
Se hai mai rimproverato il tuo smartphone perché un video su TikTok o Instagram si è bloccato nel mezzo di una clip interessante, o se hai esaurito il tuo piano dati prima della fine del mese guardando serie in streaming, questo articolo parla proprio a te. E parla anche a chi costruisce reti, produce contenuti e sopratutto a chi decide quali chip mettere dentro ai telefoni che usiamo ogni giorno.
Recentemente Vodafone, Meta e Google hanno pubblicato un white paper congiunto che ha attirato la mia attenzione non solo per la potenza dei nomi coinvolti, ma perché affronta un problema che tocca tutti noi nella vita quotidiana: il traffico video sta letteralmente soffocando le reti mobili, e la soluzione potrebbe essere più semplice di quanto pensiamo.
Quando il video diventa un problema di rete
Prima di entrare nel tecnico, facciamo un passo indietro. Apri la tua app di monitoraggio dati sul telefono e guarda cosa ha consumato più traffico negli ultimi trenta giorni. Scommetto che YouTube, Instagram, TikTok o Facebook sono in cima alla lista. Non è un caso: tra il 70% e l’80% di tutto il traffico dati mobile proviene da contenuti video. Alcune stime più recenti indicano che questa percentuale potrebbe arrivare all’82% entro la fine del 2025.
Questo non è solo un numero. È un’enormità che si traduce in congestione nelle ore di punta, in reti che rallentano quando tutti guardano lo stesso video virale, in costi crescenti per gli operatori che devono costantemente espandere la capacità. E qui entra in gioco un fattore spesso sottovalutato: non tutti gli smartphone sono uguali nel modo in cui gestiscono questo flusso di video.
Il white paper sottolinea una realtà che molti nel settore conoscono ma che raramente viene spiegata al pubblico: circa il 75% delle vendite globali di smartphone riguarda dispositivi di fascia bassa e media, con prezzi che in Europa vanno dai 25 ai 250 euro. Questi telefoni, che sono la maggioranza assoluta nelle nostre tasche, spesso non hanno la capacità hardware necessaria per gestire i codec video più moderni ed efficienti.
Cos’è AV1 e perché tutti ne parlano
AV1 è un codec video open-source sviluppato dall’Alliance for Open Media, un consorzio che include Apple, Google, Meta, Microsoft, Netflix, Amazon e altre aziende tecnologiche pesanti. In termini semplici, è l’evoluzione di quello che fa H.264 o HEVC (H.265), ma con una capacità di compressione superiore del 30% rispetto ai suoi predecessori.
Cosa significa questo in pratica? Significa che un video in AV1 può avere la stessa qualità visiva di un video H.264 occupando quasi un terzo di dati in meno. Per te che guardi contenuti sul telefono, significa meno buffering, qualità superiore anche con connessioni deboli e consumo ridotto del piano dati. Per le reti mobili, significa liberare fino al 30% di capacità che oggi è occupata da flussi video meno efficienti.
Meta e Google hanno già implementato AV1 nelle loro piattaforme. YouTube serve contenuti in AV1 da tempo, e Meta ha raggiunto percentuali significative di adozione, specialmente su iOS dove oltre il 70% dei Reels viene trasmesso in AV1. Il problema? Per godere di questi vantaggi, serve che il tuo smartphone sia in grado di decodificare AV1, e qui arriviamo al nocciolo della questione.
La frattura tra smartphone premium e entry-level
Finora, il supporto hardware AV1 è stato confinato ai dispositivi premium. Apple ha introdotto il decodificatore AV1 con iPhone 15 Pro e Pro Max, e questo da solo ha fatto salire l’adozione globale di AV1 hardware sopra il 9% nel secondo trimestre del 2024. Prima di quell’annuncio, la percentuale era sotto il 3%. Dall’altro lato dello spettro, i modelli top di Samsung come l’S23 Ultra hanno il supporto hardware, ma rappresentano una frazione minuscola del mercato.
La stragrande maggioranza degli smartphone venduti – quei modelli da 100-300 euro che compri quando il budget è tirato o quando serve un telefono per i tuoi figli – non ha questo supporto. Questi dispositivi si affidano a soluzioni software per decodificare i video, ma il decodificatore AV1 via software è estremamente pesante per la CPU e consuma batteria come se non ci fosse un domani.
Google ha iniziato a risolvere il problema su Android introducendo libdav1d, un decodificatore software estremamente ottimizzato sviluppato da VideoLAN, nella Play System Update di marzo 2024. Questo ha portato AV1 su tutti i dispositivi Android 12 e successivi, ma la performance non è paragonabile all’hardware decoding. Su un telefono entry-level, decodificare AV1 in software significa surriscaldamento, consumo rapido della batteria e potenziali scatti nel playback.
