate per pagare i debiti.
In pratica :
Costo OPA Colaninno 1999:
- 102.000 miliardi di lire (≈ 50 miliardi di euro)
- 61.000 miliardi di lire finanziati da banche e strutture a leva
- Debito Olivetti/Tecnost trasferito su Telecom Italia
Ormai la strada della conquista di Telecom con LBO era stata aperta e nel 2001 Colaninno uscì di scena vendendo la sua quota alla Pirelli di Marco Tronchetti Provera. Tuttavia, anche questo passaggio avvenne con un carico di debito ulteriore, portando l'indebitamento complessivo a toccare vette superiori ai 40 miliardi di euro.
Ulteriori debiti vennero fatti nel 2005 per l'incorporazione di TIM in Telecom Italia (20 miliardi di euro sommati ai debiti precedenti)
L'era di Tronchetti Provera terminò nel 2007 con l'ingresso dell'operatore telefonico spagnolo Telefonica infatti in quell'anno un consorzio di banche italiane e l'operatore spagnolo Telefónica crearono Telco per rilevare la quota di Pirelli.
Fu un periodo di "stasi": Telefonica era un concorrente diretto e non aveva interesse a far crescere Telecom all'estero.
L'azienda perse asset storici in Sud America (tranne TIM Brasil) e rimase indietro negli investimenti sulla banda larga.
Nel 2015 Vivendi tramite una serie di acquisti sul mercato, diventa il primo azionista col 23,7% e inizia una una stagione di forti scontri con il governo italiano (che attivò il Golden Power per proteggere l'asset strategico) e con il fondo attivista americano Elliott.
Il resto e storia di questi anni con la cessione della rete fissa al fondo americano KKR per 22 miliardi di euro che assieme ad altre operazioni precedenti ha permesso di riportare il debito sotto controllo attualmente attestato attorno ai 7 miliardi di euro che sostanzialmente e' sostenibile , l'ingresso di Poste e la relativa OPAS di questi giorni .
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