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Telefonia Mobile

Addio codici via SMS? AT&T, T-Mobile e Verizon lanciano con Aduna la verifica d’identità basata sulla rete

redazione
Ultimo aggiornamento: 08/07/2026
redazione
13 Minuti di lettura
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Aduna Number Verification negli USA: smartphone con verifica d'identità basata sulla rete mobile di AT&T, T-Mobile e Verizon

C’è un piccolo rito che tutti noi compiamo decine di volte a settimana senza nemmeno pensarci: inseriamo numero di telefono o password, aspettiamo l’SMS con il codice a sei cifre, lo ricopiamo (o lasciamo che il telefono lo incolli da solo) e finalmente entriamo nell’app della banca, nel social o nel sito di e-commerce. Un gesto talmente automatico che sembra eterno. Eppure proprio quel gesto, negli Stati Uniti, ha appena ricevuto il primo avviso di sfratto ufficiale: Aduna, la joint venture tra Ericsson e alcuni dei più grandi operatori mobili del pianeta, ha lanciato sul mercato americano la sua Number Verification, un sistema di autenticazione basato direttamente sulla rete cellulare che punta a mandare in pensione i codici usa e getta via SMS. E a sostenere l’iniziativa, per la prima volta tutte insieme su questo fronte, ci sono AT&T, T-Mobile e Verizon: l’intero podio della telefonia mobile statunitense.

Contents
Cosa è stato annunciato (e perché non è il solito comunicato)Come funziona la Number VerificationChi è Aduna, il “traduttore universale” delle reti mobiliPerché gli SMS non bastano piùLe voci dei tre grandiIl commento della redazione

Cosa è stato annunciato (e perché non è il solito comunicato)

L’annuncio è arrivato l’8 luglio e lo raccontano sia Mobile World Live sia il comunicato ufficiale di Aduna: la Number Verification è ora disponibile negli Stati Uniti come alternativa concreta alle one-time password inviate via SMS. Il principio è tanto semplice quanto potente. Invece di spedire un codice sul telefono e sperare che a leggerlo sia il legittimo proprietario, il sistema interroga direttamente la rete dell’operatore e verifica in tempo reale che il numero di telefono dichiarato corrisponda davvero alla SIM e al dispositivo che stanno effettuando l’accesso. Niente attese, niente codici da ricopiare, niente messaggi che possono essere intercettati: la conferma avviene a livello di rete, in modo trasparente per l’utente.

«Stiamo entrando in un’era in cui il numero di telefono è uno dei passaporti digitali più sicuri che possediamo», ha dichiarato Anthony Bartolo, CEO di Aduna. «Autenticando gli utenti direttamente attraverso la rete dell’operatore, in tempo reale, possiamo ridurre l’attrito per il cliente e allo stesso tempo abbattere in modo significativo il rischio di frodi da intercettazione o furto di account».

La parte davvero notevole della notizia, però, non è tanto la tecnologia in sé — di verifica del numero via rete si parla da anni — quanto il fatto che a spingerla siano contemporaneamente i tre grandi operatori americani. Chi segue le vicende del mercato USA sa quanto sia raro vedere AT&T, T-Mobile e Verizon remare nella stessa direzione: sono gli stessi tre colossi rimasti padroni del campo dopo che il sogno del quarto operatore si è infranto con il Chapter 11 di EchoStar e la fine della scommessa 5G di Dish. Quando questi tre si mettono d’accordo su uno standard comune, il resto dell’industria di solito ascolta.

Come funziona la Number Verification

Tecnicamente, la soluzione appartiene alla famiglia delle cosiddette network API: interfacce standardizzate che permettono a sviluppatori e aziende di “interrogare” le capacità della rete mobile — posizione, qualità della connessione, stato della SIM — senza dover negoziare accordi separati con ogni singolo operatore. La Number Verification di Aduna si basa sul progetto open source CAMARA, portato avanti da GSMA e Linux Foundation, lo stesso alveo da cui nasce l’iniziativa GSMA Open Gateway di cui abbiamo scritto più volte.

Il meccanismo è quello dell’autenticazione “possession-based”: la prova non è qualcosa che sai (una password) né qualcosa che ricevi (un codice), ma qualcosa che possiedi fisicamente, ovvero la SIM agganciata alla rete. Quando un’app richiede la verifica, la richiesta viaggia fino all’operatore, che conferma — o smentisce — l’associazione tra numero, SIM e dispositivo in uso. Il tutto avviene in una frazione di secondo e, dettaglio non banale, senza che l’utente debba fare assolutamente nulla.

C’è anche un aspetto tecnico che vale la pena sottolineare, perché è il motivo per cui questa tecnologia arriva solo ora nonostante se ne parli da tempo: i precedenti tentativi di verifica basata sulla rete inciampavano regolarmente quando l’utente era connesso al Wi-Fi invece che alla rete cellulare, o quando usava determinati dispositivi. Aduna sostiene di aver superato questi ostacoli e che il sistema ora funziona senza soluzione di continuità su tutti i principali sistemi operativi e tipi di connessione. Se la promessa sarà mantenuta, cade l’ultima vera barriera che aveva relegato la number verification al ruolo di eterna promessa.

Per le aziende, il vantaggio è triplice. Primo, la sicurezza: la verifica in tempo reale rende molto più difficili gli attacchi man-in-the-middle, perché non c’è nessun codice da intercettare. Secondo, la copertura: con una singola integrazione si accede ai dati di verifica di tutti e tre i grandi operatori USA, quindi di fatto alla quasi totalità degli utenti mobili americani. Terzo, la conversione: eliminare il passaggio “aspetta l’SMS” significa meno login abbandonati, meno chiamate all’assistenza clienti e un’esperienza d’uso più fluida.