Il white paper di Vodafone, Meta e Google raccomanda esplicitamente che i produttori di chip e smartphone integrino il supporto hardware AV1 anche nelle fasce di prezzo medio-basse. Non è solo una questione di marketing, ma una necessità pratica: senza questo supporto, la maggioranza degli utenti non può beneficiare di un codec che già oggi è la scelta migliore per l’efficienza.

Il mio punto di vista: perché questa battaglia tecnica ci riguarda tutti
Quando ho letto il white paper, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: perché ci vuole un documento congiunto di tre colossi per chiedere qualcosa che sembra così ovvio? La risposta sta nell’ecosistema complesso della produzione smartphone.
I produttori di chip come Qualcomm, MediaTek, Unisoc devono decidere quali funzionalità includere nei loro SoC (System on a Chip). Ogni feature aggiuntiva ha un costo, non solo economico ma anche in termini di spazio sul chip e consumo energetico. Per i modelli economici, ogni centesimo conta. Un decodificatore AV1 hardware significa transistor in più, licenze da gestire (anche se AV1 è royalty-free, l’implementazione hardware ha costi di progettazione) e test aggiuntivi.
Ecco perché le pressioni di operatori come Vodafone e content provider come Meta e Google sono fondamentali. Queste aziende vedono l’inefficienza del sistema dall’alto: Vodafone vede le sue reti congestionate, Meta e Google vedono utenti frustrati da video che non partono o qualità degradate. Per loro, l’adozione di AV1 è un investimento che paga dividendi immediati in termini di riduzione dei costi di trasporto dati e migliore esperienza utente.
Ma c’è un altro aspetto che mi preoccupa e che il white paper tocca solo marginalmente: la crescente forbice digitale. Non sto parlando solo di accesso a internet, ma di qualità dell’esperienza. Se i contenuti video diventeranno sempre più ottimizzati per AV1 (e questo è inevitabile), chi ha un telefono entry-level sarà escluso da questa evoluzione. Potrà ancora guardare video, ma attraverso decodificatori software che consumeranno più batteria e offriranno un’esperienza inferiore.
Questo crea una nuova forma di divario: non solo tra chi ha internet e chi no, ma tra chi può godere di contenuti ad alta qualità efficientemente e chi no. In un mondo dove la formazione, l’informazione e persino le relazioni sociali passano sempre più per video, questa è una questione di equità.
Il caso Moto e13: quando l’efficienza arriva anche in basso
Un elemento interessante del white paper è lo studio di caso sul Moto e13, uno smartphone entry-level equipaggiato con il SoC Unisoc T606. Questo dimostra che è possibile portare supporto AV1 anche in dispositivi economici quando c’è volontà da parte del produttore. Il Moto e13 riesce a decodificare AV1 in software grazie all’ottimizzazione di libdav1d, offrendo un’esperienza accettabile ma non ottimale.
Lo studio di caso mostra che il percorso verso l’adozione di massa di AV1 passerà attraverso una fase ibrida: hardware decoding nei dispositivi premium, software decoding ottimizzato nei dispositivi entry-level, con la promessa che la prossima generazione di chip economici includerà finalmente il supporto hardware. È un approccio pragmatico che bilancia esigenze di costo con benefici a lungo termine.
Le raccomandazioni concrete: cosa chiedono le big tech
Il white paper conclude con raccomandazioni chiare e dirette. Chiede ai fornitori di core processor (Qualcomm, MediaTek, Unisoc, Apple, Samsung Exynos) di valutare seriamente l’adozione di AV1 hardware in tutte le fasce di prodotto, non solo nei top di gamma. In scenari dove questo non è immediatamente fattibile, suggerisce di implementare decodificatori software altamente ottimizzati come libdav1d per facilitare la transizione.
Ma c’è di più. Il documento sottolinea che l’efficienza non riguarda solo i dispositivi. Meta e Google hanno già investito nell’encoding AV1 nei loro data center, ottimizzando i processi per consumare meno energia pur mantenendo alta la qualità. Anche qui c’è un beneficio ambientale: data center più efficienti significano meno consumo elettrico, e video più leggeri significano meno energia spesa nelle trasmissioni di rete.
Vodafone, dal suo canto, ha un incentivo economico diretto. Gli operatori mobili investono miliardi nell’ampliamento delle reti 5G e nella densificazione delle antenne. Se il 30% del traffico video potesse essere risparmiato attraverso una compressione più efficiente, i costi di espansione della rete si ridurrebbero significativamente. In un mercato europeo dove i margini sugli utenti mobili sono sotto pressione, ogni risparmio conta.
Il futuro è già qui, ma non è distribuito equamente
Quando William Gibson ha scritto che “il futuro è già qui, ma non è distribuito equamente”, si riferiva alla tecnologia in generale. Con AV1, questa affermazione è letteralmente vera. Il codec esiste, è maturo, è supportato dai più grandi content provider del mondo, ma è accessibile solo a una minoranza di utenti con dispositivi premium.
