
Il 5G per la sanità in Italia smette di essere uno slide da convegno e diventa una rete vera, con pazienti veri. Ericsson ha appena pubblicato il case study “Connecting care” che racconta un progetto di cui, ne siamo certi, sentiremo parlare a lungo: la prima rete 5G Standalone nativa dedicata alla sanità mai realizzata nel nostro Paese, costruita da WindTre e Infratel Italia con la tecnologia di Ericsson. I numeri, da soli, raccontano già molto: sei grandi ospedali e diciotto presidi medici temporanei collegati tra Lombardia e Trentino, in gran parte in zone di montagna dove fino a ieri anche una semplice videochiamata era un terno al lotto. E il dettaglio più interessante è quello che riguarda il futuro: quella che doveva essere un’infrastruttura temporanea per i Giochi invernali di Milano-Cortina è diventata una piattaforma permanente al servizio del sistema sanitario.
Una rete nata per le Olimpiadi e rimasta al servizio dei cittadini
Facciamo un passo indietro. Quando l’Italia si è aggiudicata i Giochi invernali, una delle sfide più delicate era garantire assistenza sanitaria di livello ospedaliero su un territorio vastissimo e verticale: valli alpine, passi di montagna, località raggiungibili solo con strade tortuose, flussi di atleti e spettatori concentrati in poche settimane. Ne avevamo parlato raccontando come gli operatori hanno rivoluzionato la connettività delle Alpi per Milano-Cortina 2026: un’operazione infrastrutturale senza precedenti per il nostro arco alpino.
All’interno di quel cantiere è nato il progetto sanitario di cui parliamo oggi. WindTre, insieme a Infratel Italia — la società dello Stato che si occupa di infrastrutture digitali e lotta al digital divide — ha portato copertura 5G dedicata a sei ospedali principali e a diciotto postazioni mediche temporanee allestite lungo i comprensori di gara, per un totale di ventiquattro strutture sanitarie servite, come confermato anche da Telecompaper. L’obiettivo era garantire connettività mission-critical a medici e soccorritori durante l’evento; il risultato, a Giochi conclusi, è un’infrastruttura che resta lì e continua a lavorare per residenti e turisti. Non un allestimento smontato insieme alle tribune, ma un investimento che si trasforma in servizio pubblico.
Cosa c’è sotto il cofano: 5G Standalone e network slicing
La parte tecnologica merita attenzione, perché non parliamo del 5G “di tutti i giorni”. La rete si appoggia al 5G Standalone che WindTre ed Ericsson hanno acceso a gennaio 2026 — la prima rete di questo tipo in Italia, basata sul dual-mode 5G Core del fornitore svedese, come da annuncio ufficiale. A differenza del 5G Non-Standalone, che si appoggia ancora al 4G per la parte di controllo, lo Standalone è 5G puro dal terminale al core: latenze bassissime, affidabilità da rete critica e, soprattutto, la possibilità di fare network slicing.
Lo slicing è il vero protagonista di questa storia: consente di ritagliare, sulla rete pubblica, delle “fette” virtuali con prestazioni garantite e isolate dal resto del traffico. In pratica gli ospedali e i presidi medici hanno avuto a disposizione una rete privata mobile dedicata, con banda e latenza assicurate anche nei momenti di massimo affollamento — pensate a cosa significa avere decine di migliaia di spettatori connessi nella stessa valle mentre un medico deve trasmettere in tempo reale i parametri vitali di un paziente. È lo stesso principio che avevamo visto all’opera al Gran Premio di Las Vegas con T-Mobile, ma applicato a un caso d’uso dove la posta in gioco non è lo streaming di una gara: è la salute delle persone.
Un dettaglio che vale la pena sottolineare: tutto questo non è un esperimento di laboratorio riservato ai grandi eventi. WindTre ha già trasformato lo slicing in un’offerta commerciale, proposta non solo alle grandi aziende ma anche alle piccole e medie imprese, che possono così avere prestazioni da rete privata senza doversi costruire — e pagare — un’infrastruttura dedicata. È un punto tutt’altro che secondario per il tessuto produttivo italiano, fatto di realtà che non potrebbero mai permettersi una rete privata tradizionale ma che di connettività garantita hanno bisogno eccome: dal piccolo stabilimento che automatizza la produzione alla casa di cura privata che vuole offrire telemonitoraggio ai propri pazienti. Il progetto olimpico-sanitario, in questo senso, funziona anche da vetrina: dimostra sul campo, in condizioni estreme, quello che il catalogo promette sulla carta.