Chi è Aduna, il “traduttore universale” delle reti mobili

Per chi non la conoscesse, Aduna merita due righe di presentazione, perché è una delle creature più interessanti nate nel mondo telco negli ultimi anni. Si tratta di una joint venture tra Ericsson e un gruppo di operatori che copre mezzo pianeta: AT&T, Bharti Airtel, Deutsche Telekom, KDDI, Orange, Reliance Jio, Singtel, Telefónica, Telstra, T-Mobile, Verizon e Vodafone. La missione è ambiziosa: aggregare le network API di tutti questi operatori sotto un’unica piattaforma standardizzata, così che uno sviluppatore possa scrivere il codice una volta sola e vederlo funzionare su qualunque rete aderente, dal Texas al Rajasthan.

Il debutto americano delle API standardizzate targate Aduna era stato annunciato da Ericsson a inizio 2025, quando i tre operatori si erano impegnati per la prima volta a portare le API di rete 5G standardizzate sul mercato USA. La Number Verification di oggi è il primo frutto maturo di quel percorso, e non a caso arriva accompagnata da una filiera di partner di distribuzione che include Google Cloud, Infobip, Sinch e Vonage: i canali attraverso cui le aziende potranno effettivamente integrare il servizio nelle proprie app. Ericsson, dal canto suo, continua a essere protagonista su più fronti dell’evoluzione delle reti nordamericane: proprio stamattina abbiamo raccontato il primo trial LTM completato con AT&T e MediaTek, un altro tassello dello stesso mosaico.

Perché gli SMS non bastano più

Il tempismo dell’annuncio non è casuale. Secondo i dati della Federal Trade Commission citati nel comunicato, i consumatori americani hanno denunciato perdite record per 15,9 miliardi di dollari in frodi nell’ultimo anno. E una fetta crescente di questi raggiri passa proprio per l’anello debole dell’autenticazione via SMS: tra SIM swapping (il “furto” del numero tramite portabilità fraudolenta), phishing sempre più raffinati e truffe di social engineering potenziate dall’intelligenza artificiale, convincere una vittima a leggere ad alta voce il proprio codice OTP è diventato tristemente facile. I criminali non devono più violare la crittografia: basta una telefonata credibile con una voce sintetica che si spaccia per la banca.

C’è poi una considerazione più strutturale, che a noi appassionati di reti fa un certo effetto: l’SMS è una tecnologia nata negli anni Novanta, figlia dell’era GSM, la stessa generazione di rete che il mondo sta progressivamente salutando — negli Stati Uniti l’ultimo gestore a staccare la spina sarà proprio T-Mobile, che spegnerà la sua rete 2G GSM il 3 agosto 2026. Continuare ad affidare la sicurezza dei conti correnti del 2026 a un protocollo di messaggistica progettato trent’anni fa, senza crittografia end-to-end e vulnerabile per design, è una di quelle anomalie storiche destinate prima o poi a risolversi. La Number Verification è, in un certo senso, il modo in cui la rete mobile si riprende il ruolo di garante dell’identità con strumenti finalmente all’altezza dei tempi.

Le voci dei tre grandi

Le dichiarazioni che accompagnano il lancio danno la misura di quanto gli operatori ci tengano. Per AT&T ha parlato Lani Ingram, vice president di AT&T Connected Solutions: «La Number Verification di Aduna segna un passo importante nel modo in cui aziende e sviluppatori interagiscono in modo sicuro con la rete. Attraverso API di rete standardizzate abilitiamo un’autenticazione in tempo reale che supera metodi legacy come i codici SMS».

Ancora più diretta T-Mobile, con Dirk Mosa, senior vice president per spettro, wholesale e roaming: «Con la Number Verification, sviluppatori e aziende ottengono accesso diretto allo stesso livello di fiducia carrier-grade che alimenta i nostri prodotti. La rete di T-Mobile è l’abilitatore: autenticazione in tempo reale basata sul possesso, che elimina su larga scala le vulnerabilità dei codici SMS. Il futuro dell’identità digitale passa attraverso la rete dell’operatore». Chiude il cerchio Shamik Basu, VP of Strategic Connectivity di Verizon Business: «Con nuove forme sofisticate di frode in aumento, i consumatori hanno bisogno del meglio della verifica d’identità basata sulla rete per restare protetti».

Il commento della redazione

Diciamolo apertamente: questa è una di quelle notizie che sembrano piccole e invece raccontano uno spostamento tettonico. Per vent’anni gli operatori mobili hanno guardato con frustrazione i giganti del web costruire imperi sopra le loro reti, incassando margini mentre alle telco restavano i costi delle infrastrutture. Le network API sono il tentativo più serio di invertire la rotta: trasformare la rete da tubo passivo a piattaforma che vende servizi ad alto valore — e l’identità digitale è forse il più prezioso di tutti. Il fatto che tre concorrenti feroci come AT&T, T-Mobile e Verizon abbiano scelto di muoversi insieme, sotto un ombrello comune e con standard aperti come CAMARA, ci dice che la lezione è stata imparata: da soli si va più veloci, ma insieme si crea un mercato. La nostra unica riserva riguarda i tempi: l’ecosistema dei pagamenti e delle grandi app dovrà integrare davvero queste API perché il codice SMS sparisca dalle nostre vite, e la storia delle telco è piena di standard eccellenti adottati con esasperante lentezza. Ma se il decollo sarà rapido, tra qualche anno racconteremo ai più giovani che una volta, per entrare in banca, bisognava aspettare un messaggino. E ci sembrerà preistoria, esattamente come oggi ci sembrano i toni di chiamata polifonici.

Fonti: Mobile World Live, comunicato stampa Aduna, Ericsson.

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