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Rete Mobile

Il record che cambia pelle: ZTE non è mai andata così forte, ma il motore ora sono i server, non le antenne

redazione
Ultimo aggiornamento: 29/09/2026
redazione
7 Minuti di lettura
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Corridoio di data center con rack di server e cablaggi in fibra ottica: il computing traina i risultati ZTE 2026 con oltre un terzo dei ricavi del semestre

Contents
La stampella che è diventata una gambaIl segnale per chi le reti le costruisce (e le usa)

C’è un numero, nei risultati del primo semestre 2026 che ZTE ha pubblicato venerdì 21 agosto da Shenzhen, che racconta più di qualunque comunicato dove sta andando l’industria delle reti. Non è il fatturato record — 78,03 miliardi di yuan nel primo semestre 2026, circa 9,9 miliardi di euro, in crescita del 9% sull’anno scorso — e nemmeno l’utile netto di 2,75 miliardi di yuan. Non è nemmeno il trimestre in accelerazione: tra aprile e giugno ricavi e utile sono cresciuti anche rispetto ai tre mesi precedenti, e il flusso di cassa operativo è tornato positivo, segno che la macchina gira senza forzature contabili. Il numero che conta davvero è la quota del cosiddetto computing: server, storage e soluzioni per data center valgono ormai il 35,1% dei ricavi del gruppo. Più di un terzo. E crescono a una velocità che il resto dell’azienda si sogna: oltre il 55% in un anno, con i server e lo storage vicini al +60% e le soluzioni data center addirittura sopra il +90%.

Detto altrimenti: uno dei quattro grandi costruttori mondiali di apparati per reti mobili sta diventando, trimestre dopo trimestre, un’azienda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Non per scelta ideologica, ma per necessità aritmetica. La divisione Operator Network — quella che vende stazioni radio base, apparati di trasporto e reti ottiche agli operatori — resta la più grande del gruppo con 31,77 miliardi di yuan, ma ormai pesa solo il 40,7% del totale, e il comunicato ufficiale non gira intorno al problema: i ricavi domestici del segmento restano «sotto pressione», perché gli operatori cinesi continuano a ridurre gli investimenti in infrastrutture di telecomunicazione. Quando China Mobile, China Telecom e China Unicom chiudono i rubinetti, a Shenzhen se ne accorgono subito.

La stampella che è diventata una gamba

A compensare ci pensa tutto il resto. Il business Government & Enterprise, dove confluiscono i server e le soluzioni per data center, è cresciuto del 43,5% e vale ormai il 35,4% dei ricavi: praticamente ha raggiunto la divisione reti, e al ritmo attuale il sorpasso è questione di trimestri, non di anni. Il consumer — smartphone, router domestici, dispositivi mobili — contribuisce con un più tranquillo +8,1% e un quarto scarso del fatturato. E poi c’è il canale estero, che è la vera sorpresa del semestre: i mercati internazionali sono cresciuti del 33,1%, arrivando a 27,87 miliardi di yuan, il 35,7% del totale. ZTE lo attribuisce ai rollout 5G ancora in corso, alle reti in fibra e alla domanda di infrastruttura di calcolo per l’AI, oltre che alle aziende cinesi che si espandono all’estero e si portano dietro i fornitori di casa.

Il quadro competitivo aiuta a pesare questi numeri. Secondo i dati Omdia ripresi da RCR Wireless, a fine primo semestre ZTE era il quarto costruttore RAN al mondo per ricavi, dietro Huawei, Ericsson e Nokia e davanti a Samsung; togliendo la Cina dal conteggio scende al quinto posto, mentre in Asia e Oceania è secondo. È la stessa fotografia di mercato che avevamo commentato parlando del terzo trimestre consecutivo di crescita del mercato RAN: le antenne tornano a vendere, sì, ma la torta globale resta piccola rispetto agli anni d’oro, e chi la spartisce ha imparato a non contarci più come unica fonte di reddito.

C’è anche un dettaglio che il comunicato ammette con insolita franchezza: i margini soffrono. Il cambio di mix — meno apparati di rete ad alto margine, più server venduti in volumi — comprime la redditività lorda, e ZTE risponde come si risponde in questi casi, tagliando le spese commerciali e amministrative. Intanto però la ricerca e sviluppo non rallenta: 10,93 miliardi di yuan nel semestre, un settimo dei ricavi, con un portafoglio che ha superato le 98.000 domande di brevetto depositate nel mondo, di cui oltre 50.000 concesse. La retorica aziendale parla di «All in AI, AI for All» e di economia dei token; al netto degli slogan, la sostanza è che l’azienda sta riversando sull’infrastruttura di calcolo la stessa intensità di ricerca che per vent’anni ha dedicato alle reti radio.

Il segnale per chi le reti le costruisce (e le usa)

Per capire quanto sia strutturale questa transizione basta guardare cosa succede agli altri. Nokia sta smontando la propria presenza in Cina, con sedi in chiusura entro fine anno, perché per i vendor occidentali quel mercato è ormai un giardino chiuso. Ma i conti di ZTE dicono qualcosa di più scomodo: il mercato cinese delle reti è diventato avaro anche per i padroni di casa. Se persino il fornitore di fiducia degli operatori di Stato deve cercare un terzo dei propri ricavi nei data center, significa che il ciclo di investimento del 5G in Cina — il più imponente mai visto — è davvero arrivato alla coda.

Come redazione, il dato che ci resta in testa è proprio questo. Il semestre record di ZTE non è una notizia sull’azienda che va bene: è una notizia sul settore che cambia natura. I costruttori di apparati stanno diventando aziende ibride, metà telecom e metà cloud, perché la domanda di calcolo per l’intelligenza artificiale cresce a doppia cifra mentre quella di stazioni radio base langue. Nel breve è una scialuppa provvidenziale; nel lungo periodo, però, la domanda vera è chi continuerà a investire sul serio nella prossima generazione di reti mobili — il 5G-Advanced che ZTE dice di voler portare su larga scala, e il 6G su cui dichiara di lavorare tra reti integrate terra-satellite e AI nativa — se il centro di gravità dei ricavi si sposta altrove. Gli operatori che tagliano gli investimenti oggi stanno, senza volerlo, decidendo anche quanta ricerca sulle reti ci sarà domani. E questo, alla fine, riguarda tutti noi che quelle reti le usiamo ogni giorno.

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