La telemedicina che non può permettersi il buffering
Cosa ci fa, concretamente, un ospedale con una fetta di rete 5G tutta per sé? Il case study elenca scenari che sono il pane quotidiano della sanità di montagna: consulti specialistici a distanza tra i presidi temporanei in quota e i grandi ospedali di riferimento, trasmissione sicura e immediata di referti e immagini diagnostiche, monitoraggio remoto dei parametri vitali, coordinamento clinico tra squadre distribuite su decine di chilometri di valli. Tutte attività che richiedono connettività stabile, sicura e a bassa latenza: quando si tratta di decidere in pochi minuti se trasferire un paziente con l’elisoccorso, il video che si blocca non è un fastidio, è un rischio clinico.
C’è poi un aspetto che a noi sta particolarmente a cuore: molte delle aree coperte da questo progetto erano storicamente sottoservite. La montagna italiana convive da sempre con un paradosso sanitario — è il territorio dove l’assistenza è più difficile da portare ed è anche quello dove le reti si fermano prima, perché coprire una valle con poche centinaia di abitanti non ripaga l’investimento. Qui il modello pubblico-privato ha fatto la differenza: l’occasione olimpica ha giustificato l’investimento iniziale, Infratel ha fatto da ponte istituzionale e ora il territorio si ritrova un’infrastruttura sanitaria digitale che con le sole logiche di mercato non sarebbe mai arrivata.
Le voci dei protagonisti
Nel case study, il CTO di WindTre Carlo Melis rivendica la scelta tecnologica: la combinazione di rete privata mobile e 5G realizzata con Ericsson si è rivelata “perfetta” per questo scenario, spiega, e il 5G Standalone funziona come “una piattaforma personalizzata che si adatta alle esigenze dei servizi digitali”, abilitatore concreto per settori strategici come sanità, industria, trasporti e logistica. Parole che descrivono bene il cambio di paradigma: la rete non è più un tubo uguale per tutti, ma un servizio che si modella sul cliente — e qui il “cliente” è un sistema sanitario intero.
Ancora più efficace la sintesi di Pietro Piccinetti, amministratore delegato di Infratel Italia: “Ciò che era nato per sostenere un momento straordinario è diventato una piattaforma permanente di innovazione”. E il manager si spinge oltre, definendo la connettività “un pilastro della democrazia”, strumento essenziale per garantire l’accesso ai servizi digitali, dalla sanità alla scuola. Può sembrare retorica, ma chi vive in una valle alpina a due ore dal primo ospedale sa che non lo è affatto.
Un modello che guarda oltre i confini
Il progetto italiano si inserisce in un filone europeo che sta prendendo forza: usare il 5G Standalone per portare servizi avanzati dove le reti tradizionali non bastano o non arrivano. Pochi giorni fa abbiamo raccontato il Plan Único di MasOrange, che ha portato il 5G SA in 1.461 comuni rurali spagnoli: filosofia diversa, obiettivo simile — trasformare la connettività di nuova generazione da privilegio metropolitano a servizio universale. Con una differenza importante: il caso italiano è verticale, costruito attorno a un servizio pubblico specifico, e per questo rappresenta un precedente che regioni e aziende sanitarie di tutta Europa potranno studiare. Se lo slicing sanitario funziona sulle Alpi, tra valanghe di traffico dati e valli isolate, può funzionare praticamente ovunque.
Il commento della redazione
Diciamolo: di “legacy olimpiche” promesse e mai mantenute è pieno il mondo, tra stadi abbandonati e infrastrutture cattedrali nel deserto. Questo progetto ci sembra l’esempio opposto, e per una volta il merito è anche del modo in cui è stato pensato fin dall’inizio: non una copertura usa-e-getta per le due settimane di gare, ma un’infrastruttura progettata per restare. La vera partita, però, si gioca adesso. Una piattaforma permanente ha bisogno di un modello di sostenibilità economica permanente: chi paga la gestione delle slice sanitarie tra cinque anni? Le aziende sanitarie regionali sapranno integrare questi strumenti nei percorsi di cura ordinari, o resteranno il giocattolo tecnologico di qualche primario illuminato? Sono domande aperte, e la risposta non dipende più da Ericsson o da WindTre, ma dalla capacità del sistema pubblico di raccogliere il testimone. Intanto, però, il precedente c’è, funziona ed è italiano: la prima rete 5G Standalone nativa per la sanità d’Europa parla la nostra lingua. Non capita tutti i giorni di scriverlo.
Fonti: Ericsson – case study “Connecting care with WindTre and Infratel Italia”; Telecompaper; Ericsson – comunicato lancio 5G SA WindTre.