La questione non è solo tecnica ma temporale. Secondo le stime di mercato, il supporto hardware AV1 sarà diffuso su nuovi dispositivi solo tra il 2025 e il 2027. Questo significa che per i prossimi due-tre anni, milioni di utenti continueranno a consumare video attraverso codec meno efficienti, appesantendo le reti e ottenendo un’esperienza inferiore.
Eppure, la pressione dei content provider sta funzionando. L’adozione di AV1 è passata da una curiosità tecnica a una priorità strategica in meno di due anni. Quando Apple ha annunciato il supporto AV1 su iPhone 15 Pro, ha dato un segnale forte al mercato: questo codec non è più il futuro, è il presente. La rapida integrazione di libdav1d in Android ha fatto il resto, creando un ecosistema dove AV1 è disponibile su miliardi di dispositivi, anche se non sempre in modo ottimale.
Cosa significa per noi utenti finali
Se sei tra quelli che cambiano smartphone ogni anno e puntano sempre ai modelli top, probabilmente già usufruisci dei vantaggi AV1 senza saperlo. Il tuo iPhone 15 Pro o il tuo Samsung Galaxy S24 sta già risparmiando dati e offrendoti qualità migliore quando guardi Reels o YouTube.
Se invece usi un telefono di media gamma o un modello economico, la situazione è più complessa. Il tuo dispositivo potrebbe supportare AV1 in software (se hai Android 12 o successivo), ma ne risentirai in termini di batteria e performance. Il consiglio pratico è semplice: quando sarà il momento di cambiare telefono, verifica che il modello che intendi acquistare supporti AV1 in hardware. Non è sempre specificato nelle schede tecniche, ma un’occhiata alle recensioni tecniche online può chiarire la situazione.
Per gli operatori di rete, la strada è più lunga. Vodafone ha già iniziato a collaborare con content provider per ottimizzare il delivery, ma la vera svolta arriverà quando la maggioranza dei dispositivi in rete sarà AV1-capable. Secondo le previsioni, questo potrebbe avvenire solo verso il 2027-2028, quando i telefoni economici con supporto hardware AV1 avranno saturato il mercato.
La posta in gioco: non solo qualità video
C’è un aspetto che il white paper accenna ma che merita di essere approfondito: l’efficienza energetica. Quando un telefono decodifica video in software, la CPU lavora sodo e consuma energia. Quando lo fa in hardware dedicato, il consumo è frazionato. In un mondo dove l’attenzione all’impatto ambientale dei dispositivi elettronici è crescente, questo non è un dettaglio trascurabile.
Pensa a miliardi di utenti che guardano video per ore ogni giorno. Se ognuno di loro consumasse il 10-15% di batteria in meno grazie alla decodifica hardware AV1, l’impatto complessivo sulla domanda energetica sarebbe significativo. Aggiungi a questo i data center più efficienti e le reti mobili meno congestionate, e ottieni un quadro di sostenibilità digitale che va oltre il semplice “video più fluido”.
Questo è il vero messaggio del white paper: l’efficienza tecnica si traduce in benefici cascada per l’intero ecosistema, dagli utenti finali agli operatori, passando per l’ambiente. Ma per sbloccare questi benefici, serve coordinamento tra attori che spesso hanno priorità divergenti.
Conclusioni: un appello alla consapevolezza
Il white paper di Vodafone, Meta e Google non è solo un documento tecnico. È un manifesto per un internet mobile più efficiente, sostenibile e accessibile. Ma per diventare realtà, ha bisogno che noi utenti diventiamo più consapevoli di cosa comprare e perché.
La prossima volta che sceglierai uno smartphone, non guardare solo la quantità di RAM o il numero di megapixel della fotocamera. Chiediti anche: questo dispositivo è pronto per il futuro dei contenuti video? Supporta AV1 in hardware? La risposta potrebbe fare la differenza tra un telefono che dura due anni e uno che si mantiere efficiente per tre o quattro.
Per le aziende, il messaggio è ancora più chiaro: l’adozione di AV1 non è più opzionale. È una necessità competitiva e strategica. Chi non adatterà la sua strategia rischia di rimanere indietro in un mercato dove l’efficienza diventa il fattore discriminante.
E per noi che ci occupiamo di telecomunicazioni e tecnologia, c’è un compito educativo: spiegare perché queste battaglie tecniche ci riguardano tutti. Perché un codec non è solo una sigla incomprensibile, ma la chiave per un’esperienza digitale migliore, più economica e più sostenibile.
Il futuro dei video mobili si scrive con AV1. Assicuriamoci che tutti possano leggerlo.